Wednesday, 21 October 2026

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Dario Triscari guida la Banda Mibelli: un bagaglio artistico di altissimo livello a Olbia per i giovani

Il clarinettista siciliano prende la bacchetta della storica istituzione cittadina con una visione chiara.

Dario Triscari guida la Banda Mibelli: un bagaglio artistico di altissimo livello a Olbia per i giovani
Dario Triscari guida la Banda Mibelli: un bagaglio artistico di altissimo livello a Olbia per i giovani
Laura Scarpellini

Pubblicato il 21 October 2026 alle 07:00

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Olbia. Dario Triscari prende la bacchetta della Banda musicale Felicino Mibelli. Cresce a Patti, in provincia di Messina, avvolto dal calore siciliano, tra le ombre antiche della Cattedrale di San Bartolomeo e le rovine della Villa Romana. La passione per il clarinetto lo spinge lontano. Gira l'Europa. Suona nei teatri più prestigiosi. Poi la svolta. Arriva a Olbia per caso. Vi rimane per scelta. La città lo conquista subito. Trova un ritmo di vita più umano e intimo. Il maestro crede fermamente nel potenziale della Gallura. Vede troppi ragazzi con le valigie in mano, convinti che il futuro sia sempre altrove. Per Triscari è un errore. Il territorio offre strumenti concreti per crescere e affermarsi senza sacrificare la qualità della vita. La distanza spesso regala consapevolezza. Molti giovani talenti tornano a casa dopo anni, restituendo valore e personalità alla comunità locale. La Mibelli diventa così il cantiere perfetto per coltivare questa visione.

Maestro Triscari, assumere la direzione di una realtà storica come la banda “Felicino Mibelli” è una responsabilità importante: cosa significa per lei guidare questa istituzione simbolo della città e quale impronta personale desidera imprimere al suo percorso?

"Assumere la direzione della Banda Musicale “Felicino Mibelli” è sicuramente una responsabilità importante, perché significa entrare a far parte di una storia che appartiene non soltanto ai musicisti, ma anche alla città di Olbia e alla sua comunità.Credo che dirigere una banda non significhi semplicemente preparare un programma musicale o salire sul podio. Significa prima di tutto lavorare con le persone, valorizzare le competenze di ciascuno e creare e motivare sempre più un gruppo che condivida sì la passione per la musica ma anche obiettivi, impegno e senso di appartenenza.La mia intenzione è quella di rispettare la tradizione musicale della banda, senza però considerarla qualcosa di statico. Una realtà storica può continuare a essere vitale proprio quando riesce a rinnovarsi, a coinvolgere persone nuove e a parlare anche alle generazioni più giovani.Vorrei contribuire a costruire un percorso in cui la qualità musicale, la partecipazione e la formazione procedano insieme. Per me la banda deve essere contemporaneamente un luogo in cui si fa musica, si cresce artisticamente e si coltivano relazioni umane.

La sua formazione ed esperienza come docente di clarinetto influenzano inevitabilmente il suo approccio sul podio: in che modo la sensibilità per questo strumento d'ancia plasmerà il lavoro sulle sonorità e sull'equilibrio dei reparti dell'organico?

