Friday, 12 June 2026
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Pubblicato il 12 June 2026 alle 07:00
Padru. Libraio classe 1977, formatosi in Beni Culturali presso l’Università di Sassari e dal 2017 direttore della Libreria Bardamù Ubik di Tempio Pausania, Andrea Deiana torna alla narrativa con la sua seconda fatica editoriale, Strappami alla notte (Edizioni Il Maestrale). Residente a Bortigiadas, dopo l'esordio avvenuto nel 2015 con Farfalle, lo scrittore gallurese firma un romanzo maturo e potente, caratterizzato da uno stile asciutto, intenso e calibrato su parole dall'alto peso specifico. È stato proprio Deiana il protagonista dell'attesissimo appuntamento con l'"Aperitivo d'Autore", lo scorso 28 maggio 2026 presso i locali della Biblioteca Comunale di Padru.
La serata, inserita nel circuito dei grandi incontri culturali del territorio, si è sviluppata attraverso un dialogo dinamico e profondo tra l'autore e Rossella Perra, volto a scardinare i meccanismi di una narrazione densa e stratificata. Ad arricchire l'atmosfera dell'evento sono stati gli interventi musicali di Micaela Mandras, seguiti da un momento conviviale dedicato alla degustazione di prodotti tipici locali. Al centro del dibattito, la trama opprimente di un romanzo che muove i suoi passi nell'estate torrida e flagellata dagli incendi del 1958, quando il ritrovamento del cadavere di un uomo senza nome squarcia la quiete apparente di un piccolo paese di collina.
Attraverso la voce di una protagonista ormai anziana, all'epoca poco più che bambina, Deiana costruisce un microcosmo universale in cui i personaggi si innestano come germogli spinosi sul filo della memoria. Un'opera che esplora le angherie di una nonna dispotica, l'ombra di un nonno rude, i confini della follia e il peso di un peccato originale senza colpa ma imperdonabile: l'abbandono materno. Un disastroso rogo finale trasformerà quel paesaggio in un inferno tangibile, lasciando dietro di sé ceneri e domande sospese. Lo abbiamo finalmente raggiunto dopo l'appuntamento di Padru rivolgendo così ad Andrea Deiana alcune domande per esplorare la genesi e i segreti più intimi della sua opera.
Andrea, in Strappami alla notte ci porti in un'estate torrida del 1958, dove il ritrovamento di un cadavere senza nome scuote un piccolo paese di collina. Al centro della narrazione c'è il ricordo di una protagonista anziana, un tempo bambina, e un "peccato originale" imperdonabile: l'abbandono da parte della madre. Com'è nato questo intreccio così denso di mistero e dramma familiare e quale significato ha per te quel "peccato originale senza colpa"?
"L'idea del romanzo l'avevo in mente da anni e man mano che ci ragionavo sopra si aggiungevano nuovi particolari: con alcuni spunti dati dai racconti sentiti per le vie del mio paese, Bortigiadas, altri inventati e funzionali al racconto.Ho iniziato la stesura del romanzo nel 2020 e, fra letture, cancellature, riscritture ho impiegato circa cinque anni per terminare il lavoro.
Il destino della protagonista è disegnato da una nonna dispotica, che la vuole come "occhi alla propria cecità irreversibile". Questo legame forzato crea scene di vita provenienti da un "tempo lontano", rivissute con intensità sensoriale. In che modo queste metafore — la cecità e il tempo che opprime — si riflettono nel tuo stile di scrittura, che viene descritto come asciutto e intenso, con parole di alto peso specifico.
"Per la nonna del romanzo, cieca e autoritaria, la figlia che abbandonerà la bambina rappresenta il tradimento, la rottura di un ordine stabilito, il rifiuto del volere di Dio. Tenta quindi di instillare sulla nipote un senso di colpa per un peccato non suo. Per la bambina, nel ricordo di quegli anni, i sentimenti verso la madre che l'abbandona sono a volte contraddittori, ma su tutto la madre fuggita rappresenta per la figlia un sottile filo di speranza".
Nel romanzo ripercorriamo una galleria di personaggi complessi, quasi "germogli spinosi" sul ricordo: la zia "matta", il nonno rude e silenzioso, il taglialegna, e persino un bambino disabile. Come hai costruito queste figure così diverse e in che modo ciascuna di esse contribuisce a strutturare l'atmosfera oppressiva di quel piccolo paese che saprebbe esistere in un punto qualsiasi del mondo?
""Non sono tanti i personaggi presenti nel romanzo. C'è un corpo unico del paese fatto di persone spesso cieche e sorde alle sofferenze degli altri. Gli altri personaggi hanno tutti dei ruoli che concorrono alla crescita umana della protagonista e le consentono di crearsi la propria idea sul mondo. La zia e il bambino, le uniche due persone con cui la protagonista ha un rapporto di affetto puro rappresentano lo spaesamento. Il nonno o il taglialegna sono alcuni degli specchi in cui si riflettono violenza, sofferenza e l'aridità dei rapporti fra quel genere di persone".
Un disastroso incendio trasforma l'estate già soffocante del '58 in un vero e proprio inferno, lasciando dietro di sé distruzione e interrogativi. La natura, in questo romanzo, non è solo sfondo, ma un personaggio attivo e a tratti mostruoso. Qual è il ruolo dell'incendio nella narrazione e come hai lavorato sulla descrizione di questo elemento così distruttivo per renderlo un simbolo della condizione umana?
"Ho voluto raccontare un incendio, con la materia che si tramuta in cenere, per tentare di trasmettere quella sensazione di terrore e sconforto che si provano troppo spesso nella nostra terra. Ho però anche tentato di mettere in risalto lo spirito di solidarietà, e sono queste le uniche pagine del libro in cui emerge, che spinge gli uomini a cooperare per fronteggiare qualcosa più grande di loro. L'incendio è distruzione, ma nel tempo da quella distruzione iniziano sempre a germogliare delle nuove vite".
Andrea, sei un libraio e dirigi la Libreria Bardamù Ubik di Tempio Pausania. Strappami alla notte è il tuo secondo romanzo, dopo l'esordio con Farfalle. In che modo la tua esperienza quotidiana con i libri e i lettori influenza il tuo processo creativo e come vedi l'evoluzione della tua scrittura tra la prima e la seconda fatica narrativa?
"Credo che prima di scrivere qualsiasi cosa da proporre poi a dei lettori sia assolutamente necessario leggere, studiare tanto e confrontarsi con altri lettori e scrittori.Il mio è un romanzo che non sarebbe mai nato senza le scritture e i libri di altri: molti degli autori che ho amato me li sono portati dentro il libro con un'immagine o una suggestione dettata dal loro scrivere. Nonostante nei due libri abbia tentato di lavorare sulla lingua, cercando in entrambi di dettare un ritmo al racconto, di fornire alle parole una certa musicalità, in quest'ultimo sono riuscito a riportare in maniera più soddisfacente per me le idee che volevo esporre".
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