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Olbia, mancano gli stagionali. Spinosa: "l'anno della mandronia"

Il bilancio della stagione turistica olbiese

Olbia, mancano gli stagionali. Spinosa:
Olbia, mancano gli stagionali. Spinosa:
Giulia Padre

Pubblicato il 30 agosto 2021 alle 06:00

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Olbia. La fine dell’estate è ormai prossima, e con lei se ne va un’altra stagione lavorativa per molti olbiesi: per fare un bilancio di cosa ha funzionato e cosa no nella seconda estate di pandemia globale abbiamo interpellato Tore Spinosa, il formatore aziendale che da anni lavora su Olbia e sulla Gallura per migliorare la qualità delle più svariate strutture turistiche.

 

“Una stagione così non l’ho mai vista in 12 anni di attività – esordisce Spinosa – purtroppo sono mancati i lavoratori stagionali. Fino al mese di giugno gli imprenditori non sapevano come muoversi con le varie riaperture imposte dal governo, e soprattutto non sapevano se avrebbero dovuto assumere personale o meno.”

 

Infatti, quest’estate verrà ricordata da molti come l’anno in cui i cosiddetti “stagionali” hanno preferito tenere saldo un’eventuale reddito di cittadinanza piuttosto che ricercare il classico lavoro estivo. Spinosa però non è d’accordo: “Conosco veramente tanti imprenditori che sono stati costretti a pagare stipendi altissimi per rendimenti pessimi, solo perché purtroppo non si trovava altro personale. Qualcuno addirittura si è permesso di chiedere aumenti vertiginosi, approfittando della situazione. Quest’anno è stato l’anno della mandronia, la fascia di età tra i 18 e i 24 anni che di norma è quella che fornisce più forza lavoro stagionale è mancata quasi completamente. Forse è anche dovuto ai vari lockdown e zone rosse che si sono susseguiti durante l’inverno: i ragazzi non avevano voglia di lavorare, volevano uscire e divertirsi.”

 

Insomma, non è tanto il reddito di cittadinanza ad aver fatto inceppare il meccanismo del turismo gallurese, quanto la combinazione di diversi fattori: "Quello turistico è un settore molto precario, dal 2015 la Naspi ha subito riduzioni, spesso gli stipendi non sono adeguati, in più negli ultimi due anni si è aggiunta anche la pandemia. Tutte queste cause hanno portato ad un processo di stagnazione, tanto che ora si fa veramente fatica a trovare personale."

Per di più, andrebbe anche affrontato con più incisività il problema della professionalizzazione del personale turistico a Olbia e in Gallura. La Sardegna, si sa, vive di turismo. Olbia in particolare è una città in espansione, non solo dal punto di vista demografico ma anche strutturale, e soprattutto, i suoi flussi turistici sono in crescita: ciò significa che bisognerebbe smettere di vedere il lavoro del cameriere e del barista come mestieri "di ripiego", utili solo in alta stagione. 

"Così come esistono imprenditori che non garantiscono condizioni di lavoro adeguate ci sono anche lavoratori che preferiscono il lavoro nero. Olbia negli ultimi 5 hanni ha subito un miglioramento esponenziale: la qualità del prodotto offerto si è alzata tantissimo, ma non è stata corrisposta da un altrettanto aumento della professionalizzazione delle risorse umane. Certo è importante fare un caffè superbo, o imbottigliare un ottimo vino, ma se non viene servito da personale gentile, competente, attento alla cura del cliente, allora gli sforzi sono vani." - ci spiega Spinosa.

Insomma, serve un cambio di mentalità: abbiamo la fortuna di avere un aeroporto e un porto su cui transitano migliaia di passeggeri. Il potenziale turistico della Gallura è ancora tutto da esplorare: è necessario puntare sulla formazione dei giovani e sullo sviluppo di un senso di appartenenza all'azienda, al proprio territorio, e alle risorse che può offrire.