"La mia esperienza come clarinettista nelle orchestre sinfoniche e come docente nei licei e nelle scuole medie ad indirizzo musicale influenza inevitabilmente il mio modo di lavorare.Il clarinetto mi ha abituato a prestare molta attenzione alla qualità del suono, all'intonazione, all'articolazione e alle sfumature espressive. Sono aspetti che considero fondamentali, ma che naturalmente devono essere messi al servizio dell'intero organico.Non vorrei che il mio essere clarinettista portasse a privilegiare uno strumento rispetto agli altri. Al contrario, desidero che la mia esperienza da strumentista mi aiuti a comprendere e valorizzare le esigenze di tutte le sezioni. Ogni strumento ha caratteristiche, difficoltà e potenzialità espressive proprie e il mio compito sarà quello di metterle nelle condizioni migliori per emergere e contribuire al risultato collettivo. Credo infatti che la qualità di un'orchestra di fiati nasca proprio dall'equilibrio tra le sue diverse componenti, dalla capacità di ascoltarsi reciprocamente e dalla valorizzazione del contributo di ciascun musicista.Una banda è un insieme di famiglie strumentali molto diverse, ognuna con caratteristiche, potenzialità e difficoltà specifiche. Gli ottoni esempio hanno una grande capacità di proiezione e incisività, i legni possono offrire colori e sfumature molto particolari, mentre le percussioni contribuiscono in maniera determinante al ritmo, all'energia e alla struttura musicale.Il lavoro del direttore consiste proprio nel trovare un equilibrio tra queste identità, evitando che una sezione prevalga sulle altre e cercando di ottenere un suono omogeneo, ma allo stesso tempo ricco di colori.Il mio obiettivo è far sì che ogni sezione possa esprimere al meglio la propria personalità, senza perdere di vista il suono collettivo. Perché una banda funziona davvero quando non sentiamo soltanto tante persone che suonano insieme una sull’altra, ma un unico organismo musicale che respira e canta nella stessa direzione".

Tra grande tradizione marciabile, repertorio classico e contaminazioni più contemporanee, quale direzione artistica intende tracciare per le prossime uscite?

"Credo che la tradizione bandistica rappresenti un patrimonio da conoscere, rispettare e custodire. Il repertorio delle marce, con la sua storia e la sua funzione culturale e sociale, costituisce una parte fondamentale dell'identità di una banda musicale. Ritengo tuttavia che custodire questa tradizione non significhi limitarsi a riproporla, ma anche saperla interpretare con una sensibilità musicale sempre più matura e raffinata, prestando attenzione al fraseggio, alle dinamiche, al colore del suono e allo stile. Una marcia non è soltanto un brano da eseguire correttamente ma una composizione capace di rivelare numerose sfumature espressive se affrontata con la giusta consapevolezza interpretativa.Parallelamente il mio obiettivo è accompagnare la Banda in un percorso di crescita che non riguardi soltanto la scelta del repertorio, ma anche la qualità musicale e la consapevolezza esecutiva dell'intero organico. Ho già iniziato a lavorare affinché si sviluppi progressivamente una visione più ampia, che guardi alla banda non soltanto nella sua dimensione tradizionale ma anche come vera e propria orchestra di fiati, capace di affrontare repertori e percorsi musicali diversificati, valorizzando al meglio le potenzialità dei musicisti.In quest'ottica, accanto al repertorio bandistico tradizionale, ritengo importante aprirsi sempre più alla musica classica, alle trascrizioni, alle colonne sonore e alle proposte più moderne e pop. Questi repertori possono offrire al pubblico occasioni di ascolto diverse, raggiungere sensibilità e generazioni differenti e, allo stesso tempo, ampliare le possibilità espressive della Banda. Non considero la tradizione e l'innovazione come due mondi contrapposti ma come due dimensioni che possono arricchirsi reciprocamente.La sfida sarà costruire una proposta artistica equilibrata e coerente, nella quale ogni brano abbia una precisa ragione musicale e contribuisca alla qualità complessiva del programma. Naturalmente ogni scelta dovrà tenere conto delle caratteristiche dell'organico, del livello di preparazione raggiunto e degli obiettivi che ci porremo come gruppo, così da affrontare nuove sfide in maniera graduale e consapevole.

Maestro, nel corso della sua formazione e del suo percorso professionale ha avuto modo di vivere esperienze musicali significative, anche in ambito orchestrale e attraverso il confronto con diversi maestri. Quali sono gli incontri e le esperienze che hanno contribuito maggiormente alla sua crescita e che oggi porta con sé nel suo modo di fare musica?

