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Deiv, ritratto d'artista: diari segreti che diventano canzoni

Davide Moica si racconta: da Olbia a Londra, sound olbiese e canto italiano

Deiv, ritratto d'artista: diari segreti che diventano canzoni
Deiv, ritratto d'artista: diari segreti che diventano canzoni
Camilla Pisani

Pubblicato il 13 gennaio 2021 alle 06:00

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Olbia. Classe 1989, una passione sconfinata per la musica e uno stile dal carattere internazionale: è DEIV, pseudonimo artistico di Davide Moica, olbiese di nascita, londinese d’adozione.

Il suo percorso nell’ambiente musicale comincia da ragazzino: amico storico di Salmo, esplora varie sonorità, passando dal blues al funk all’hip hop, approdando con il suo progetto londinese Sunny Gray al neo-soul.

“DEIV nasce lo scorso gennaio quando stavo ancora a Londra ed ero all’attivo con il mio vecchio progetto inglese SUNNY GRAY”, racconta l’artista olbiese. “Vivevo a Londra da tre anni con la mia compagna e mia figlia, siamo partiti per l’Inghilterra dopo la sua nascita, con un pugno di spiccioli in una tasca e tanti dubbi nell'altra” prosegue Deiv.Una scelta compiuta nel segno dell’incertezza e della precarietà così tipica di questi anni. E qua mi dirai, allora perchè sei partito?” spiega il musicista. “Semplice. Perchè quando non hai nulla da perdere, non hai un lavoro, i tuoi genitori hanno mezzo lavoro in due, e una figlia appena nata credimi che le proveresti tutte. Ho passato il primo anno solo a lavorare per dare stabilità a me e alla famiglia, quasi senza toccare la chitarra o pensare di fare musica.
Non è stato facile trovare un lavoro che ci permettesse di lavorare e prendersi cura di nostra figlia. Musicalmente è stato difficile ripartire da zero senza più una band alle spalle o nessuno che conoscessi. Ho ripreso dopo un bel po’ a suonare e fare qualche live acustico nei bar e agli open mic iniziando così a farmi spazio tra musicisti e artisti locali”.

Da lì, la svolta: “Arrivo così a conoscere i ragazzi di V1TA, tre giovani italiani (Fabio Senna, Simone Gallizio, Luciano Fenudi, sardo anche quest'ultimo ) tra producers e sound-engineers, dando vita appunto insieme a loro al mio ultimo progetto musicale in lingua inglese SUNNY GRAY. Queste sono le persone che hanno creduto nel progetto dal primo giorno (arrivarono poco dopo il mio manager di allora Jgor Beni - OBOROTEN - e i ragazzi della band Riccardo Puddu e Daniel Akaoui), dandomi una mano sia a crescere artisticamente ma soprattutto a spingere la mia musica ovunque, creando alla fine un collettivo chiamato EXILENCE”.

Ma questa strada non è in grado di soddisfare appieno la sensibilità musicale del talento olbiese, che riprende la sua ricerca professionale ed artistica: “Dopo due anni di lavoro e varie release ufficiali, cado ancora una volta nel mio personale vortice di insoddisfazione. Lavoravamo all’ultima release di SUNNY GRAY quando uno dei miei tre collaboratori mi chiese: ‘Hai mai pensato di tornare a cantare in italiano?’. Essendo il classico ‘Mr. No’ risposi subito di non avere nessuna intenzione di cantare in italiano. Semplicemente non mi era mai piaciuta l’idea.  Fin da ragazzino ho sempre preferito scrivere e cantare in inglese, essendo un grande appassionato di musica internazionale (The Clash, Ramones, Nirvana, ecc.). Facevo fatica ad ascoltare canzoni in italiano, anche se non nascondo che i miei primi progetti dai 14 ai 17/18 anni circa erano in italiano, e nel corso degli anni continuai a scrivere i miei diari in italiano. Classici diari di bordo, con dentro le solite confessioni segrete con pensieri random di tutti i giorni. Comunque dissi di no. Ma quella notte non dormii, col pensiero fisso di quella domanda…e della mia solita risposta negativa. E allo stesso tempo pensai a tutte le volte che Mauri (SALMO) negli anni prima mi consigliava sempre di provare a fare quello che facevo ma in italiano".

Dopo anni di carriera musicale anglofona, comincia ad insinuarsi in Deiv l’idea di inaugurare una nuova fase: “Mi sono chiesto, perché invece di tenere da parte tutte quelle confessioni, tutti quei pensieri di una vita, sensazioni, insuccessi e fallimenti non li cantavo e condividevo? Non mi sapevo dare una risposta. O forse la risposta la sapevo ma non la volevo accettare. Ho sempre avuto paura del giudizio degli altri, pensando di non essere mai all’altezza.
Avevo il terrore di mettermi a nudo cantando in italiano perché le persone che conoscevo da una vita mi avrebbero capito. Il giorno dopo andai al lavoro, finito il turno corsi in saletta e dopo un paio d’ore tornai dai ragazzi con il mio primo pezzo scritto in italiano dopo anni. Da quel giorno li, non mi fermai un attimo nello scrivere e cantare in italiano, e nel giro di poco tempo avevo in mano una manciata di provini che mandai subito ad un po’ di amici ristretti per avere dei feedback sui brani. In questa cerchia di amici c'erano Massimo Lonuzzo e Maurizio Pisciottu, persone che negli anni hanno sempre cercato di spronarmi a scrivere e cantare in italiano, ma con scarsi risultati. 
Questa volta era diverso però, mi sentivo pronto”.

Pochissimo tempo dopo quel momento epifanico, arriva una chiamata importante, che avrebbe sancito la “rivoluzione italiana” di Deiv: “mi arrivò la proposta di firmare un contratto con la LEBONSKI360, prima label di Salmo, e tornare in Italia a lavorare con la musica. A 30 anni finalmente avevo capito che il voler cantare in inglese era solo una maschera. A 30 anni ero finalmente riuscito a sbloccarmi, prendere coraggio e far sentire agli altri chi ero veramente, essendone fiero. E ora, quei diari segreti sono diventate le mie canzoni”.

Una storia di immenso talento, di dedizione per la musica e di sacrificio premiato, nata in un anno terribile per tutti i lavoratori della cultura e dello spettacolo: la pandemia ha infatti paralizzato il sistema musica, come conferma il cantante olbiese: “è stato un anno complicatissimo per tutti e per tanti settori, anche se ho rilasciato qualche canzone da luglio, è come se fossi stato messo in modalità pausa per tutto l’anno.

Stare così tanto tempo senza suonare mi ha un po’ messo in difficoltà, non tanto a livello economico ma più per un fattore mentale e spirituale. Per me la musica vive nei concerti e non in un portale di streaming. Quello che mi auguro è di iniziare presto a suonare qualche live. Incrociamo le dita”.

Una fucina, quella musicale olbiese, che pare in grado di sfornare talenti fulgidissimi, apprezzati a livello nazionale e spesso anche internazionale: il primo singolo di Deiv, “TPS: tutto può succedere” ha un titolo insieme narrativo e profetico, un auspicio e una previsione per un futuro in cui la musica torni ad essere protagonista della vita “offline” di ognuno di noi.

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