Thursday, 05 November 2026

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Arzachena e gli stazzi di Nanni Angeli: il tempo della memoria ad Olbia

Un viaggio tra case di granito e sguardi che raccontano l'anima della terra

Arzachena e gli stazzi di Nanni Angeli: il tempo della memoria ad Olbia
Arzachena e gli stazzi di Nanni Angeli: il tempo della memoria ad Olbia
Laura Scarpellini

Pubblicato il 05 November 2026 alle 07:00

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Arzachena. Un viaggio affascinante tra case di granito, paesaggi silenziosi e sguardi pieni di dignità che raccontano le radici autentiche della terra sarda. Olbia e la Gallura non sono soltanto cartoline estive o spiagge da copertina ma terra viva che pulsa nei silenzi dei suoi stazzi. Camminare tra le pietre granitiche di Arzachena e spingersi lungo le vecchie case di campagna significa fare i conti con un passato che non vuole svanire. A volte basta una luce sapiente per riaccendere un mondo fatto di fatiche quotidiane, volti segnati e porte lasciate socchiuse al mattino.La porta rivolta a levante rappresentava il buongiorno dei vecchi galluresi che aprivano l'ingresso per accogliere il sole e il lavoro nei campi. Per esplorare questa eredità profonda, il Museo Civico Michele Ruzittu di Arzachena ospita la straordinaria mostra fotografica di Nanni Angeli intitolata La 'janna a lianti – casi, cosi, lochi e gjenti di li stazzi illa Gaddura di chisti tempi, tradotto letteralmente La porta a levante – case, cose, luoghi e genti degli stazzi nella Gallura contemporanea. Inaugurata il 30 ottobre con chiusura prevista il 6 gennaio 2027, l'esposizione è stata aperta dagli interventi della direttrice della Ge.Se.Co. Anna Maria Zedda e della delegata comunale Stefania Greco, alla presenza del fotografo e dell'intera, autorevolissima famiglia Angeli. Accanto all'autore spiccavano infatti il padre Gigi Angeli, stimato poeta pluripremiato in lingua gallurese e lurese, il fratello Paolo Angeli, musicista e compositore di fama internazionale con cui ha fondato il celebre festival Isole che Parlano, e la sorella Alessandra Angeli, nota curatrice della famosissima sezione Isole che Parlano ai bambini. L'esposizione sintetizza sessanta scatti tra colore e bianco e nero realizzati tra il 2010 e il 2011 per conto dell'ISRE. Gli scatti alternano le case vissute o in decadenza agli attrezzi di lavoro e ai ritratti intensi delle persone, catturando lo stazzo nella sua totalità di cellula sociale ed economica. L'intento principale è mostrare come questa identità resista alla gentrificazione moderna, riscattando la dignità del popolo gallurese.

Foto Nanni Angeli durante l'allestimento della mostra 

Nanni Angeli esprime passione, dedizione e amore per questa sua" ricerca sistematica, tra il 2010 e 2011, grazie ad una campagna fotografica mirata alla realizzazione di un corpus di immagini di elevata qualità artistica e documentaria, anche attraverso i social: "La mostra torna dopo 11 anni dalla prima esposizione in Barbagia, a Gavoi per volere dell'amministrazione comunale, allora guidata da Giovanni Cugusi inserita nella rassegna FIGURAS di OGROS Fotografi Associati.Per molti motivi questo lavoro rappresenta per me uno spartiacque umano e professionale. Se quindici anni fà è stato realizzato per indagare e congelare lo status quo del territorio gallurese, la rapidità dei cambiamenti me lo restituisce oggi come documento e (quasi) memoria.Credo che oggi il valore principale della mostra sia quello di raccontare, a mio modo, e aprire un confronto su questa terra mia e vostra.Un lavoro che con naturale lentezza, negli anni sto riuscendo (in vari modi e in varie situazioni) a restituire ai territori e alle comunità in cui è stato realizzato".

Oggi la modernità ha cambiato la geografia del paesaggio ma l'anima profonda della Gallura rimane ben piantata nella roccia. Guardare indietro significa comprendere il valore del tempo e riscoprire l'orgoglio delle proprie origini. Tra le rovine di un vecchio insediamento e la maestosità della natura, la memoria diventa il filo conduttore per non smarrire l'identità sarda di fronte al caos contemporaneo. La vera ricchezza non svanisce mai se sappiamo custodire la bellezza delle nostre radici.

Foto Nanni Angeli