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La mia Olbia, un mondo scomparso – di Salvatore Careddu

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Olbia, 26 luglio 2020 – Sono ritornato per pochi giorni a Olbia, avevo nostalgia di tutto quello che era e che è stato il mio mondo, dalla mia nascita, all’adolescenza, alla mia giovinezza.

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Nostalgia e ricordi della mia vita che è avvinta e allacciata stretta sul lastrico delle pietre della strada, di quella che era Olbia antica.

Rivedo così la mia Via Romana, la mia prima casa; mia madre quando al mattino si recava, con altre mamme, con zia Giovanna, zia Anita e zia Teresa, per ascoltare la prima messa recitata da Monsignor Cimino, e al rientro provvedere alla sistemazione di noi figli per essere puntuali all’ingresso della scuola.

La memoria è come un giunco d’aria, ha la sua eco di solitudine, avvolge distende e marca gli attimi sottratti alla ragione.

Quella ragione che permetteva a noi adolescenti di vivere dei momenti meravigliosi nel porto vecchio, dove trovavano approdo le navi che con i loro carichi fornivanivano i prodotti per il commercio col continente.

Alle spalle vi era quanto faceva il posto dell’antica e celebre Olbia con la sua chiesa di San Paolo e di San Simplicio, con i suoi piazzali antistanti, teatro di pomeriggi trascorsi a giocare con palle di stracci a piedi nudi.

Come mi è impossibile dimenticare l’impressione che ho provato ogni qualvolta tra la gente, percorrendo Corso Umberto, oppure fermandomi in una delle panchine di piazza Regina Margherita sono rimasto ad osservare le persone che transitavano, cercando di riconoscere tra queste i volti rassicuranti, a me familiari di un mondo che non c’è più.

Dalla piazza avevo modo di rivedere via Olbia e via Garibaldi e la mia via Romana, e con essi ancora mia madre che accudiva con amore e passione, la casa e noi della famiglia, con mio padre che ci appariva come un patriarca austero, ma fragile verso i suoi figli.

Così venne il momento del ritorno e in quel mentre, lasciavo il meraviglioso Golfo della mia Olbia, questi ed altri ricordi venivano distolti dal buio della sera, mentre l’Isola bianca si allontanava e sul mare un raggio di luna illuminava la scia del mondo della mia nuova vita.

Maresciallo Salvatore Careddu

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