Sunday, 11 January 2026
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Pubblicato il 11 January 2026 alle 09:00
Olbia. Tutti noi siamo stati bambini, ma questo, spesso lo dimentichiamo. Soprattutto quando si tratta di educare, a nostra volta, i figli se siamo genitori o, più in generale, le nuove generazioni se abbiamo qualunque ruolo educativo nei loro confronti. Dimentichiamo le emozioni che provavamo e le reazioni che avevamo. Dimentichiamo ciò di cui avevamo bisogno, presi da una lotta interiore tra ciò che ci è stato insegnato e le reali esigenze del bambino che ci sta di fronte. Come fare la cosa giusta? Non esiste una ricetta valida per tutti e in ogni caso, in quanto l’essere umano è unico le circostanze sempre diverse. Sta a noi, attraverso un ascolto consapevole - dell’altro e di noi stessi – trovare, di volta in volta la soluzione migliore. In questo viaggio alla scoperta dei bisogni e dei sentimenti che albergano in ognuno di noi ci guiderà l’esperta Michelle Oetterli, fondatrice della scuola d’emozioni cittadina Magical Dots JR.
“Spesso appariamo ai bambini come se fossimo sempre stati adulti – introduce Michelle – Molte volte ci chiedono: “Ma anche tu sei stato piccolo?”. A questo proposito è importante far vedere loro delle nostre foto di quando eravamo bambini. È importante sia per loro che per noi, in quanto, questo, può esserci utile nel rammentarci il nostro ruolo di educatori”. È vero infatti che - anche se in molti casi ce ne dimentichiamo – in passato, abbiamo provato tutte le emozioni che oggi provano loro. Ma cosa fare se noi non abbiamo imparato a gestirle perché non ci è stato insegnato?
“Quando i nostri figli mostrano emozioni forti, spesso non sappiamo cosa fare – continua la dott.ssa Oetterli - Anche perché i bambini di oggi non sono più i bambini di una volta. Sono cambiati i tempi, è cambiato il mondo, è cambiata la loro realtà rispetto alla nostra. A noi, da bambini, è stato insegnato a fare da bravi, a non mostrare le emozioni, ad essere obbedienti. Bastava uno sguardo per farci stare in silenzio. Chiunque poteva zittirci, darci uno sculaccione e questo, non solo era approvato dai nostri genitori, ma spesso poi a casa “prendevamo il resto”.
Quando i nostri figli, con la loro difficoltà nella gestione degli stati emotivi e di ciò che provano, ci mettono di fronte alla nostra incapacità, questo ci manda in crisi. I bambini, del resto, non conoscono falsità ed esprimono, a modo loro, tutto ciò che provano, nella maggior parte dei casi con atteggiamenti e comportamenti forti e “sconvenienti”. Non si trattengono: se vogliono fare i “capricci” si buttano per terra, pestano i piedi, piangono. Se hanno rabbia la mostrano. Se sono tristi questo emerge. Fanno spesso domande scomode. Oggi sono anche più veri, autentici e ribelli rispetto al passato. E noi genitori, quando un bambino fa qualcosa che “ci mette in imbarazzo” davanti agli altri, reagiamo con rabbia e frustrazione, magari mettendoli in punizione non tanto per educarli quanto per “vendicarci” per la brutta figura che ci hanno fatto fare. Questo però non è funzionale. Cosa fare in quei momenti?
Risponde Michelle: “Le domande da porci in situazioni del genere sono: “Cosa sta accadendo dentro di me? Quali nervi scoperti sta toccando il comportamento di mio figlio? Quali ferite non ancora guarite ed elaborate?” e poi accettare che possiamo anche essere sopraffatti dalle emozioni che ci rimandano i nostri figli. Tuttavia, possiamo sempre sederci accanto a loro, lasciarli sfogare e dire: “Queste tue forti emozioni mi destabilizzano e non so come aiutarti, ma sono qui per te. Possiamo affrontarle insieme. Non sei solo! Anche io, alla tua età, ho sentito ciò che tu senti ora e vorrei che tu stessi meglio. Come posso aiutarti?” La presenza è più importante del superamento della crisi emotiva. E questo vale sia per i bambini che per gli adolescenti. Anche nel “gioco del tiro alla fune” per la detenzione di potere e autorità dove si perde il dialogo con i figli: ci sentiamo persi, abbiamo paura che i nostri figli prendano strade sbagliate e che succeda loro qualcosa di male. Ma quello che ogni figlio in realtà vuole è sentire la nostra presenza e vicinanza. Sapere che noi ci siamo, che le regole ci sono. E anche se spesso c’è una guerra emotiva in corso, vogliono sentirsi protetti, al sicuro. Vogliono essere visti, vogliono sentirsi dire anche di no”.
Insomma, ciò che più importa nell’educazione dei figli è la presenza che si esprime nel considerare importanti i loro bisogni. E i bambini e gli adolescenti hanno bisogno di regole per sentirsi al sicuro. Anche noi siamo stati bambini e rivedere nelle reazioni dei nostri figli il nostro bambino interiore e capire di cosa avevamo bisogno noi, può esserci utile oggi per comprendere, aiutare e guidare loro.
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