Friday, 02 October 2026
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Pubblicato il 02 October 2026 alle 07:00
Olbia. Mentre la giustizia ordinaria, civile o penale che sia, nonostante l'enfasi mediatica risulta spesso lenta e farragginosa sia in fase di indagine che in dibattimento (in Gallura, poi, è tutto ancora più complesso), la giustiza contabile parte dopo, si muove silenziosa, infine arriva in pole position con sentenze che fanno scuola o che, per lo meno, hanno il merito di mettere un punto fermo su vicende che si perdono nei meandri del tempo. Qualche giorno fa, la Corte dei Conti di Cagliari ha condannato quattro persone per la vicenda del Canile Europa: due sono i titolari del canile, gli altri sono due veterinari della Asl di Olbia.
La vicenda è nota, ma giova ricordarla per sommi capi. Nel 2019, dopo una lunga indagine, la Guardia di Finanza di Olbia - coadiuvata dalle Guardie Zoofile dell'ENPA - ha sequestrato il Canile Europa di Olbia. I reati contestati erano maltrattamento e uccisione di animali, truffa, indebita percezione di contributi e reati di tipo fiscale. Questa della Corte dei conti è la prima sentenza su questa vicenda ed è chiaro che non si parla di profilo penale: i giudici contabili, infatti, controllano la corretta gestione del denaro pubblico e giudica i soggetti che causano un danno economico allo Stato.
Come si legge nella sentenza 138/2026, per quanto attiene la gestione del canile, "il corrispettivo veniva erogato sulla base di una tariffa giornaliera per ogni cane ricoverato nella struttura": secondo le indagini, il gestore (che era un'associazione) "offriva un servizio, finanziato con risorse pubbliche, quantitativamente e qualitativamente diverso da quello previsto dalla normativa nazionale e regionale, ripresa nelle convenzioni comunali". Per quanto attiene i fondi pubblici, secondo la Proucura di Tempio, quanto percepito veniva alterato perché "il registro delle presenze degli animali non era corretto, consentendo di rappresentare un numero di cani, al quella effettiva". Il danno erariale quantificato? Un milione e quattrocentotrentamila euro. I Comuni in convenzione erano i seguenti: Aglientu, Badesi, Baratili San Pietro, Berchidda, Bortigiadas, Buddsò, Budoni, Calangianus, Castelsardo, Chiaramonti, Golfo Aranci, Gonnosfanadifa, Loiri Porto San Paolo, Luras, Monti, Nulvi, Oschiri, Padru, Ploaghe, Posada, Sant'Antonio di Gallura, San Teodoro Sardara, Santa Maria Coghinas, Telti, Tempio Pausania, Tramatza, Trinità d'Agultu e Vignola, Unione dei Comuni del Gerrei, Unioni dei Comuni della Marmilla, Valledoria, Villacidro e Sedini. Il totale è di 33 enti pubblici.
"Come del resto emerge con incontrovertibile evidenza dagli atti del procedimento penale, ulteriormente comprovati dagli approfondimenti istruttori effettuati dalla Procura erariale, i convenuti in via principale hanno reso false attestazioni nelle certificazioni cliniche - si legge nella sentenza dei giudici contabili - nonché indotto in errore i Comuni convenzionati in relazione all'effettivo possesso dei requisiti necessari per il conferimento del servizio e l'erogazione dei contributi, al numero di animali effettivamente custoditi, alle condizioni di salute e di mantenimento degli stessi, al rispetto degli standard e delle condizioni fissate nelle convenzioni, oltre che alla destinazione effettiva dei fondi pubblici così ottenuti, etc".
Considerata la prescrizione intervenuta per la maggioranza delle somme, la Corte dei conti ha conteggiato un danno erariale di 199.642,94 euro. Il Comune di Tempio è l'unico che non ha somme prescritte perché si è costituito in giudizio come parte civile. Per tutti gli altri enti, si contano le somme pagate dopo il 27/02/2020.
Questa sentenza non è importante in sé per l'esito, cioè il riconoscimento di un presunto danno erariale, ma è importante sopratuttto per le tempistiche. La Corte dei conti si è mossa dopo ed è arrivata prima a una conclusione. Il sequestro del Canile Europa, infatti, risale al 2019: a sette anni dai sigilli, non si è arrivati al termine del procedimento giudiziario ordinario. Non solo: la fase dibattimentale è iniziata nel 2026. Non è l'unico procedimento importante che va avanti a manovella: si pensi ai procedimenti su Spiritu Santu. Insomma, qualche volta la giustizia può essere a rallenty e il risultato è che vittime e imputati rimangono ostaggio della macchina giudiziaria per anni e anni senza vedere mai la fine. Senza contare che la Gallura, per il giro d'affari che genera, avrebbe bisogno naturalmente un ufficio giudiziario molto più corposo e incisivo. Eppure, questa battaglia non la sposa politicamente quasi nessuno: è più "facile" stracciarsi le vesti per "l'università" o lamentarsi solo di spaccini, immigrati e spaccate.
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