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Cronaca Olbia

Olbia, sit-in famiglie bimbi diabetici: “Qua per sanità gallurese, in partenza altri medici”

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Olbia, 06 luglio 2020 – Dopo la richiesta del sindaco di Olbia, Settimo Nizzi, di non spostare neanche un medico dall’ospedale Giovanni Paolo II, ecco che oggi l’associazione ADG (Associazione Diabete Gallura), scende in piazza e manifesta contro la chiusura dell’ambulatorio di Diabetologia pediatrica che serve 98 minori. Un servizio fondamentale che ha il pregio di seguire i bambini in tutto il loro percorso di crescita caratterizzato da una malattia cronica insidiosa e difficile. L’associazione ha dato vita ad un sit-in all’Ospedale Giovanni Paolo II di Olbia.

“L’ordine di servizio non è cambiato – spiega Pietro Spano, presidente ADG -, l’ambulatorio da domani è chiuso. La turnazione dei pediatri sta comportando la chiusura dell’ambulatorio di diabetologia pediatrica e ciò significa che 100 bambini saranno scoperti, stiamo protestando per questo. Abbiamo parlato con la Solinas: a oggi non c’è stata alcuna smentita ufficiale rispetto all’ordine di servizio”. Il sit-in, però, non riguarda solo la diabetologia pediatrica, ma anche altre situazioni che si sarebbero messe in moto sempre al Giovanni Paolo II.

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“Il discorso è molto più ampio, non riguarda solo pediatria – continua Spano -, parrebbe che da Medicina due medici si spostino verso La Maddalena, da domani un chirurgo dovrà ruotare su Tempio, per cui il presidio sarà a tutela di tutta la sanità gallurese. Le notizie che ci arrivano sono le seguenti: un ordine che parte da Cagliari che Olbia è che costretta a rispettare. Si tappano i buchi, ma si va ad inficiare in questo caso l’Ospedlae di Olbia, ma è tutta la sanità gallurese che è a pezzi. La notizia dell’assenza di anestesisti è vera: è paradossale che in AOU Sassari siano 60 contro i 2/3 di Olbia”.

L’ADG non vuole fare una guerra contro Tempio o La Maddalena, ma desidera porre l’accento sullo stato della sanità gallurese. Una sanità in cui la coperta è troppo corta per rispondere alle esigenze sanitarie dei cittadini. Basti pensare a ciò che patisce l’Ospedale Paolo Merlo di La Maddalena: l’ultimo fatto è stato il “declassamento” per quanto riguarda le urgenze, ma i problemi vengono da lontano. C’è una tac obsoleta che spesso non funziona, c’è la camera iperbarica che però non garantisce le urgenze (qui la nota Assl del 2019). C’è poi la questione del punto nascita, chiuso. Anche Tempio, con il Paolo Dettori, non se la passa meglio: è un ospedale che serve un bacino molto ampio, ma ha bisogno di personale e di un rafforzamento dei servizi alla popolazione.

Sono tutti problemi importanti che non possono essere risolti spostando un medico da qua a là: serve programmazione, servono investimenti, serve un piano sanitario gallurese che prenda in considerazione le specificità di ogni territorio. Perché se è vero che il Giovanni Paolo II è certamente l’hub sanitario principale, è altrettanto vero che gli altri due presidi ospedalieri rappresentano il primo anello della catena sanitaria in territori che si trovano lontano da Olbia. E dato che parliamo di primo anello, non possono non avere i servizi essenziali, non possono non essere al servizio del territorio e del cittadino, non possono non avere personale per andare avanti. Per cui, più che togliere a uno per dare all’altro – creando disservizi e scompensi, bisognerebbe dare a tutti e tre gli ospedali ciò di cui hanno bisogno.

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