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Olbia, Francesco Cito racconta la Palestina attraverso gli occhi dei bambini sordi

Al Museo archeologico inaugurata la mostra "Effetà", nell'ambito della quindicesima edizione del Festival Popolare della Fotografia

Olbia, Francesco Cito racconta la Palestina attraverso gli occhi dei bambini sordi
Olbia, Francesco Cito racconta la Palestina attraverso gli occhi dei bambini sordi
Marco Agostino Amucano

Pubblicato il 08 November 2026 alle 17:30

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Olbia. La fotografia come testimonianza, racconto umano e strumento di conoscenza. È questo il significato della mostra Effetà di Francesco Cito, inaugurata al Museo archeologico di Olbia alla presenza del celebre fotoreporter, nell'ambito della quindicesima edizione di "Storie di un attimo", il Festival Popolare della Fotografia, in programma dal 7 al 15 novembre. Durante l'incontro delle 17.30, Cito ha illustrato al pubblico le vicende documentate dalle sue immagini, frutto di un reportage iniziato nel 2011 presso l'Istituto Effetà Paolo VI di Betlemme.

L'istituto fu aperto nel 1971 in seguito allo storico viaggio del pontefice in Terra Santa del 1964 e fu affidato alle religiose italiane delle Suore Maestre di Santa Dorotea Figlie dei Sacri Cuori. Queste si occupano dell'educazione di bambini palestinesi con disabilità uditive, appartenenti prevalentemente a famiglie musulmane. Cito ha ricordato come i matrimoni tra consanguinei possano favorire la trasmissione ereditaria di alcune forme di sordità, segnalando il caso di una famiglia con dieci figli, cinque dei quali nati sordi.

Particolare attenzione è stata dedicata all'impegno delle religiose, che attraverso la lettura labiale e un lungo percorso educativo aiutano i bambini a comunicare e a proseguire gli studi. Non meno significative le difficoltà quotidiane affrontate dalle famiglie per raggiungere l'istituto, anche a causa del muro di separazione e delle restrizioni agli spostamenti. Le fotografie, prevalentemente in bianco e nero, restituiscono gesti, sguardi e momenti di vita quotidiana, mostrando la dignità delle persone e il valore di un'opera educativa che supera le differenze religiose, in una terra profondamente segnata dai conflitti. La mostra rivela così come la fotografia possa andare oltre la semplice documentazione, diventando uno strumento di comprensione delle sofferenze, delle contraddizioni e dell'umanità del nostro tempo.

Il festival “Storie di un attimo”, dedicato alla fotografia e alla sua capacità di raccontare persone, luoghi e avvenimenti, è promosso dall’associazione Argonauti sotto la direzione di Marco Navone, figura da molto tempo impegnata nella valorizzazione della cultura fotografica e cinematografica a Olbia, il cui percorso è legato anche al Festival del Cinema di Tavolara.

Sostenuta dal Comune di Olbia e dalla Fondazione di Sardegna, la manifestazione anima diversi luoghi della città attraverso un programma che intreccia esposizioni, incontri con gli autori e workshop, offrendo al pubblico l'opportunità di avvicinarsi a differenti linguaggi e interpretazioni dell'immagine. Il Museo archeologico ospita, accanto alla mostra di Francesco Cito, anche “La città dei morti” di Ugo Panella e “La valigia ritrovata. Il Vietnam dall'archivio di François Sully”. Il percorso espositivo prosegue allo Spazio Holo, con “In-Visibile” di Hermes Mereghetti, e alla Società dello stucco, dove trova spazio “Vietnam, Bac Ha, Buffalo Market e altre storie” dello stesso Marco Navone. Al Refettorio dell'arte, infine, la fotografia incontra altre forme di espressione attraverso “Scatti tra le nuvole. Il fumetto incontra la fotografia”, affiancata da “Indian Railways” di Giulio Casti e “New Generation” di Nivia Iglesias Davis.

Un itinerario culturale diffuso che trasforma Olbia in un luogo di incontro tra sguardi, esperienze e sensibilità artistiche differenti, confermando il ruolo del festival nella promozione della fotografia come strumento di memoria, testimonianza e racconto contemporaneo.

Foto M.A. Amucano