Tuesday, 16 June 2026
Informazione dal 1999
Pubblicato il 16 June 2026 alle 09:30
Olbia. Più che una presentazione editoriale, una meditazione sul significato stesso dell'archeologia nel mondo contemporaneo. È stata questa la cifra dell'incontro ospitato dalla Biblioteca Civica Simpliciana di Olbia, che ha avuto per protagonista Giuliano Volpe, professore ordinario di Archeologia all'Università di Bari, già rettore dell'Università di Foggia e tra le voci più autorevoli del panorama archeologico italiano. Ad aprire la serata è stata l'assessora alla Cultura Sabrina Serra, che ha recato il saluto dell'amministrazione comunale, ringraziando Volpe per aver accolto l'invito della città e rimarcando il contributo offerto da Rubens D'Oriano alla conoscenza e alla valorizzazione del patrimonio archeologico del territorio.
L'occasione era la presentazione del volume Archeologia. Storia e metodi, paesaggi e persone (Laterza), un'opera nella quale l'autore ricostruisce le profonde trasformazioni che hanno investito la disciplina negli ultimi decenni. Fin dalle prime battute, tuttavia, è apparso evidente che il libro sarebbe stato soprattutto la soglia di una più ampia riflessione sui compiti dell'archeologia e sul ruolo che essa può assolvere all'interno delle società contemporanee. A dialogare con Volpe è stato Rubens D'Oriano, in un confronto che ha via via assunto il respiro di una vera e propria lectio magistralis. Lontano dall'immagine dell'archeologia come caccia ai tesori, culto delle scoperte clamorose o mero esercizio erudito, Volpe ne ha proposto una visione come metodo di conoscenza, strumento critico capace di decifrare la complessità delle società umane attraverso le tracce materiali deposte nel tempo.
Non soltanto monumenti, opere d'arte e siti archeologici, dunque, ma paesaggi, ambienti, oggetti del vivere quotidiano, mutamenti del territorio, relazioni tra uomo e natura. In questa prospettiva l'archeologia non si limita a indagare il passato: concorre a comprendere il presente, offrendo strumenti interpretativi preziosi per affrontare le questioni che attraversano il nostro tempo, dalle migrazioni ai mutamenti climatici, dai processi identitari alle trasformazioni delle comunità. Il concetto che più di ogni altro ha percorso l'intera conferenza è stato quello di "archeologia pubblica". Per Volpe, infatti, l'archeologia non può esaurirsi nella produzione di sapere specialistico né nella mera divulgazione degli esiti della ricerca. Essa è chiamata a coinvolgere le comunità, a edificare consapevolezza, a suscitare partecipazione. In altri termini, il patrimonio culturale non è un repertorio di oggetti da custodire passivamente, ma una risorsa viva, che acquista senso nel rapporto con le persone e con i territori. In questo quadro si inscrive l'esempio del Rione Sanità di Napoli, evocato più volte nel corso dell'incontro. Qui il recupero di catacombe, chiese e spazi storici ha contribuito non soltanto alla valorizzazione del patrimonio, ma anche alla rigenerazione sociale ed economica di un quartiere a lungo segnato da marginalità e degrado. Un caso che Volpe ha additato come prova tangibile di come la cultura possa farsi fattore di crescita civile, inclusione e sviluppo.
Particolarmente acuta è stata anche la riflessione sul paesaggio, inteso non come semplice scenario naturale, ma come prodotto storico dell'incessante interazione tra comunità umane e ambiente. Ogni territorio, secondo questa impostazione, è l'esito di stratificazioni successive che ne plasmano l'identità. Un'identità tuttavia aperta, dinamica, tessuta attraverso incontri, contaminazioni e metamorfosi, mai riducibile a una dimensione esclusiva o immutabile. Nella parte conclusiva della serata il dibattito si è spostato sui temi della tutela e della gestione del patrimonio culturale. Gli interventi di Rubens D'Oriano e del sindaco Settimo Nizzi hanno dato vita a un serrato confronto sui rapporti tra amministrazioni locali, soprintendenze e istituzioni statali, sulle difficoltà operative che gravano sul settore e sulle prospettive future della valorizzazione dei beni culturali. Un dialogo che ha rivelato quanto l'archeologia sia oggi chiamata a misurarsi non soltanto con i problemi della ricerca, ma anche con quelli della governance, delle risorse e delle scelte politiche.
Più che la presentazione di un libro, quella ospitata alla Simpliciana è stata dunque una disamina del rapporto tra memoria e futuro, tra patrimonio e cittadinanza, tra conoscenza e responsabilità collettiva. Resta infine un pensiero che la stessa serata ha contribuito a suggerire. Se l'archeologia pubblica, come sostenuto da Volpe, non coincide con la mera divulgazione ma implica partecipazione, ascolto e costruzione condivisa del sapere, allora la sfida che attende non riguarda soltanto gli archeologi o le istituzioni culturali, ma le comunità stesse. Il patrimonio vive, infatti, nella misura in cui sa generare dialogo, confronto e consapevolezza collettiva. Ed è verosimilmente proprio su questo terreno, più ancora che negli scavi e nei musei, che si giocherà una parte cospicua del futuro dell'archeologia.
16 June 2026
16 June 2026
16 June 2026
16 June 2026
15 June 2026
15 June 2026
15 June 2026
15 June 2026
15 June 2026
15 June 2026
15 June 2026