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Olbia, la poetessa Vanna Sanciu alla Biblioteca Simpliciana con “Fit una die de ’eranu”

La poetessa olbiese presenta la sua raccolta in limba, pubblicata da Paolo Sorba Editore. Dialoga con lei Franca Zedda.

Olbia, la poetessa Vanna Sanciu alla Biblioteca Simpliciana con “Fit una die de ’eranu”
Olbia, la poetessa Vanna Sanciu alla Biblioteca Simpliciana con “Fit una die de ’eranu”
Olbia.it

Pubblicato il 21 October 2026 alle 18:35

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Olbia. La poesia come “atto d’amore”, la lingua materna ritrovata e un giorno di primavera che non si dimentica. Domani, giovedì 22 ottobre, alle 17.30, la poetessa olbiese Vanna Sanciu presenta il suo volume “Fit una die de ’eranu” (“Era un giorno di primavera”) nella biblioteca civica Simpliciana. Il libro è edito da Paolo Sorba Editore( 2005). A dialogare con l’autrice sarà Franca Zedda. L’incontro sarà introdotto dal responsabile della biblioteca.

L’appuntamento arriva in un anno ricco di soddisfazioni. Alla 55ª edizione del Premio Logudoro di Letteratura Sarda, organizzato dal Sodalizio Culturale Ozierese Pirastru – Cubeddu – Morittu, Vanna Sanciu ha ricevuto una menzione d’onore per il componimento “Òmines e feras”. Il riconoscimento è arrivato nella sezione di poesia in rima a tema imposto, intitolata a Musseradu Meridda. La poetessa è stata poi selezionata tra i finalisti della seconda edizione del Premio Nazionale di Poesia Dialettale “Città di Sermoneta”, promosso dall’UNITRE “Marguerite Chapin Caetani”.

La presentazione intreccerà conversazione e lettura. Le poesie saranno proposte in limba e in italiano. Oltre alla lirica che dà il titolo alla raccolta, si ascolteranno “Solu tue”, “S’umbr’iscura de sa timòria”, “Fiores isprammados”, “Isetende sos fossones” e “Semidas”. A leggerle saranno la stessa autrice, Roberto Mette, Camilla Pisani, Tino Scugugia, Teresa Contu e Cristina Ricci, che sarà collegata a distanza.

Il legame di Vanna Sanciu con la poesia nasce nell’infanzia. In famiglia si recitavano i versi dei grandi poeti della tradizione e lei ascoltava le gare poetiche in piazza insieme alla madre e alle zie. Davanti al caminetto la nonna raccontava storie in sardo e i genitori cantavano le anninnìas per far addormentare i bambini. Da ragazzina ha iniziato a scrivere, ma solo in italiano. La prima poesia in logudorese è arrivata nell’aprile del 2014, in una giornata di primavera, dal bisogno di dire un dolore antico nella lingua di casa. Da allora ha studiato la scrittura in limba con la guida di poeti e studiosi della lingua sarda. Nel 2017 è arrivato il primo riconoscimento, al Premio Iglesias, e da lì ha partecipato a numerosi concorsi in tutta l’isola.

Nei suoi versi trovano spazio l’amore, il dolore, la nostalgia e la speranza. C’è anche l’attenzione alle ingiustizie e ai grandi temi sociali, dalla guerra al femminicidio fino al rispetto dell’ambiente. Ogni testo è accompagnato dalla traduzione italiana, perché i versi, spiega l’autrice, “sono destinati a tutti coloro che desiderano leggerli e condividerne il messaggio”. Conta molto anche la sua lunga esperienza di maestra elementare. Nelle sue classi ha creato laboratori di poesia in sardo e ha portato gli alunni a concorsi come il Premio Logudoro – setzione Iscolas di Ozieri e quello di Dorgali. Ha sentito recitare in limba bambini che non avevano mai parlato sardo, tra loro una bimba veneta e due bambini cinesi.

Al termine dell’incontro ci sarà spazio per le domande del pubblico. Seguirà il firmacopie, durante il quale si potrà ricevere una dedica dall’autrice. L’ingresso è libero.