"Nel mio percorso professionale, dopo aver concluso gli studi al Conservatorio di Musica “A. Corelli” di Messina, ho avuto la possibilità di vivere alcune esperienze che hanno contribuito in maniera significativa alla mia crescita musicale.In ambito orchestrale, nel 2018 ho partecipato al progetto “Professione Orchestra”, ottenendo una borsa di studio che mi ha dato l'opportunità di suonare con l'Orchestra Nazionale della Rai all'Auditorium Rai di Torino. Nello stesso anno ho fatto parte dell'orchestra giovanile europea ESYO, European Spirit of Youth Orchestra, con la quale ho avuto modo di esibirmi in importanti teatri e sale da concerto, tra cui la Filarmonica di Belgrado, il Politeama Rossetti di Trieste e la Kurhaus di Merano. Sono state occasioni preziose per confrontarmi con altri musicisti e comprendere ancora meglio quanto l'ascolto, il lavoro collettivo e la ricerca di un risultato comune siano fondamentali nella musica.Nel corso della mia formazione clarinettistica ho avuto inoltre il privilegio di studiare con diversi maestri di grande esperienza tra cui Fabrizio Meloni, del Teatro alla Scala di Milano, Calogero Palermo, del Concertgebouw di Amsterdam, Luca Milani ed Enrico Maria Baroni, dell'Orchestra Sinfonica Nazionale della Rai. Ognuno di questi incontri ha rappresentato un'occasione di crescita e di confronto.Se però dovessi individuare l'incontro che ha lasciato l'impronta più profonda nel mio percorso, parlerei del Maestro Giuseppe Balbi, già clarinettista del Teatro Massimo di Palermo. Sarebbe riduttivo definirlo semplicemente un clarinettista o un insegnante perché per me è stato e continua a essere molto di più.Oltre ad avermi perfezionato tecnicamente e contribuito a formare la mia sensibilità musicale, mi ha accompagnato in un percorso che mi ha permesso di immergermi sempre più profondamente nella musica, scoprendone una dimensione che va oltre la tecnica e l'esecuzione: quella più profonda e totalizzante del fare e del sentire musica.Ma l'insegnamento più importante che mi ha trasmesso riguarda proprio il significato dell'essere docente. Attraverso il suo esempio ho compreso quanto insegnare non significhi soltanto trasmettere conoscenze, ma anche saper accompagnare una persona nella propria crescita, riconoscerne le potenzialità e aiutarla a svilupparle.Per questo considero il mio incontro con il Maestro Balbi il più significativo del mio percorso: perché mi ha trasmesso non soltanto una parte preziosa del suo bagaglio musicale e umano, ma anche un modello di insegnamento che porto con me ogni giorno. Se oggi sono il musicista e il docente che sono, lo devo in larga parte a lui".

Da docente di clarinetto, oltre alla preparazione musicale e tecnica, quale messaggio desidera trasmettere ai suoi allievi? Quali valori ritiene che lo studio della musica possa insegnare anche al di fuori dello strumento e del contesto musicale?

"Credo che il valore più grande del mio percorso formativo sia stato comprendere che la musica richiede, oltre alla passione anche e soprattutto costanza, pazienza, impegno, sacrificio e disponibilità a mettersi continuamente in discussione. Nello studio di uno strumento si alternano momenti di grande soddisfazione ad altri in cui i risultati sembrano lontani. È proprio in questi ultimi che si impara molto: si impara a non scoraggiarsi, a riconoscere i propri limiti e a trasformarli in obiettivi su cui lavorare, comprendendo che la crescita è fatta di piccoli progressi e che i risultati più significativi richiedono tempo e impegno. È questo, prima ancora delle competenze strettamente musicali, il messaggio che vorrei trasmettere ai miei allievi. Imparare la musica non significa soltanto leggere uno spartito o suonare correttamente uno strumento, ma sviluppare disciplina, ascolto attivo, sensibilità e capacità di collaborare con gli altri. Soprattutto nella musica d'insieme, si comprende che il contributo di ciascuno è importante, ma acquista un significato ancora più grande quando si mette al servizio del gruppo. È una lezione che va ben oltre il contesto musicale e che può accompagnare una persona in tanti aspetti della vita.Vorrei che i ragazzi, ma anche gli adulti che decidono di avvicinarsi alla musica, trovassero nella scuola non soltanto un luogo in cui imparare a suonar ma uno spazio in cui crescere, acquisire fiducia nelle proprie capacità e sentirsi parte di una comunità. La musica offre a ciascuno la possibilità di esprimersi, di confrontarsi con gli altri e di scoprire potenzialità che magari non pensava di possedere.Il mio obiettivo quindi non è soltanto contribuire alla formazione di musicisti più preparati, ma aiutare ogni allievo a comprendere quanto questo percorso possa arricchirlo anche sul piano personale. Se, oltre alle competenze musicali, riuscirà a sviluppare maggiore fiducia in sé stesso, perseveranza, sensibilità e rispetto per gli altri credo che la musica gli avrà lasciato qualcosa di prezioso, indipendentemente dal fatto che diventi un musicista professionista o scelga una strada diversa".

