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Olbia e la mappa delle opere incongrue: le trappole della città sull’acqua

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Olbia, 12 Settembre 2016 –  La stagione delle piogge si avvicina e con essa la paura per una possibile alluvione. Nel 2013, il Ciclone Cleopatra si è abbattuto su Olbia il 18 Novembre; il 2014 è stato un anno di grazie poiché il maltempo non ha creato che i “soliti problemi”; nel 2015 l’alluvione è arrivata il primo ottobre.

A quasi tre anni dalla prima alluvione e a quasi un anno dalla seconda, Olbia non è ancora stata messa in sicurezza. Ad oggi, l’unico piano strutturato è il Piano Mancini, il quale – secondo l’atto di indirizzo da poco approvato dal Consiglio Comunale – dovrà passare le forche caudine di un tavolo tecnico insieme alle altre due proposte messe in campo nei mesi passati: il canale scolmatore dello Studio d’Equipe e il piano Olbia Futura (una maxi vasca di laminazione più un canale scolmatore) proposto, in campagna elettorale, dal sindaco Settimo Nizzi. Entro trenta giorni questo tavolo dovrà attivarsi e, nella discussione, sarà coinvolta anche la cittadinanza.

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Il tempo, però, stringe: Olbia è, da questo punto di vista, nelle mani di Dio (o del destino), per questo bisogna accelerare i tempi. Nell’Atto di indirizzo sulla Mitigazione del rischio idrogeologico, consultabile sull’Albo Pretorio del sito istituzionale, si specifica che l’abbattimento delle cosiddette Opere Incongrue dovrà andare avanti. Di queste opere si è detto tanto, tranne una cosa fondamentale: sono disseminate lungo i principali canali olbiesi (Seligheddu, Gadduresu, San Nicola) e si trovano sparpagliate su tutto il territorio comunale (dal centro alla periferia, passando per l’agro).

Solo mettendo queste opere incongrue (per lo più ponti da abbattere e rifare) su una mappa si comprende quanto sia esteso il rischio idrogeologico in città e quanto sia urgente la loro eliminazione. Olbia è disseminata di “trappole”, strozzamenti, tappi, colli di bottiglia; opere che riducono lo spazio in cui l’acqua può passare e che, durante le due alluvioni, aggravano le esondazioni. I progetti per l’abbattimento di queste opere sono quasi ultimati e, se tutto va come deve andare, entro questo mese saranno approvati e poi andranno in appalto. A dettare i tempi non è la politica (anche se bisogna ringraziare la passata amministrazione per aver compiuto delle scelte precise in tal senso, benché possano non piacere), ma è l’elefantiaca burocrazia italiana: il mostro dalle mille teste, nemico di ogni messa in sicurezza, di ogni programmazione e di ogni pianificazione.

(Ci scusiamo se nella mappa vi è qualche imprecisione)

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