Wednesday, 29 July 2026
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Pubblicato il 29 July 2026 alle 07:00
Olbia. Il comparto apistico della Gallura e dell'intera Sardegna, sta attraversando una delle fasi più buie della sua storia recente. La campagna 2026 si sta rivelando un disastro economico e produttivo senza precedenti: l'ondata di calore anomalo che ha travolto la primavera, unita a improvvisi e violenti sbalzi termici, ha compromesso le fioriture chiave dell'Isola, azzerando la disponibilità di nettare. A soffrirne di più è la raccolta dell'eucalipto, da sempre polmone finanziario e pilastro per la stabilità delle aziende, andata completamente fallita.
A fare le spese di questo blocco non è solo il fatturato di decine di imprese locali, ma l'intero equilibrio ecologico. Senza la presenza degli apiari viene meno l'impollinazione naturale, elemento indispensabile per la biodiversità vegetale e la produttività agricola. Per frenare il collasso del settore, la Cia Sardegna, attraverso il presidente Michele Orecchioni e il direttore Alessandro Vacca di recente, ha chiesto un incontro urgente all'assessore regionale dell’Agricoltura, Francesco Agus, e al direttore generale Giorgio Onorato Cicalò. Sul tavolo è stat messa la richiesta di una revisione immediata dell'intervento ACA 18, finora paralizzato da complessità burocratiche e risorse insufficienti, e l'istituzione di un sostegno finanziario stabile e strutturale, calcolato direttamente sul numero degli alveari regolarmente censiti.
Una fotografia drammatica quella della situazione del settore apistico che trova riscontro anche su scala nazionale. A tal proposito si leva la voce di Davide Monaco giovane imprenditore olbiese , ideatore della piattaforma digitale Smielati - La strada del miele, dedicata proprio alla promozione del mondo del miele, in tutta Italia. Vivendo quotidianamente a contatto con i produttori della Penisola, e monitorando da vicino anche l'emergenza in Gallura, Monaco offre un punto di osservazione privilegiato per comprendere l'impatto reale di questa crisi.
Dalla sua osservazione privilegiata su scala nazionale, quanto la crisi sarda rappresenta un campanello d'allarme per l'intero sistema apistico italiano?
"Ciò che sta accadendo in Sardegna non è un evento isolato, ma un drammatico avvertimento per tutta l'apicoltura italiana. L'Isola sta anticipando dinamiche ambientali e climatiche — tra calore anomalo, siccità ed incendi — che rischiano di estendersi rapidamente all'intero territorio nazionale. La Sardegna custodisce un patrimonio ecologico e genetico unico: vederne compromessa la sopravvivenza dimostra la fragilità dell'intero comparto di fronte al cambiamento climatico.Quando le api muoiono per assenza d'acqua e di nettare, non crollano solo le produzioni d'eccellenza, ma si incrina la stabilità ecologica e agricola di intere regioni. È un’emergenza che richiede interventi immediati: Stato e Regioni devono erogare ristori diretti e privi di intralci burocratici, perché gli apicoltori non hanno più tempo da perdere. Da parte nostra, a dieci mesi dal lancio della piattaforma La strada del miele, continuiamo a offrire uno spazio gratuito ai produttori per raccontare la qualità del loro lavoro e le difficoltà che affrontano ogni giorno".
In un momento in cui le produzioni crollano, quali strumenti concreti servono secondo lei oggi agli apicoltori, con particolare attenzione per quelli della Sardegna -Gallura per non chiudere i battenti?
"Servono azioni concrete agendo simultaneamente su due fronti prioritari: quello istituzionale e quello di mercato. Sul piano pubblico, le istituzioni devono erogare sostegni economici rapidi e fortemente semplificati, indispensabili per coprire le spese d'emergenza come la nutrizione di soccorso e il ripristino degli apiari danneggiati. Parallelamente, è necessaria una netta rivalutazione del prezzo di vendita: a fronte del crollo delle rese, il miele italiano deve essere riconosciuto e pagato di più per consentire alle aziende di coprire i costi di gestione. Cedere alla tentazione del prezzo basso nella grande distribuzione è un errore strategico che finisce per alimentare l'importazione di prodotti extra-UE di scarsa qualità, penalizzando gravemente le filiere locali. In questo contesto, l'accesso ai canali di vendita diretti e all'e-commerce diventa uno strumento decisivo per intercettare consumatori consapevoli e vendere a cifre che rispecchino il reale valore del lavoro agricolo. Proprio per rispondere a questa esigenza, con La strada del miele lanceremo a breve una piattaforma e-commerce dedicata esclusivamente alle eccellenze certificate del territorio nazionale. Il nostro invito a tutti gli apicoltori, in particolare sardi e galluresi, è quello di unire le forze e contattarci per valorizzare la propria produzione e garantirle il giusto posizionamento sul mercato".
Ma per capire fino in fondo cosa significhi aprire una ciotola o un arnia e trovarla vuota, bisogna ascoltare chi vive questa realtà sulla propria pelle ogni mattina. In Gallura, territorio simbolo di grandi eccellenze ma oggi epicentro della sofferenza produttiva, la voce dei produttori restituisce un quadro di sconforto e resistenza. Per raccontare l'impatto devastante di questa stagione ecco un testimone diretto del settore, presente in Gallura. Abbiamo incontrato Stefano Furini ad Olbia dell'azienda apiaria L'Isola delle Api
Furi ci racconti come sta impattando questa emergenza sulla vostra azienda e quali strategie concrete state mettendo in atto contro il caldo estremo, di fronte a una crisi che per preoccupazione ha precedenti nel passato?
"Stiamo vivendo con grande apprensione questo periodo molto difficile e complesso, dovuto all'emergenza climatica che si manifesta con lunghi periodi di siccità e temperature proibitive. Chi vive di agricoltura è consapevole che ci possono essere delle stagioni difficili, ma il dover affrontare mancati raccolti una stagione dopo l'altra rende quasi impossibile la sopravvivenza economica di aziende come la mia, che vivono dei prodotti dell'alveare. Inoltre, è sempre più complicato gestire il flagello delle api: l'acaro Varroa destructor, che trova gli insetti in situazioni di forte stress e con le difese immunitarie compromesse dalla mancanza di polline e nettare, gli elementi base della loro dieta. Le temperature molto elevate asciugano il nettare e bruciano i fiori in poco tempo, non permettendo alle api di lavorare per loro e per noi. Purtroppo non ci sono molte strategie che possiamo adottare per contenere i danni, se non quella di proteggere gli alveari in cui vivono con materiali coibentanti ed evitare che la cera con cui sono formati i telaini si sciolga, portando alla morte certa le famiglie. Ma è un piccolo aiuto in un mare di difficoltà. Una cosa è certa: se non ci saranno aiuti economici da parte degli enti preposti, siamo destinati a chiudere le nostre attività, perdendo un bagaglio di esperienze che abbiamo accumulato in una vita di lavoro. Ma il vero danno sarà quello di assistere al declino degli insetti pronubi più efficaci e generosi che esistano: le api. I risvolti economici di un tale declino, per la società, saranno drammatici. Quello che temo è che chi di dovere si riempia la bocca di bei propositi, ma alla fine non intervenga concretamente, creando le condizioni per la scomparsa dell'apicoltura".
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