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Cronaca Olbia

Olbia, porto bloccato: adesione massiccia, politica in prima linea

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Olbia, 7 gennaio 2020 – Un porto bloccato ad oltranza con un’adesione massiccia, praticamente totale, degli autotrasportatori: così, questa mattina, si è svegliata l’Isola Bianca di Olbia: uno dei porti più importanti d’Italia.

Il blocco è stato annunciato giorni fa dai Trasportatori Uniti e dai consiglieri regionali Angelo Cocciu, Dario Giagoni e Giovanni Satta.

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La protesta è per il rincaro tariffe di circa il 30% applicato dalle compagnie di navigazione a causa di una direttiva europea del 2016 che chiede alle aziende di inquinare meno adottando nuove soluzione tecniche.

Il 30% in più sul trasporto significa più costi per le merci e dunque sui prodotti finali che tutti i sardi acquistano.

“C’è l’articolo 11 in quella direttiva europea che deve essere applicato – ha detto, aprendo l’incontro, Giovanni Satta (consigliere regionale Psd’Az) -. Questo articolo dice che lo Stato può emanare norme finanziarie per calmierare i prezzi. Dobbiamo cercare di cambiare la situazione per tornare alla situazione del 31 dicembre”.

Al sit-in, oltre ai consiglieri regionali di maggioranza e opposizione, erano presenti molti sindaci galluresi, alcuni assessori della giunta Nizzi, l’Anci con il presidente Emiliano Deiana, qualche consigliere comunale olbiese di minoranza (Amedeo Bacciu e Rino Piccinnu), assenti quelli della maggioranza eccetto il Presidente del consiglio Giampiero Mura, esponenti di vari partiti e gli assessori regionali della Gallura Sanna e Fasolino (Biancareddu assente per motivi di salute).

Presente l’assessore regionale ai Trasporti Giorgio Todde che, nei giorni scorsi, ha incontrato in sede europea i rappresentanti di Corsica e Baleari: due realtà regionali che si trovano nella stessa identica situazione della Sardegna.

“Ho convocato le compagnie di navigazione per il 16 gennaio. Chiedo unità e coesione – ha detto l’assessore regionale Todde -. Confrontandomi con Baleari e Corsica, ho capito che in sede europea non sono state valutate le conseguenze. Il governo non può abbandonarci. I sardi hanno diritto alla mobilità”.

Al centro del sit-in e delle conseguenti dichiarazioni, ovviamente, il bando per la continuità marittima di merci e persone.

Sostanziale il commento di Giuseppe Meloni (Pd): “Serva da monito per tutti i problemi per i quali pensiamo a proroghe per norme che prima o poi entrano in vigore. Non contesto la direttiva, contesto che debba pagare l’anello più debole della catena. Serve una battaglia forte per bando continuità di persone e merci. La Regione deve essere protagonist, deve far pesare il peso dell’insularità che è molto peggiore rispetto alla Sicilia. Spero che il tavolo del 16 gennaio sia proficuo. Mi risulta che i rincari siano già partiti”.

Sulla stessa linea anche Roberto Li Gioi (Movimento 5 Stelle): “Nei porti del Nord Europa le nostre navi non possono entrare perché non sono in regola con le norme. A mio parere dobbiamo lavorare tutti insieme affinché il nuovo bando permetta la partecipazione solo delle  compagnie che rispettano le norme EU. Non si può ragionare sempre per 4/5 mesi. Il bando è stato già abbozzato. Questa è una buona opportunità per noi”.

Preoccupato dei costi che l’intera comunità dovrà pagare è Dario Giagoni (Lega): “La continuità è un tema che tocca tutti, cittadini e autotrasportatori. Questi costi graveranno sulla popolazione, anche quando andremo a fare la spesa. Questa è una battaglia di tutti quanti, non solo dei Galluresi”.

Giovanni Antonio Satta (Riformatori Sardi) ha messo il turbo sulle prossime tappe: “Domani chiederò al Consiglio regionale di parlare dei trasporti nel suo complesso perché questo è un problema sentito e generalizzato”.

“Questa è una battaglia che dobbiamo vincere. – ha concluso Angelo Cocciu (Forza Italia) -. Dobbiamo trovare soluzioni che portino turismo. No ai depositi gnl. Abbiamo già fatto questa battaglia anche con il sindaco Nizzi”.

Dopo i consiglieri regionali, è stato il turno degli assessori membri della Giunta Solinas.

“Questo per noi è il problema dei problemi – ha detto Giuseppe Fasolino (Bilancio) -. Ogni volta ci troviamo perché la situazione sta peggiorando. Questo è l’ennesimo colpo che diamo alla nostra economia. È colpa di un ruolo, quello dello Stato, che non pensa alla Sardegna. Avrebbe dovuto fare qualcosa prima: contestare la norma e investire per creare servizi necessari per le compagnie. Perché non è stato fatto? Perché si sottovaluta tutto e alla fine pagano le isole e soprattutto la Sardegna”.

“Dobbiamo fare una battaglia affinché la competenza del trasporto marittimo diventi regionale – ha aggiunto Quirico Sanna (Urbanistica) -. È impensabile che si continui ad avere questa situazione. Serve un bando serio che metta in competizione le compagnie europee. Non è colpa nostra se siamo una isola, le nostre strade sono il mare e il cielo. Abbiamo diritto a viaggiare come persone civili. Muoversi è un diritto. Non possiamo essere alla mercé di chi fa business d’estate e poi nell’inverno ci abbandona. Lanciamo questa sfida. Non ci possono cancellare”.

All’Isola Bianca, dunque, la politica si è trovata unita: importante, da questo punto si vista, il ruolo dell’Anci che fungerà da trait d’union per organizzare le successive tappe della battaglia, coinvolgendo tutti i Comuni sardi.

Per quanto riguarda il trasporto su gomma, i problemi tipici del settore rimangono e avrebbero necessità di un lavoro prettamente sindacale sia per quanto riguarda le regole del “monte ore” giornaliero (e relative multe), sia per evitare la corsa al ribasso dei prezzi.

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