Wednesday, 21 January 2026
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Pubblicato il 21 January 2026 alle 16:30
Olbia. Daniele Gala è un artista olbiese che si è fatto conosce ed apprezzare nel corso di questi anni, perchè incarna la figura del ricercatore sonoro e visivo, capace di muoversi con eleganza tra la profondità delle radici sarde e le suggestioni della musica d’autore contemporanea.
Cresciuto in una terra di contrasti come la Gallura, Gala ha saputo trasformare il patrimonio identitario dell'isola in un linguaggio universale. La sua proposta artistica non è mai un semplice esercizio di stile, ma un viaggio introspettivo: attraverso l'uso sapiente della lingua logudorese e sonorità che spaziano dall'acustico all'evocativo, l'artista esplora temi universali come la libertà, la memoria collettiva e il legame ancestrale con le tradizioni, come quella delle maschere di Mamoiada.
Con il suo ultimo progetto Daniele Gala conferma la sua maturità artistica, presentandosi come un ponte tra il passato millenario della Sardegna e un futuro in cui la musica torna a essere custodia di valori e impegno civile. Ecco quindi che proprio in un’epoca di suoni globalizzati, c’è chi sceglie di tornare alla terra, non come rifugio, ma come trampolino verso il futuro. A marzo vedrà la luce "SINNOS", il nuovo EP che promette di tracciare un solco profondo nel panorama della musica d’autore isolana. Tre tracce scritte interamente in sardo logudorese, dove la lingua non è solo un mezzo di comunicazione, ma un vero e proprio strumento musicale che risuona di storia e identità.
Il progetto si avvale di collaborazioni d’eccellenza: dal Mix Noise Studio di Giuseppe Spanu per la cura del suono, allo Studio Galania di Antonio Secchi per l’estetica visiva, fino al montaggio video di Angelo Mendula. "SINNOS" non vuole essere solamente un disco, ma un atto di resistenza culturale. La scelta della lingua logudorese, unita a una produzione moderna e curata, dimostra che la tradizione sarda non è un reperto da museo, ma una materia viva, capace di emozionare e parlare alle nuove generazioni. L'appuntamento è fissato per la prossima primavera: un risveglio sonoro che promette di lasciare il segno.
Abbiamo incontrato l'artista per farci raccontare la genesi di questo suo nuovo "sentiero".
Perché hai scelto "SINNOS" come titolo e cosa rappresenta questo lavoro per te? "SINNOS è il nome che ho scelto per il sentiero di queste canzoni. È un EP dove parole e suoni risuonano insieme al ricordo. Ho voluto che queste tre tracce fossero interamente in lingua sarda, nella variante logudorese, per onorare una terra millenaria che continua a cambiare ed arricchirsi nel tempo".
Il disco si apre con "Zente" (Gente), un brano che sembra avere un significato molto personale. Chi è la voce che sentiamo? "In "Zente" racconto la visione di un mondo dove i bambini abbiano uno spazio sicuro per giocare e crescere. È il mondo che vorrei custodire per mia figlia Grace; è sua la voce che apre e chiude la canzone pronunciando la parola “LIBEROS”. Essere liberi non è soltanto una fortuna, ma un impegno costante che richiede presenza e intenzione".
Dall'impegno civile si passa a quello antropologico con "Viseras" (Maschere). Qual è il legame con Mamoiada? ""Viseras" esprime l'identità nella tradizione del carnevale mamoiadino. È un viaggio tra il sacro e il profano, una riflessione sulla ciclicità e sul rapporto di sangue che crea un filo rosso, unendo profondamente il sentimento di questo pensiero".
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