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Olbia, Porto Istana devastata: "dobbiamo essere coraggiosi, serve il numero chiuso"

Nella spiaggia più amata di Murta Maria non c'è più sabbia

Olbia, Porto Istana devastata:
Olbia, Porto Istana devastata:
Angela Galiberti

Pubblicato il 30 giugno 2022 alle 18:01

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Olbia. Le sue parole risuonano in aula come se fosse una Cassandra, anche se in realtà il disastro è già avvenuto. A Porto Istana, spiaggia amatissima della frazione di Murta Maria, il carico antropico è eccessivo e il risultato è che ormai non c'è praticamente più sabbia.

Non è una situazione nuova: esiste da anni, ma fino a oggi non ci sono stati interventi mirati alla sua tutela. La differenza sta che oggi qualcuno lo ha detto più chiaramente in aula: si tratta di Ivana Russu, consigliera comunale di minoranza, che disquisendo di alcuni problemi legati alla sicurezza di Murta Maria ha sganciato la "bomba". Vale a dire il numero chiuso a Porto Istana.

"Su Porto Istana voglio dire due cose - ha detto Ivana Russu -. Non si risolvono i problemi aumentando il prezzo dei parcheggi. Sulla questione della spiaggia di Porto Istana sarebbe opportuno dare una commissione ambiente perché, l'ho detto più di una volta, bisogna essere coraggiosi".

Dopo di che, la consigliera Russu va dritta al punto: "Bisogna essere coraggiosi e limitare il numero delle persone su quella spiaggia. Oggi non c'è più sabbia nella prima spiaggia di Porto Istana, nella seconda non esiste più. La seconda spiaggia non esiste più. Bisogna avere il coraggio di tutelare l'ambiente e il territorio. Bisogna spiegare a chi ha le concessioni che chi prenota l'ombrellone può entrare comunque. Immaginiamoci che questa cosa la stanno facendo a Lu Impostu e Cala Brandinchi. E noi non riusciamo a farlo in una spiaggia che è devastata ed è sotto gli occhi di tutti. Non dobbiamo disincentivare l'arrivo dei turisti aumentanod il costo del parcheggio, ma dicendo che solo un numero di persone può sopportare quella spiaggia perché la spiaggia non esiste più. Dobbiamo essere coraggiosi".

E per esserlo davvero, bisognerebbe iniziare a studiare il carico antropico su tutte le spiagge olbiesi e decidere quali possono essere aperte senza limiti e quali, invece, necessitano di una protezione ulteriore.