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Lo sconfinato mondo delle imprecazioni e maledizioni olbiesi

Nel libro appena uscito “Deu mi peldonet e santos!” di Dionigi Pala, un sorprendente repertorio di settecento formule e locuzioni imprecatorie raccolte in oltre trent’anni di ricerca. Un lavoro straordinario, unico nel suo genere, che rivela un patrimonio nascosto, scabroso quanto ricco di arguzie, senso dell’humour, fantasia.

Cartolina viaggiata del 1913
Nomasvello Olbia 1085

Può sembrarvi strano visto il tema, ma per vari motivi ritengo che il miglior modo per difendersi dalle imprecazioni sia conoscerle, o almeno riconoscerne il maggior numero possibile. Impresa ardua in Sardegna, isola degli infiniti frastìmos, odiosa ed inqualificabile usanza delle genti sarde in genere, che nondimeno – parrà strano a chi sardo non è – sono pochissimo aduse a bestemmiare, come accade invece in non poche altre regioni della Penisola.

Dionigi Pala, olbiese di nascita e trapiantatosi in ancor giovane età a Cagliari per lavoro, è un gioviale e bonario settantenne, il quale mescola l’arguzia olbiese all’ironia pronta e lucida che è senza geografia, poiché appartiene solo all’ampia quanto rada galassia delle persone dalla spiccata intelligenza. È stato il nipote prediletto del professore Dionigi Panedda, di cui porta orgogliosamente il nome di battesimo, mentre il cognome rivela le a lui prossime origini bittesi del ceppo familiare. Dionigi, per gli amici Nigi, non è un tipo che impreca o che ama farlo. Tuttavia la sua ricerca, durata ben trent’anni, lo ha fatto diventare il massimo esperto sulla piazza di frastìmos o, se preferite il termine gallurese, di gjastimi. Oltre settecento ne ha raccolto di imprecazioni e maledizioni di ogni tipo, varietà ed intensità. E ciò che sorprende è come l’areale di riferimento sia  – in buona sostanza e con poche eccezioni –  di contro piccolissimo, limitato cioè all’isola linguistica logudorese di Olbia, assediata, o per meglio dire mescolata ed annacquata, da un sempre più vincente e penetrato idioma gallurese, il quale ha reso in pochi decenni la “città felice”, relativamente alle parlate sarde, una realtà bilingue.

Morostesa 2019

L’autore Dionigi Pala dialoga con lo scrivente durante la presentazione del libro in occasione della Fiera del libro di Olbia – Approdi letterari, il 9 dicembre 2018

Domenica scorsa 9 dicembre, in occasione della giornata di chiusura della 1a Fiera del Libro, dal titolo “Approdi Letterari”, promossa dall’AES (Associazione Editori Sardi) con il patrocinio del Comune di Olbia – Assessorato alla Cultura,  Dionigi Pala ha finalmente presentato al pubblico olbiese il frutto del suo viaggio nell’oceano delle maledizioni olbiesi.  Il volume, trecento pagine fitte fitte e dall’accattivante veste grafica, è stato edito per i tipi di Paolo Sorba. Il titolo scelto dall’autore non è imprecatorio, ma impetratorio: “Deu mi peldonet e santos!” (Dio e i santi mi perdonino). Una richiesta di perdono in forma di giaculatoria sarda, e ben si capisce, stante il rischioso quanto formidabile “’arsenale” che il paziente studioso mette a disposizione.

Nella sala rossa dell’Expo Olbia, ad un pubblico che stante la tempesta di vento a cento orari che fuori imperversava non può che definirsi eroicamente, Dionigi Pala ha spiegato che ci sono frastìmos e “frastìmos”:  alcuni sono infatti solo apparenti, da non intendersi alla lettera, visto il tono con cui le si pronunzia;  talvolta sono invece solo semplici giochi di assonanze e rime a scopo ludico, forse frutto della creatività di qualche anonimo poeta improvvisatore dei tempi andati; altre ancora si configurano come un intercalare (per quanto, si aggiungerà, sia l’intercalare in uso nei peggiori localacci)  e comunque dette non col cuore, se ciò può in parte giustificare l’ingiustificabile.

Dionigi Pala, ce lo dice nella sua prefazione, si è divertito molto a compilare l’imbarazzante rassegna. Chi, come lo scrivente, oltre a leggerne la bozza ha voluto farne, dietro richiesta di Nigi,  anche la presentazione, si è divertito moltissimo, se non più dell’autore, almeno altrettanto. Perché il libro tratta l’argomento con deliziosa e gustosa leggerezza, lo sdrammatizza e lo arricchisce di aneddoti di complemento, che sono tutti da leggere per sapere di un mondo e un modo di vivere che sono scomparsi. L’autore è perfettamente consapevole delle difficoltà legate allo scrivere un così originale volume, ma i fatti dimostrano come egli sia stato anche la persona più adatta per svolgere e gestire una ricerca così delicata, per la grande conoscenza degli idiomi della Sardegna nord-orientale come del metodo di rilevazione orale, per la saggezza antiaccademica (esiste eccome questa qualità!) e per la naturale predisposizione a trattare una materia così scabrosa –consentitemi l’uso dell’aggettivo nella sua naturale accezione – senza mai rinunciare alla vena della “leggerezza”, anzi di una levità che è il contrario della pesantezza, ma non sinonimo di superficialità. Quello scrivere e descrivere, insomma, che procede in modo fresco e brillante, sempre sottobraccio all’ironia e ad un bonario sense of humour suoi tipici, così sdrammatizzando e rendendo seducente il processo conoscitivo globale della violenta ed anticaritatevole consuetudine.

Il volume di Dionigi Pala è il primo della Collana Larathanos, ideata da Patrizia Anziani insieme allo stesso Dionigi Pala, e curata dallo scrivente, e gode del patrocinio gratuito della Provincia di Sassari e del Comune di Olbia – Assessorato alla Cultura.

 

©Marco Agostino Amucano

15 dicembre 2018

 

 

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