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Viaggio/miraggio dalla Sardegna per Genova: la lettera-denuncia di una mamma

Quando le cure e i controlli non sono soggetti alla stagionalità

Viaggio/miraggio dalla Sardegna per Genova: la lettera-denuncia di una mamma
Viaggio/miraggio dalla Sardegna per Genova: la lettera-denuncia di una mamma
Barbara Curreli

Pubblicato il 26 October 2026 alle 07:00

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Olbia. Viaggio dalla Sardegna alla Liguria: quando curarsi diventa un miraggio, un cammino della speranza che costa fatica e ingenti spese alle famiglie che chiedono solo di potersi spostare per garantire quotidianità e una vita normale ai propri figli. Qui il racconto attraverso la testimonianza di una giovane madre che vive in Sardegna con la sua bambina: una malattia rara le porta due volte l'anno a Genova, all'ospedale Gaslini, per cure e controlli, ma gli spostamenti nei mesi invernali sono veramente un incubo. Ecco il racconto della donna.

"Mi chiamo Sophia e sono la mamma di Emma, che oggi ha 10 anni. Da cinque anni la mia bambina è in cura al Gaslini di Genova e, periodicamente, dobbiamo affrontare il viaggio dalla Sardegna alla Liguria per i suoi controlli: una malattia rara scoperta proprio a Genova viene tenuta sotto controllo e curata oltremare e solo lì possiamo ricevere i trattamenti necessari. Ogni volta organizzare una trasferta significa incastrare date, visite, giorni di permanenza e spese. Il prossimo controllo è fissato dopo il 12 dicembre: dovendo raggiungere Genova e fermarci alcuni giorni, ho iniziato a cercare la soluzione migliore per entrambe. Ma, finita la stagione estiva, i collegamenti diminuiscono e i prezzi dei voli diventano difficili da sostenere".

"Il primo preventivo è stato scoraggiante: quasi 900 euro per due persone, andata e ritorno con il volo diretto Cagliari-Genova. Una cifra enorme per una mamma che deve semplicemente accompagnare la propria bambina a un controllo medico. Non mi sono arresa e ho cercato alternative - racconta Sophia. Ho valutato la possibilità di volare da Cagliari a Roma e poi proseguire verso Milano, oppure volare da Olbia a Torino, cercando di avvicinarmi alla Liguria e ridurre la spesa. Con questa soluzione, il costo potrebbe scendere intorno ai 250/300 euro per entrambe, ma i voli non hanno le coincidenze nei giorni a me utili nel caso di Torino. Un risparmio importante, certo, ma a quale prezzo in termini di tempo, coincidenze, organizzazione e stanchezza"?

"Poi ho provato a considerare una terza possibilità: la nave.
Effettuando la simulazione emerge che la tratta Olbia-Genova riprenderà soltanto dal 13 maggio 2027. (le tratte verranno interrotte il 31/10/2026). Restano quindi da valutare i collegamenti da Olbia a Livorno oppure da Porto Torres a Genova, ma le navi non partono tutti i giorni e organizzare il viaggio diventa complicato. Si risparmia certo, ma tra nave, treno, taxi, b&b e un tragitto lungo, che comporta coincidenze, attese e spostamenti ulteriori, tutto diventa particolarmente faticoso anche per Emma. Per mia figlia la stanchezza e lo stress non sono dettagli trascurabili: possono incidere anche sugli esami clinici, alterandone i risultati e rendendo più complessa la gestione del suo percorso di cura. Quello che sulla carta sembra un risparmio rischia, quindi, di trasformarsi in un problema molto più grande" - spiega la donna.

"E poi ci sono le spese che spesso non vengono considerate quando si parla di trasporti: il soggiorno, gli spostamenti, le notti necessarie prima delle visite o dopo un ricovero, i pasti e tutti quei costi aggiuntivi che una famiglia deve affrontare per poter essere presente quando serve. A questo punto, da mamma, mi pongo una domanda alla quale non riesco a trovare una risposta: perché si parla di investimenti sulle rotte, di collegamenti capaci di favorire la destagionalizzazione e di opportunità per il turismo, mentre per un cittadino sardo raggiungere un ospedale di riferimento può diventare un’impresa economica e organizzativa?" Si interroga Sophia.

"Perché il diritto alla salute, che dovrebbe essere garantito a tutti, sembra diventare più difficile da esercitare quando si vive su un’isola? E perché, quando una famiglia deve spostarsi per curare il proprio figlio, si trova costretta a scegliere tra un viaggio economicamente insostenibile e uno più economico, ma potenzialmente molto più faticoso per la bambina? Non sto cercando una vacanza a basso costo. Non sto chiedendo un privilegio. Sto cercando un modo per accompagnare mia figlia nel luogo in cui è seguita da cinque anni, per garantirle i controlli di cui ha bisogno senza dover affrontare ogni volta un percorso a ostacoli. Perché il diritto alla salute non dovrebbe dipendere dal luogo in cui si nasce o si vive, né dalla possibilità economica di acquistare un biglietto aereo a prezzi esorbitanti" prosegue Sophia.

"La Sardegna non può diventare un’isola anche nell’accesso alle cure. Dietro ogni tratta, ogni coincidenza e ogni tariffa ci sono persone, famiglie e bambini. Ci sono genitori che cercano di fare tutto il possibile per i propri figli, mentre devono fare i conti con ostacoli che nulla hanno a che vedere con la malattia, ma che finiscono per pesare enormemente sul percorso di cura. Io sono Sophia, sono la mamma di Emma e chiedo soltanto che raggiungere l’ospedale dove mia figlia è curata non diventi un lusso. Perché la salute di una bambina non può aspettare che arrivino la bella stagione, le rotte estive o tariffe finalmente accessibili".

I nomi sono stati sostituiti per garantire la privacy della famiglia.