Sunday, 25 October 2026
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Pubblicato il 25 October 2026 alle 19:54
Olbia. Chi frequenta la Biblioteca civica Simpliciana lo conosce di sicuro, anche senza saperne il nome. È il sorriso che accoglie il pubblico in sala conferenze prima di una presentazione, la persona a cui si chiede un’informazione e che, mentre risponde, sembra già sapere di cosa si avrà bisogno subito dopo. Matteo Micozzi, in biblioteca, c’è da vent’anni. E quando gli si chiede di raccontarsi, la prima cosa che dice non riguarda il lavoro, ma la vita. “In biblioteca ci ho vissuto la seconda parte della mia vita”. La prima è cominciata lontano dalla Sardegna, all’Aquila, la città in cui è nato e che quest’anno è Capitale italiana della cultura. A Olbia arriva nel luglio del 2003. Nel giugno del 2005 sposa una donna di Ozieri, l’anno dopo nasce la prima figlia, nel 2010 la seconda. E proprio nel 2006, mentre la sua famiglia comincia a crescere, comincia anche la sua storia dentro la biblioteca. Due inizi quasi in contemporanea, che nel suo racconto finiscono per intrecciarsi.
Il suo primo incarico è quello di mediatecario. La mediateca, allora, era una sede separata, con le sue postazioni informatiche, in un periodo in cui avere un computer in casa e una connessione a Internet era tutt’altro che scontato. “Nel 2006 abbiamo iniziato a sistemare i computer. Allora i telefoni cellulari non erano evoluti come oggi, Facebook non era alla portata di tutti, c’era ancora il modem e l’Adsl. Non tutti avevano un computer in casa e la mediateca era molto frequentata”.
È un’immagine che oggi sembra lontanissima: studenti, ragazzi e adulti che si alternavano davanti agli schermi per qualche ora di connessione, una piccola finestra sul mondo in una città che stava cambiando in fretta. Con gli anni la mediateca si è trasformata insieme ai suoi utenti, fino al 2013, quando arriva l’integrazione con gli altri servizi bibliotecari sotto la direzione del dottor Marco Eugenio Ronchi. È l’inizio di una nuova fase per la Simpliciana.
Micozzi, dipendente dell’Aspo, prosegue la propria attività in una biblioteca che, nel corso dell’ultimo decennio, ha ampliato i propri servizi e rafforzato il proprio ruolo nella vita culturale cittadina, ospitando autori di rilievo internazionale, premi letterari e appuntamenti capaci di richiamare un pubblico sempre più ampio. In questo percorso gli viene affidata la sala conferenze, il cuore degli incontri pubblici della biblioteca: presentazioni di libri, dibattiti e iniziative che negli anni hanno portato alla Simpliciana autori, studiosi e cittadini. “È una parte fondamentale della mia vita”, racconta. “Ho cominciato con la mediateca, quando il rapporto delle persone con l’informatica era completamente diverso. Poi, con l’integrazione dei servizi nel 2013, abbiamo iniziato a lavorare in maniera sempre più coordinata. In questi anni la biblioteca è cresciuta e si è evoluta, e io sono cresciuto insieme a lei”.
Ma il suo rapporto con la biblioteca non si esaurisce nell’attività professionale. Nel 2017 è tra i fondatori dell’associazione Amici della Biblioteca Simpliciana, nata dall’iniziativa di un gruppo di persone accomunate dal desiderio di sostenere e valorizzare il patrimonio culturale cittadino. Tra i promotori figurano lo stesso Marco Eugenio Ronchi, insegnanti, giornalisti e personalità della vita culturale olbiese, tra cui i dirigenti scolastici Gianni Muzzu e Gigi Antolini.
“Nasceva soprattutto dalla volontà di supportare la biblioteca”, ricorda Micozzi. “Eravamo un gruppo di amici, persone che avevano a cuore questo luogo e volevano contribuire alla sua attività. All’inizio immaginavamo un’associazione diversa da quella che è diventata oggi. Nel tempo siamo cresciuti, abbiamo ampliato le iniziative e costruito nuove collaborazioni. La nostra sede è all’interno della biblioteca, grazie alla disponibilità del Comune di Olbia, e questo ci consente di destinare le risorse soprattutto alle attività culturali”. Dal 2024 ne è presidente, un incarico che vive con la consapevolezza del ruolo che l’associazione ricopre in città. “È una grande responsabilità, perché parliamo di un’associazione che opera in quello che io considero l’universo della cultura olbiese. La biblioteca è una stella polare. Attorno a essa gravitano tante associazioni e tante realtà che hanno trovato uno stimolo anche nel lavoro svolto in questi anni. Oggi, fortunatamente, le presentazioni dei libri e gli incontri culturali si organizzano anche in altri luoghi della città, ma la biblioteca continua a mantenere un ruolo centrale”.
