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Sardegna e test Covid per entrare: ecco cosa succede nel mondo

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Olbia, 26 maggio 2020 – In questi giorni, il presidente della Regione Sardegna Christian Solinas è molto criticato (non da tutti, per la verità) per la volontà di chiedere ai viaggiatori in ingresso nell’isola un certificato che attesti la negatività al Coronavirus Sars-Cov-2. L’obiezione che viene fatta è che, secondo i detrattori, in questo modo si chiuderebbero le frontiere e si impedirebbe al turista di entrare come se, nel resto del mondo, questi paletti non vi fossero.

Davvero è così? Nel resto del mondo non ci sono paletti di ingresso? Abbiamo provato a fare una verifica e abbiamo scoperto che non è proprio così: non è vero che nel resto del globo terracqueo i trasferimenti da uno Stato all’altro saranno liberi come prima. Non ci credete? Facciamo un rapidissimo giro nel mondo e vediamo cosa succede altrove.

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Partiamo dalla nostra isola sorella, la Corsica: anch’essa meta di turismo internazionale, anch’essa alle prese con la paura del Coronavirus. Ebbene, notizia del 24 maggio è che il Comitato scientifico dell’Assemblea Corsa sta valutando di chiedere una certificazione negativa al Covid o un test sierologico per l’ingresso dei turisti. Qui la fonte originale.

Rimanendo nel Mediterraneo, torniamo in Italia: anche la Sicilia vuole il “passaporto sanitario” e fa pressing sul Governo Conte. Qui la fonte. Stessa storia per la Puglia, che non è nemmeno un’isola: ecco l’articolo del Codacons.

La Spagna sta elaborando un piano per la ripartenza del turismo insieme a Bruxelles. Al momento (qui la notizia di El Mundo pubblicata oggi), il governo spagnolo sta pensando di aprire dei corridoi tra regioni e Stati con il medesimo livello di pandemia. La ministra Reyes Maroto ha dichiarato che sono necessarie garanzie di sicurezza.

Caso particolare le Isole Canarie, le quali stanno portando avanti un progetto sperimentale: il passaporto sanitario digitale con l’Organizzazione mondiale del turismo. Qui i dettagli.

In Grecia, al momento, sono in vigore queste regole per chi viene dall’estero: “Autoisolamento obbligatorio di 14 giorni per chiunque arrivi dall’estero in Grecia. I passeggeri in arrivo all’Aeroporto Internazionale di Atene – fatta eccezione per quelli in transito – devono sottoporsi a un test per il coronavirus, che viene effettuato presso una struttura alberghiera. In caso di esito negativo ci si può recare al proprio alloggio per iniziare il periodo di autoisolamento” (fonte: Ambasciata italiana ad Atene).

In Austria si salta la quarantena con un tampone o presentando un certificato di negatività. In Islanda, per ora, quarantena di 14 giorni per chi arriva: dal 15 giugno, giorno in cui dovrebbero riaprirsi le frontiere turistiche, potrebbe essere richiesto di fare un test per il Covid-19. (Qui l’articolo).

In generale, gli Stati stanno siglando tra loro accordi bilaterali per aprire corridoi turistici con protocolli condivisi. Così ha fatto la Croazia con Germania e Austria.

Insomma, il “liberi tutti” non c’è da nessuna parte, anzi: vige il “mors tua vita mea”.

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