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Geometrie celesti a Golfo Aranci: la visione COSMOS di Emanuela Giacco

Tra cime nautiche e geometrie celesti, l'universo svela le sue costellazioni umane

Geometrie celesti a Golfo Aranci: la visione COSMOS di Emanuela Giacco
Geometrie celesti a Golfo Aranci: la visione COSMOS di Emanuela Giacco
Laura Scarpellini

Pubblicato il 22 October 2026 alle 07:00

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Golfo Aranci. L’arte, quando autentica, non è mai un esercizio di stile fine a sé stesso, ma un atto di coraggio, un deragliamento necessario dai binari preordinati della vita per andare a toccare l’anima nuda delle cose. C’è una traiettoria affascinante e rigorosa nel percorso di Emanuela Giacco, un’artista che ha saputo smettere i panni di un’impegnativa formazione scientifica, culminata in una laurea in Ingegneria, per accogliere la chiamata profonda della creatività. Un viaggio che, dopo gli anni romani a contatto con i grandi maestri e le istituzioni culturali della Capitale, l’ha condotta in Sardegna, una terra capace di accoglierla con le sue correnti energetiche primordiali e i suoi colori sferzanti. Nel suo universo espressivo, la precisione della forma incontra l’imprevedibile vastità dell’esistenza. Dalle prime prove pittoriche alle maestose sculture tessili realizzate con cime nautiche di recupero, la ricerca di Emanuela si muove lungo il crinale sottile tra esistenzialismo e sostenibilità. Quelle corde marine, sottratte al degrado dei fondali e alle marinerie attraverso un paziente lavoro di ascolto e pulizia, diventano metafora vivente dei legàmi umani. Custodiscono la salsedine, la fatica delle mani, il silenzio degli oceani e la spirale logaritmica che unisce il microcosmo del DNA alle galassie celesti. Ogni nodo e ogni intreccio si caricano di una tensione plastica e morale che interroga lo spettatore sulla nostra connessione con il pianeta. La Sardegna, con il suo vento e la sua luce millenaria, è diventata il teatro ideale di questa poetica. Qui l'arte della Giacco si fa presidio di bellezza e di coscienza ecologica, ricordandoci che la tutela del nostro ecosistema è, prima di tutto, cura della nostra stessa umanità. Un talento cristallino che si rinnova attraverso la materia, capace di restituire a Olbia e alla Gallura una voce d'arte internazionale, colta e profondamente radicata nei battiti del mondo.

Il mondo ai tuoi piedi e il cielo nella tua anima diventano la cifra stilistica di "COSMOS - Geometrie celesti", l'ultima straordinaria scultura tessile dell'artista (2026, dimensioni 48x48x55 cm). Realizzata plasmandolo attraverso cime nautiche di recupero, verniciatura acrilica, alluminio, acciaio e una raffinata finitura in resina, l'opera si trasforma in un planisfero tridimensionale che sembra illuminarsi di costellazioni antiche. Quest'opera si configura come un'ode vibrante all'universo e al nostro posto al suo interno, ricordandoci che ognuno di noi è soltanto un piccolo punto su quella mappa, eppure indissolubilmente connesso al tutto da fili di stelle invisibili. Un interrogativo cosmico ed esistenziale che apre le porte a una riflessione intima, traghettandoci direttamente nel cuore del suo percorso attraverso le sue parole.

 

Foto Emanuela Giacco

Come è nata l'idea di trasformare le cime nautiche di recupero in un planisfero celeste capace di unire il rigore delle mappe alla magia delle costellazioni?

"L’idea nasce dal desiderio di mettere in relazione due dimensioni che da sempre mi affascinano: quella concreta della materia e quella apparentemente irraggiungibile dell’universo. Le cime nautiche di recupero hanno già vissuto una storia: hanno conosciuto il viaggio, la tensione, il tempo. Sottrarle all’abbandono significa per me non soltanto recuperare un materiale, ma raccoglierne la memoria e affidargli una nuova possibilità. Con Cosmos ho immaginato che questa materia potesse trasformarsi in un corpo universale, in una sfera capace di contenere non un unico mondo, ma una pluralità di mondi possibili. La mappa e le costellazioni diventano allora due modi diversi di orientarci: la prima ci dice dove siamo, le seconde ci hanno insegnato, fin dall’antichità, a guardare oltre ciò che possiamo raggiungere. Mi interessava proprio questo incontro tra il rigore della geografia e il mistero del cielo. La sfera diventa così una sorta di planisfero celeste, ma anche un luogo simbolico nel quale terra e cosmo, materia e infinito, memoria e desiderio possono convivere. È una dimensione che cerca di raccogliere i nostri infiniti mondi".

Foto "Cosmos giometrie celesti"

In che modo la tua formazione scientifica dialoga con la poesia visiva di quest'opera quando dai forma a fili di stelle invisibili?

"La mia formazione scientifica mi porta naturalmente a interrogarmi sulla struttura delle cose, sulle connessioni, sulla materia e sul tempo. Ma nell’arte sento il bisogno di portare queste domande oltre il dato razionale, verso uno spazio nel quale la conoscenza possa incontrare l’emozione.In Cosmos questo dialogo è particolarmente forte. Sappiamo che molti degli elementi che compongono il nostro corpo appartengono alla storia cosmica e al ciclo di vita delle stelle. È un pensiero scientifico straordinariamente poetico: significa che, in qualche modo, ciò che osserviamo nel cielo appartiene anche a noi. I fili e i nodi dell’opera diventano allora per me la rappresentazione di connessioni invisibili. Uniscono materia e spazio, passato e presente, individuo e universo. Anche la luce delle stelle porta con sé questo paradosso meraviglioso: quando la osserviamo nel presente, stiamo in realtà ricevendo qualcosa che proviene dal passato. Per questo il tempo nell’opera non è lineare. È un tempo infinito, nel quale ciò che è stato continua a raggiungerci, ciò che siamo esiste nell’istante presente e ciò che saremo è ancora una possibilità. La scienza mi offre le domande e la consapevolezza della complessità; l’arte mi permette di trasformarle in immagini, materia ed emozione".

Foto "Cosmos giometrie celesti"

Quale emozione o riflessione speri che provi l'osservatore trovandosi di fronte a Cosmos e cercando il proprio punto speciale in questo universo ricreato?

"Vorrei innanzitutto che lo spettatore non sentisse di trovarsi semplicemente davanti all’opera, ma, per qualche istante, dentro di essa. Le superfici specchianti degli elementi celesti riflettono la luce, lo spazio e anche chi si avvicina. È un modo per far entrare simbolicamente ogni persona nel mondo di Cosmos. Il suo sguardo, la sua storia, le sue speranze diventano parte dell’opera e aggiungono idealmente un nuovo universo a quelli che la sfera già contiene.Mi piace pensare a Cosmos come a un multiverso umano, oltre che celeste: il luogo delle vite che abbiamo vissuto, di quelle che avremmo potuto vivere, dei desideri che conserviamo e delle possibilità che ancora ci attendono.Vorrei che davanti all’opera ciascuno potesse trovare idealmente la propria stella, il proprio punto speciale, e consegnargli una domanda, un desiderio o una speranza.Perché forse è proprio questo che facciamo da sempre quando alziamo gli occhi verso il cielo: cerchiamo qualcosa di immensamente lontano e, nello stesso momento, stiamo cercando qualcosa dentro di noi".