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Olbia, manufatto imbottito di capelli al Pozzo sacro di Sa Testa: interviene l'esorcista don Gianni Sini

L'esorcista della Diocesi di Tempio-Ampurias recupera due insoliti oggetti a Sa Testa

Olbia, manufatto imbottito di capelli al Pozzo sacro di Sa Testa: interviene l'esorcista don Gianni Sini
Olbia, manufatto imbottito di capelli al Pozzo sacro di Sa Testa: interviene l'esorcista don Gianni Sini
Patrizia Anziani

Pubblicato il 13 October 2026 alle 10:30

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Olbia. Una piccola figura antropomorfa modellata con un impasto chiaro, apparentemente a base di farina, acqua e sale, nel quale sono stati inglobati numerosi capelli scuri, concentrati soprattutto all’altezza del ventre. È il singolare manufatto rinvenuto nel vestibolo del Pozzo sacro di Sa Testa, uno dei monumenti nuragici più importanti di Olbia e della Gallura: un oggetto enigmatico, che richiama le pratiche della magia popolare e che ha reso necessario l’intervento di un sacerdote esorcista.

Si tratta di don Gianni Sini, esorcista della Diocesi di Tempio-Ampurias e parroco di Nostra Signora de La Salette a Olbia. Chiamato sul posto nel pomeriggio di lunedì 12 ottobre, il sacerdote ha preso in consegna la figura insieme a un secondo piccolo involucro, anch’esso ritenuto di possibile natura rituale.

In foto a destra la bambolina poggiata sulla pietra

A notare la statuetta era stato un giovane, venerdì scorso, durante una visita al sito. Era appoggiata su alcune pietre del vestibolo, la cui disposizione irregolare la rendeva difficile da scorgere. In un primo momento il ragazzo aveva pensato a un’imitazione della Dea Madre, la celebre statuetta prenuragica, ma si trattava in realtà di un impasto plasmato grossolanamente. Esposto alle intemperie, che ne favoriscono il progressivo essiccamento e deterioramento, appariva come cotto al sole e solcato da crepe dalle quali spuntavano fili scuri. Durante il sopralluogo l’esorcista ne ha esaminato con attenzione la conformazione: “È proprio modellato per realizzare una bambolina”, ha osservato.

La figura presenta una testa riconoscibile, le braccia aperte e un corpo allungato. I capelli sembrano essere stati incorporati direttamente nell’impasto, soprattutto nella parte centrale. “Si tratta di una caratteristica che richiama, almeno sul piano delle possibili interpretazioni, i simulacri antropomorfi utilizzati nelle pratiche della magia imitativa o simpatica, nelle quali un oggetto può rappresentare simbolicamente una persona”, afferma don Gianni.

Quale potrebbe essere, dunque, lo scopo della bambolina? E a chi sarebbe stata destinata? Il sacerdote invita alla prudenza: “Per comprenderne la finalità sarebbe necessario conoscere le intenzioni di chi lo ha realizzato e sapere a chi fosse diretto. La sola osservazione non consente di stabilire né il destinatario né la natura del presunto rituale". L’elemento più singolare resta la presenza dei capelli nel ventre: nelle credenze magico-popolari, spiega don Gianni, capelli, unghie o frammenti di indumenti possono essere associati a piccoli simulacri per rappresentare una persona e, secondo il principio della magia imitativa, anche le trasformazioni subite dall’oggetto possono assumere un significato simbolico riferito al destinatario.

L’esposizione al sole e alle intemperie apre così un interrogativo: l’essiccamento dell’impasto e il suo possibile disfacimento erano parte del presunto rituale? “Non è possibile stabilirlo. Così come non esistono elementi sufficienti per collegare con certezza la presenza dei capelli nel ventre a un maleficio diretto contro la salute, la fertilità o una gravidanza”, spiega il sacerdote. Il significato della figura rimane quindi oscuro, ma la sua fattura è apparsa abbastanza insolita da richiamare l’attenzione dell’esorcista, che ha colto l’occasione per ricordare altri episodi impressionanti incontrati negli anni del suo ministero.

In un cimitero di Olbia, racconta, era stata ritrovata accanto a una sepoltura una testa di animale, riconducibile a un cinghiale, trafitta da numerosi chiodi e spilli e in avanzato stato di decomposizione: una vicenda che aveva coinvolto anche i carabinieri. In un’altra circostanza, sempre nei pressi di una tomba, gli erano stati segnalati un coltello arrugginito e una pergamena con un lungo elenco di nomi. Un episodio altrettanto oscuro, meritevole di ulteriori accertamenti da parte dei militari. Sono testimonianze che restituiscono la varietà degli oggetti con cui l’esorcista si è confrontato nel tempo, in contesti che egli riconduce alla “sfera delle pratiche magiche e dei presunti malefici”. Si tratta di episodi distinti, che non è possibile collegare a quanto emerso nel sito nuragico Sa Testa. Dove, peraltro, la bambolina di farina e sale non era l’unica presenza insolita.

Domenica scorsa, durante un evento organizzato al pozzo sacro, era stato notato un altro oggetto, simile a una grande “caramella ripiena”, chiuso da tessuti colorati legati con nastri e presumibilmente contenente i materiali necessari al rito. A differenza della figura antropomorfa, si trovava in posizione ben visibile, non lontano dal grande pannello che illustra il monumento in più lingue. Scambiato inizialmente per un rifiuto, era stato raccolto e gettato nel cestino; ieri è stato ripescato e mostrato al sacerdote. Don Gianni li ha presi in consegna entrambi, spiegando che alcuni dei manufatti raccolti nei suoi interventi vengono benedetti e conservati in una collezione personale, che utilizza durante incontri e conferenze per illustrare le diverse forme materiali delle pratiche magiche e delle credenze popolari.

 

 

Il nuovo caso di oggetti estranei abbandonati in un sito archeologico solleva però una questione che va oltre l’interpretazione religiosa: la tutela del patrimonio pubblico. “Sarebbe opportuno intensificare i controlli, anche per accertare l’eventuale presenza di nuovi oggetti di questo tipo in futuro”, osserva il sacerdote, non escludendo che episodi simili possano ripetersi. Quanto alle teorie che attribuiscono alle pietre degli antichi monumenti presunte energie benefiche, don Gianni è netto: “sono pura fantarcheologia”. Restano senza risposta le domande sulla provenienza dei due oggetti e sulle intenzioni di chi li ha confezionati e lasciati sul posto. Un mistero che si aggiunge ai precedenti registrati nei siti nuragici olbiesi e che rende ancora più urgente la questione della loro salvaguardia.