Le attività dell’associazione spaziano su più fronti. “Abbiamo realizzato quattro edizioni di Scienze in Piazza, organizziamo presentazioni di libri, incontri letterari e visite ai luoghi legati alla letteratura. Cerchiamo di proporre almeno un appuntamento al mese nel settore letterario. Abbiamo portato le nostre iniziative anche fuori dalla biblioteca. Penso agli incontri dedicati all’archeologia della Basilica di San Simplicio, dove siamo stati accolti dal parroco don Antonio Tamponi, oppure alle attività al Community Hub e alla partecipazione alla Fiera delle associazioni”. Proprio il dialogo con le altre realtà cittadine è, per il presidente dell’associazione, uno degli aspetti più preziosi. “È molto importante, perché permette di conoscere altre realtà e di confrontarsi. Olbia è una città che accoglie persone provenienti da luoghi diversi, con esperienze e culture differenti. Io stesso non sono originario della Sardegna, vengo dall’Aquila. Credo che questa pluralità rappresenti una ricchezza e che le associazioni possano contribuire a valorizzarla”. A ventitré anni dal trasferimento in Sardegna, il legame con la sua terra d’origine resta intatto. “L’Aquila è la mia città. Il terremoto è stato un trauma, ma vedere come una comunità riesca a rialzarsi dimostra anche la forza dell’essere umano”. Accanto alle radici, però, c’è Olbia, la città che lo ha accolto e nella quale ha costruito la propria vita. Una doppia appartenenza che non cancella le origini, ma le affianca a nuove relazioni e responsabilità. Oggi l’associazione è in crescita e uno spazio importante è riservato ai più giovani. “Siamo circa quaranta soci, con esperienze e competenze diverse, tra cui archeologi, docenti e professionisti di vari settori. Ci sono anche giovani molto attivi, come Simone e Salvatore, che partecipano con entusiasmo alle nostre iniziative. È un aspetto importante, perché dimostra che anche nelle nuove generazioni esiste il desiderio di contribuire alla vita culturale della città”.
Lo sguardo è già rivolto ai prossimi mesi. “Stiamo lavorando con l’amministrazione comunale a un ciclo di incontri dedicati alla storia, che potrebbe spaziare dall’antica Roma al diritto romano. Abbiamo un nuovo socio che si occupa proprio di diritto romano e che vorrebbe sviluppare questa proposta insieme a noi”. Anche le scuole sono al centro dei nuovi progetti. “Siamo già stati contattati da una scuola per avviare attività di aiuto e potenziamento. Inoltre, stiamo preparando un concorso letterario rivolto agli studenti. È un progetto al quale teniamo molto, ma per il momento preferiamo non anticipare ulteriori dettagli”.
Il futuro degli Amici della Biblioteca Simpliciana guarda dunque anche alle nuove generazioni, con l’obiettivo di avvicinare i ragazzi alla lettura, alla conoscenza della storia e alla partecipazione culturale. Per il presidente Matteo Micozzi, tuttavia, il significato di questo impegno sembra andare oltre l’organizzazione degli eventi. C’è la consapevolezza del valore sociale di una biblioteca, della sua capacità di mettere in relazione persone differenti, offrire opportunità di conoscenza e contribuire alla crescita di una comunità. La sua storia personale racconta anche una parte della trasformazione di Olbia: dalla città in cui, vent’anni fa, si frequentava la mediateca per utilizzare un computer e collegarsi a Internet, a quella in cui la biblioteca è diventata un punto d’incontro per associazioni, studiosi, autori e cittadini.
C’è infine spazio per una curiosità. Nelle scorse settimane Micozzi è stato anche tra le comparse delle riprese di “Un weekend da bamboccioni 3”, il film Netflix con Adam Sandler e Salma Hayek girato nel centro storico di Olbia. “È stata una bella esperienza. Ho conosciuto tante persone che lavorano a Olbia, ma anche di fuori, che hanno fatto questa esperienza per la prima volta. Qualcuno invece lavorava già con la produzione cinematografica e quindi mi diceva un po’ di trucchi del mestiere. C’era chi era abituato, c’era chi aveva lavorato con la Rai, chi lavorava per la prima volta”.Un’esperienza fuori dall’ordinario, prima di tornare al lavoro di sempre: i prossimi incontri da organizzare, il ciclo dedicato alla storia, il concorso per le scuole. Tutto, come sempre, a partire da quella che lui stesso definisce la stella polare della cultura olbiese.
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