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Cronaca Olbia

Così l’Armando Diaz di Olbia celebra il giorno della memoria

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Olbia, 27 gennaio 2020 – A quanto pare la storia non ha insegnato molto se ancora oggi come 75 anni fa, ci sono popoli e persone  a cui viene negata la  loro libertà per motivi politici, etnici e religiosi. Un  orrore di  grandi dimensioni da tenere a mente, quando   ci si ferma a commemorare la Shoah.

Anche la città di Olbia con i suoi plessi scolastici, vuole dare un segnale forte in questa giornata a ricordo dei tragici eventi che segnarono la nostra storia, in maniera indelebile. Le nuove generazioni devono capirne l’entità auspicando di non  ricadere nelle medesime tragedie.

ENI di Paolo Pisanu

Abbiamo raggiunto Emanuela Scano quale  maestra docente di Arte e immagine  presso la scuola secondaria di primo grado Armando Diaz di Olbia, in via G. D’Annunzio Olbia. I ragazzi dell’istituto grazie alla loro insegnante, hanno dato vita ad una toccante iniziativa scolastica in occasione della Giornata della Memoria.

“Il progetto è nato in modo abbastanza spontaneo. Abbiamo iniziato a parlare della Giornata della Memoria già dalla scorsa settimana, in particolare nelle classi terze, che quest’anno affronteranno l’argomento in varie discipline. Visto l’interesse manifestato da parte di alcuni ragazzi, in particolare riguardo le esperienze di ragazzi loro coetanei che sono stati deportati, io e l’altra collega di Arte e Immagine della scuola, la professoressa Polo, abbiamo pensato di preparare una piccola installazione
La scelta dell’installazione, anziché dei classici elaborati grafici è nata per stimolare i ragazzi su questo tipo di linguaggio, molto coinvolgente sia per chi lo realizza che per chi lo vive. Allo stesso tempo ha favorito la partecipazione anche dei ragazzi meno capaci nel disegno, ma che magari hanno delle buone doti dal punto di vista della sensibilità artistica”.

Alla realizzazione dell’ambizioso  progetto scolastico  ha preso parte un  piccolo gruppo di alunni di circa 15 ragazzi e ragazze per alunni. I lavori sono proseguiti incessantemente  per due pomeriggi a settimana.

C’è una grande soddisfazione che traspare tra le parole della docente. Un lavoro di gruppo che ha saputo unire l’arte, la creatività, il senso civico, e la profondità dei sentimenti alimentando lo spirito di collaborazione tra  i ragazzi. Un gran lavoro di coesione e di impegno. Grazie a queste manifestazioni ed eventi si conosce meglio e di apprezza ancora di più il grande lavoro che opera il personale docente oggi. Spesso sminuito, e poco  gratificato.

“L’installazione si divide in due parti: una parte dell’istallazione è stata collocata nel vano scala che  si trova all’ingresso della scuola, perché i ragazzi hanno voluto che la creazione artistica dovesse  attraversare tutti i piani della scuola. L’idea è stata quella di ispirarci al filo spinato, elemento molto presente nei campi di concentramento. Ovviamente non abbiamo potuto utilizzare del vero filo spinato per motivi di sicurezza, quindi abbiamo optato per un filo in tessuto nel quale hanno incastonato due elementi rappresentativi: le stelle di Davide e degli scampoli di tessuto a righe, che ricorda le divise dei deportati l resto dell’installazione. Qui i nostri ragazzi si sono concentrati sulle storie dei loro coetanei che hanno dovuto abbandonare gli studi e la vita normale.  Sulla parete, delle pietre d’inciampo realizzate su piccole mattonelle in ceramica. Anche in questo caso non abbiamo potuto metterle sul pavimento per motivi di sicurezza, quindi sono state appese. Riportano i nomi e le date di nascita (e talvolta di morte) di alcuni ragazzi deportati, da Anna Frank a Liliana Segre. Con un forte simbolismo  hanno voluto inserire anche le foto di ognuno di loro.
Infine le  sagome nere che sono state realizzate,  sono sedute sulle sedie scolastiche e tengono un libro in mano: stanno a rappresentare   tutti i bambini e i ragazzi deportati di cui non si conoscono i nomi,  e che purtroppo risultano essere la maggior parte. Le valigie, presenti anche ad Auschwitz, sono il simbolo della migrazione, in questo caso forzata. Simboleggiano le speranze perdute di chi è stato costretto a lasciare la propria casa”.

Insomma in questa istallazione gli alunni del Diaz si sono immedesimati nei loro coetanei che hanno vissuto la tragica esperienza dell’Olocausto. Tra simboli e allestimenti ricchi di significato il loro pare essere un messaggio chiaro: mai più!

 

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