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Gallura, troppe barche nelle cale: l’allarme per la Posidonia e la sperimentazione di DONIA

La nuova applicazione DONIA proposta della Fondazione IMC

Gallura, troppe barche nelle cale: l’allarme per la Posidonia e la sperimentazione di DONIA
Gallura, troppe barche nelle cale: l’allarme per la Posidonia e la sperimentazione di DONIA
Patrizia Anziani

Pubblicato il 26 August 2026 alle 20:00

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Olbia e Gallura. Baie e cale trasformate in grandi parcheggi per barche e, sotto la superficie del mare, un patrimonio naturale esposto ogni estate a una pressione crescente. A richiamare l'attenzione sui rischi del sovraffollamento nautico è Augusto Navone, presidente della Fondazione IMC – International Marine Centre di Oristano, che punta l'attenzione soprattutto sui danni provocati dagli ancoraggi alle praterie di Posidonia oceanica.

Il dato dal quale parte la riflessione riguarda l'Arcipelago di La Maddalena dove, secondo quanto riportato dalla stampa e richiamato da Navone, una recente ricognizione aerea avrebbe contato fino a 6.500 imbarcazioni contemporaneamente, in un'area che potrebbe sostenerne circa 2.500.

"Il danno più grave resta spesso invisibile", osserva Navone. "Ogni ancora gettata su una prateria di Posidonia oceanica può strappare fasci, rizomi e intere porzioni di un habitat che cresce lentissimamente. Il danno si moltiplica quando l’ancora viene trascinata sul fondale durante il recupero. Centinaia di imbarcazioni, ogni giorno, negli stessi specchi d’acqua possono lasciare ferite destinate a durare decenni".

La Posidonia, ricorda Navone, non è un'alga, ma una pianta marina fondamentale per l'equilibrio del Mediterraneo: produce ossigeno, immagazzina carbonio, protegge le coste dall'erosione e offre rifugio e nutrimento a numerose specie. "È anche grazie alle sue praterie se il mare della Sardegna conserva la trasparenza e la biodiversità che tutti vengono a cercare".Il presidente dell'IMC non mette in discussione l'importanza economica del diporto nautico per la Sardegna, e in particolare per la Gallura, ma chiede mappature aggiornate e accessibili, limiti reali al numero delle imbarcazioni nelle singole località e controlli efficaci.

Il confronto indicato da Navone è soprattutto con la Francia, dove, sottolinea, i danni provocati dalle imbarcazioni alle praterie di Posidonia vengono fortemente sanzionati dalle autorità marittime e i controlli sono continui. Più critica la sua valutazione sulla Sardegna, dove a suo giudizio alla forte attenzione riservata alle ricadute economiche del diporto non corrispondono ancora iniziative altrettanto efficaci per mitigarne i rischi e i danni sull'ecosistema marino.

Una possibile risposta arriva dalla tecnologia e si chiama DONIA, applicazione adottata in Francia e Corsica e presente in Italia nell'Area Marina Protetta di Tavolara. Attraverso una cartografia tematica dei fondali, permette a chi conduce un'imbarcazione di individuare aree idonee all'ancoraggio, evitando Posidonia, coralligeno e altre biocenosi sensibili. Proprio nelle acque di Tavolara, Navone e il cartografo digitale Andrea Deiana ne hanno mostrato il funzionamento attraverso una sperimentazione a bordo. "L'applicazione ci segnala esattamente cosa troviamo sotto la nostra barca", spiega Navone. Durante la prova viene prima individuato un fondale sabbioso, sul quale è possibile ancorare senza interferire con habitat delicati; pochi istanti dopo l'imbarcazione raggiunge invece una zona colonizzata dalla Posidonia oceanica.

"Qui il comandante dell'imbarcazione sa che non può assolutamente dare l'ancora perché andrebbe a vulnerare un habitat sensibile", sottolinea Navone, richiamando l'Habitat 1120, prioritario nell'ambito della rete europea Natura 2000. Dietro la semplicità dell'app c'è un complesso lavoro di mappatura. Andrea Deiana spiega che la cartografia è costruita con un elevato livello di dettaglio attraverso rilievi strumentali. Ai dati acquisiti con sonar ed ecoscandaglio si aggiungono le cosiddette "verità mare", verifiche dirette effettuate attraverso operatori subacquei o veicoli filoguidati ROV.

Informazioni che hanno un valore ben più ampio della sola applicazione. "Tutto questo buon lavoro che ci sta sotto costituisce un grande patrimonio informativo per la gestione delle aree a mare", evidenzia Deiana, indicando la possibilità di utilizzare questi dati anche come base per sistemi informativi geografici, i GIS, dedicati all'ambiente marino. La Fondazione IMC, organismo del Parco Tecnologico Regionale partecipato da Sardegna Ricerche e CNR, intende ora affrontare il problema sia dal punto di vista tecnico-scientifico sia gestionale. Al monitoraggio dei danni e della perdita di biodiversità dovrebbe affiancarsi un'iniziativa per coinvolgere le istituzioni competenti nella gestione e nel controllo ambientale del mare, individuando azioni concrete di conservazione nel lungo periodo. Per Navone la tutela dei fondali deve diventare parte delle scelte di sviluppo del territorio. Servono, sostiene, precise politiche di governance ambientale e soprattutto occorre intervenire sulle cause del deterioramento prima ancora di pensare al ripristino delle praterie danneggiate. L'obiettivo, sintetizzato anche durante la sperimentazione di DONIA, è arrivare a "un uso consapevole del diportismo nautico".