La Banda “Felicino Mibelli” ha scelto di investire anche nella formazione attraverso la propria Scuola di Musica. Perché ritiene che questo progetto sia così importante?

"Ritengo che la formazione sia uno degli investimenti più importanti che una banda possa fare sul proprio futuro. Una realtà musicale non può limitarsi a conservare ciò che ha costruito nel tempo: deve anche e soprattutto creare le condizioni affinché nuove persone possano avvicinarsi alla musica e, se lo desiderano, intraprendere un percorso all'interno del mondo bandistico.La Scuola di Musica nasce proprio con questa finalità: offrire un'opportunità di apprendimento a chiunque voglia iniziare, indipendentemente dall'età e dall'esperienza precedente.Vorremmo che fosse un ambiente accogliente, nel quale accompagnare ogni allievo nella scoperta del proprio strumento e progressivamente della musica d'insieme. Perché suonare insieme è un'esperienza diversa dallo studio individuale: significa imparare ad ascoltare, collaborare e costruire qualcosa che da soli non sarebbe possibile realizzare.Naturalmente, la scuola ha anche un valore importante per la continuità della banda. Ma non vorrei che fosse percepita esclusivamente come un percorso finalizzato a diventare bandisti. La musica ha un valore educativo e culturale in sé, e questo vale per i bambini, per i ragazzi e per gli adulti.Investire nella scuola significa quindi investire nelle persone, nella cultura musicale della città e nelle possibilità future della nostra associazione".Quale messaggio vorrebbe rivolgere a chi è incuriosito dalla musica, ma pensa di essere troppo grande per cominciare o di non essere portato?

"Vorrei dire che non esiste un'età perfetta per avvicinarsi alla musica e che non è necessario sentirsi già portati per iniziare. La predisposizione può aiutare ma lo studio, la curiosità e la costanza sono elementi fondamentali.A volte si pensa che imparare uno strumento sia qualcosa da fare necessariamente da bambini. In realtà anche da adulti si può iniziare un percorso, scoprire nuove capacità e trovare una grande soddisfazione nell'imparare qualcosa di nuovo.La nostra scuola vuole essere proprio un punto di partenza: un luogo in cui conoscere gli strumenti, incontrare gli insegnanti e capire quale percorso possa essere più adatto alle proprie inclinazioni.Non chiediamo alle persone di arrivare già preparate, chiediamo soltanto curiosità e voglia di mettersi in gioco. La musica non deve essere un traguardo riservato a pochi, ma un'opportunità che ciascuno possa provare a fare propria".

Qual è il suo obbiettivo per il futuro della Banda Musicale “Felicino Mibelli”?

"Mi piacerebbe vedere una banda sempre più viva, capace di mantenere saldo il legame con la propria storia e contemporaneamente di coinvolgere nuove generazioni di musicisti e cittadini.Immagino un percorso nel quale l'attività concertistica, la formazione e la partecipazione alla vita culturale della città si rafforzino reciprocamente. Una banda che sappia lavorare con serietà dal punto di vista musicale, ma che sia anche un luogo di incontro, di condivisione e di appartenenza.I risultati più importanti non si costruiscono in un giorno e non dipendono da una sola persona. Sono il frutto di un lavoro collettivo, della disponibilità dei musicisti, dell'impegno di chi sostiene l'associazione e della capacità di guardare nella stessa direzione.Il mio desiderio è contribuire a questo percorso, mettendo a disposizione la mia esperienza e continuando a mia volta a imparare.Se tra qualche anno la banda sarà musicalmente cresciuta, avrà coinvolto nuove persone e sarà ancora più presente nella vita della città, significherà che avremo lavorato nella direzione giusta".