domenica, 25 luglio 2021

Informazione dal 1999

Cronaca, Bianca

Vertenza Forestas, la Corte dei Conti boccia il nuovo contratto: "convocare i sindacati per riaprire la trattativa"

Si tratta di più di cinquemila lavoratori forestali

Vertenza Forestas, la Corte dei Conti boccia il nuovo contratto:
Vertenza Forestas, la Corte dei Conti boccia il nuovo contratto:
Camilla Pisani

Pubblicato il 16 giugno 2021 alle 06:00

condividi articolo:

Cagliari. La situazione dei lavoratori Forestas è ad un bivio importante: all’indomani della decisione presa dalla Corte dei Conti, che sancisce in modo inequivocabile l’accertata illegittimità del contratto per i cinquemila lavoratori dipendenti, è scontro tra sindacati e politica; la sentenza blocca infatti l’accordo del Coran (Comitato per la rappresentanza negoziale della Regione Sardegna) che avrebbe ufficializzato il passaggio definitivo di oltre cinquemila dipendenti dell’agenzia nel contratto collettivo regionale.

“Il contratto dei forestali, relativo ai lavoratori di idraulica forestale ed idraulica agraria, è scaduto da circa nove anni, per via prima della legge Brunetta e poi della spending review; a luglio del 2015 la legge Brunetta è stata dichiarata incostituzionale, il che ha rimesso in moto le trattative anche per i dipendenti Forestas, che non sono solo forestali. Si è deciso di procedere con una contrattazione pubblica, sostituendo il fino ad allora contratto di tipo privatistico con integrazione in base alle specificità territoriali della Sardegna, facendolo a suon di legge; è stato nominato il Coran, chiamato le sigle sindacali allargando la rappresentanza. Noi come FAI, insieme alla CGIL, abbiamo spinto per mantenere il contratto collettivo nazionale, perché teneva conto di tutte le competenze specifiche dei forestali; ad oggi, vista l’illegittimità della decisione del Coran, ci aspettiamo che il presidente Solinas possa riprendere la trattativa convocando quanto prima le organizzazioni sindacali confederali, trovando una soluzione quanto prima, perché solo grazie al rinnovo del contratto scaduto le famiglie potranno trovare il giusto ristoro” dichiara Bruno Olivieri di FAI Cisl.

"Se oggi ci troviamo in una situazione davvero problematica e paradossale in un momento delicato quale quello dell’avvio della campagna antincendio, la responsabilità sta in capo a chi ha preteso di normare l’inquadramento contrattuale tramite l’intervento legislativo piuttosto che con le normali regole contrattuali previste dalla legge. Non contenti del disastro fatto finora, tutti i partiti che compongono l’arco costituzionale chiedono che l’argomento venga portato in Consiglio regionale per trovare lì una soluzione. Purtroppo, quello che poteva e doveva essere fatto in pochi mesi, se si fosse dato ascolto alle scriventi organizzazioni, è ancora in alto mare a causa della incapacità e protervia di una classe politica e di governo regionale che ha come obiettivo solo il consenso elettorale. La questione vera è che alla classe politica sarda non importa se Forestas funziona bene o male, a loro non importa se i lavoratori hanno o meno un contratto adeguato, a loro interessa quanti voti possono valere alcune scelte anche se queste sono penalizzanti per i lavoratori. Se davvero si volevano migliorare le condizioni dei lavoratori, si sarebbero dovute stanziare risorse vere e sufficienti a garantire il riconoscimento professionale, le particolari condizioni lavorative con indennità specifiche e il riconoscimento delle condizioni di miglior favore: ai forestali non serve un contratto appiccicaticcio ma uno che valorizzi le competenze e le professionalità indispensabili a svolgere le funzioni istituzionali a cui sono chiamati a far fronte. Invece questa Giunta ha scelto la strada del saccheggio del bilancio dell’Agenzia e per fare ciò si è inventata una maggioranza di sigle sindacali non aventi titolo stabilendo, senza certificazione, il periodo in cui andava misurata la rappresentanza” questa la nota di fuoco emessa recentemente da Flai CGIL e FAI Cisl, che ben racconta il clima di tensione attuale.

“Noi, durante gli incontri col Coran, avevamo già segnalato l’irregolarità del contratto proposto, e veniamo accusati da molti sindacati di non volere questo contratto; ma non è così, ed infatti la stessa Corte dei Conti l’ha bocciato. Poi esiste un altro problema, legato alla legge 18, in attesa di sentenza da parte della corte costituzionale, che certamente sarà negativa; ma quando la legge è stata approvata, gli stessi politici erano consapevoli sarebbe stata impugnata dal governo. Quello che ci aspettiamo è che l’assessore dia indicazione al Coran di richiamare le organizzazioni sindacali titolari della contrattazione, per riaprirla. Ad oggi, non siamo stati ancora convocati” afferma Giovanni Perino di FLAI Cgil.

“La separazione dei poteri tra organo esecutivo e di controllo è un pilastro fondamentale della nostra Carta Costituzionale e non sarà sicuramente un sindacato corporativo a sovvertire questo principio. L’arroganza, la strafottenza e il turpiloquio di alcuni personaggi legati ad una certa organizzazione sindacale, la mistificazione dei fatti su tutta la vicenda ha trascinato i lavoratori in una strada senza uscita. Ma i lavoratori, che hanno una tradizione democratica, farebbero bene a non farsi trascinare in azioni sconsiderate e pericolose che anziché risolvere il problema contrattuale rischiano di aggravarlo. Ora arrivati a questo punto, preso atto del clamoroso fallimento dell'azione del Coran e dell'Assessora, la vertenza deve essere assunta dal Presidente della Giunta, al quale chiediamo la convocazione urgente delle OO.SS. confederali al fine di individuare il giusto percorso per arrivare immediatamente alla soluzione” imperativo il comunicato firmato da Bruno Olivieri e Anna Rita Poddesu.

La partita, dai tratti più che complessi, è ancora aperta: al tavolo, su posizioni apparentemente opposte, sindacati e Regione; a rischio il futuro contrattuale di oltre cinquemila lavoratori appartenenti ad un comparto particolarmente importante per la Sardegna, senza dubbio da salvaguardare e tutelare sul fronte dei diritti.