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Cronaca

Alluvione ad Olbia, il contributo di Giuseppe Taras: Le nostre teste

Alluvione ad Olbia, il contributo di Giuseppe Taras: Le nostre teste
Alluvione ad Olbia, il contributo di Giuseppe Taras: Le nostre teste
Olbia.it

Pubblicato il 28 novembre 2013 alle 16:13

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Olbia - L'alluvione che ha colpito 60 comuni sardi, tra cui Olbia, ha colito l'immaginario di tanti. Gli effetti del ciclone Cleopatra sono stati devastanti, anche sotto il profilo mediatico. Vedere una città come Olbia devastata dalle acque, colpita al cuore dove è più debole, fa male e fa male a tanti. Nei giorni scorsi in tanti hanno contattato "Il Giornale di Olbia" per esprimere solidarietà e offrire aiuti. Una di queste persone è Giuseppe Taras, scrittore e poeata, che ha voluto contribuire con un articolo. Ecco il testo. Le Nostre Teste (Giuseppe Taras) Ho cercato di guardare con gli occhi di quelle persone che hanno visto la terra infangata. Ho cercato attraverso i sentimenti delle persone impotenti, di fronte al timore che li ha fermati e costretti a osservare il suo operato. Attraverso quelli che hanno aperto le loro braccia e carezzato con le loro mani le file di genti che hanno perso tutto. Sospendendo il proprio stato emotivo per la concretezza di quel bene accumulato e in attesa di alleviare le file della sofferenza. Ho cercato di non farmi prendere dallo stessa identica miseria umana che prende gli sciacalli, per non rispondere loro con l'odio che è sempre pronto a tentarci nelle occasioni più svariate. Le mani degli innocenti sono state sporcate abbastanza per aggiungere anche quelle dei tanti, tristi, impotenti, indignati, che hanno assistito da una finestra che si affaccia sulla nostra terra. Una finestra che ha mostrato le chiacchiere e non le tante anime nobili che hanno vissuto in prima persona e sono immerse nel fare, nel donarsi, nell'unione della propria natura votata agli altri. Le anime nobili sono sempre pronte a spogliarsi del superfluo e del loro intimo, per occuparsi di rimettere in piedi ciò che è caduto. Le anime nobili sono costrette ad assistere alla cessazione degli strumenti per poter compiere il doveroso che deve Essere prima dell'inutilità. Quando un paese intero ha risposto alla sua stessa emergenza, sono arrivati gli uomini accomodati nella poltrona per disturbare nei corridoi della solidarietà senza opportunismi. Gli uomini accomodati nelle poltrone tentano di spezzare la schiena diritta di quelli che si sono levati dal fango. Tentano di gestire ciò che non conoscono poiché agiscono attraverso un passaparola che parte dalla realtà dei colpiti e scolpiti a vita, dagli eventi che segneranno il futuro della comunità e arriva, disperdendosi, fin dove regnano le loro comodità. Si possono scrivere e urlare un'infinità di parole dopo una tragedia simile ma, ciò che rimane è il silenzio delle vittime, soprattutto le più innocenti, che oggi come ieri come domani, avrebbero dovuto giocare nelle pozzanghere inoffensive, come amano fare tutti i bambini. Ora si potrebbero fare molte cose. Si potrebbe mettere in sicurezza il territorio ma nulla può rimettere al mondo ciò che non doveva lasciarlo. Il motore delle nostre azioni deve essere il contrario della tragedia. Dobbiamo a noi stessi, l'essere mossi dal desiderio di convivere con la natura, poiché siamo suoi ospiti. Dobbiamo evitare la risposta di una natura che può essere invadente, e ognuno di noi deve fare la sua parte. Non possiamo guardare altrove poiché lo schiaffo degli eventi ci riporterà sempre ad assistere alle sue intemperanze. Pare di assistere a un momento di purifica della terra poiché sporchiamo senza occuparci dei suoi equilibri, e quelli che dovrebbero fornirci gli strumenti della sicurezza, lo fanno da una seduta comoda, dalla quale pronunciano i loro dibattiti senza fine, votati a distrarci da quello che abbisogna di serie attenzioni. Ora, davvero, resteremo con la coscienza zeppa di ciò che è irrecuperabile. Tutto ciò rimarrà a noi e resterà inascoltato da quel potere che conta su di noi, come numeri da esibire per i loro successi di carriere, privilegi e ricchezze. Siamo stati ridotti al niente dalle mani dei veri responsabili che avrebbero dovuto tenerci alti ma, come possiamo essere alti se ci siamo lasciati confinare nelle bassezze di quelli che operano per i loro interessi, le loro famiglie, i loro amici. Noi cosa siamo? Siamo sacrificabili, e i nostri assassini sono quelli che possiedono gli strumenti per Fare e invece lasciano che tutto si distrugga nelle nostre stanze. Il peso di ciò che resta è nostro, e dobbiamo cambiare i nostri guidatori che sono ologrammi poiché hanno smesso d'avere i piedi per terra e li tengono poggiati sulle nostre esistenze. Il privilegio si realizza sulle nostre teste e i piedi poggiati sulla realtà, sono i nostri.

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