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Olbia, da “Li molti e molti” al Natale: un pomeriggio all'insegna dei ricordi, delle tradizioni e del dialogo tra generazioni

Nonna Lina e nonna Marinella raccontano ai bambini le tradizioni della Gallura

Olbia, da “Li molti e molti” al Natale: un pomeriggio all'insegna dei ricordi, delle tradizioni e del dialogo tra generazioni
Olbia, da “Li molti e molti” al Natale: un pomeriggio all'insegna dei ricordi, delle tradizioni e del dialogo tra generazioni
Barbara Curreli

Pubblicato il 02 November 2026 alle 18:00

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Olbia. La memoria che si fa incontro: nonna Lina e nonna Marinella raccontano ai bambini le tradizioni della Gallura. Da “Li molti e molti” al Natale: alla scuola primaria di Santa Maria del Terzo circolo didattico di Olbia, un pomeriggio speciale all'insegna dei ricordi, delle tradizioni e del dialogo tra generazioni. Un pomeriggio speciale, ricco di emozioni, curiosità e ricordi, quello vissuto mercoledì 28 ottobre dagli alunni della classe 4^A del Terzo Circolo Didattico di Olbia, plesso Santa Maria, protagonisti di un incontro dedicato alla riscoperta delle tradizioni galluresi.

Ospiti, due nonne, Lina e Marinella, accolte dai bambini con grande affetto, entusiasmo e calore, in un clima di autentica partecipazione e condivisione. L'iniziativa, dal titolo “Li molti e molti - La memoria delle tradizioni galluresi nei racconti dei nonni”, nasce dalla volontà delle insegnanti di dare continuità a un percorso educativo avviato lo scorso anno scolastico, con l'obiettivo di avvicinare i bambini alle proprie radici culturali e mantenere vive le tradizioni del territorio. L'incontro si è concentrato principalmente sulle antiche consuetudini legate a “Li molti e molti”, la ricorrenza gallurese dedicata alla commemorazione dei defunti, anche al Natale di un tempo.

Particolarmente significativo è stato il racconto dedicato a “Li molti e molti”, durante il quale le due nonne hanno ripercorso anche le origini e il significato più profondo di questa antica consuetudine gallurese. Hanno ricordato, in particolare, l'usanza di collocare un piatto caldo sul davanzale della finestra, affinché potesse essere destinato ai mendicanti e a chiunque si trovasse in difficoltà e avesse bisogno di un pasto. Un gesto di generosità e solidarietà che racconta molto dei valori di un tempo, quando la commemorazione dei defunti si intrecciava profondamente con la carità e l'attenzione verso il prossimo.

Le nonne hanno inoltre rievocato la cosiddetta “Cena delle anime”, un'antica usanza secondo la quale, in occasione della ricorrenza, si imbandiva la tavola in onore dei defunti, preparando diverse pietanze. La tavola diventava così un luogo simbolico di ricordo e di legame con i propri cari scomparsi, in un'atmosfera familiare e carica di significato. Racconti che hanno permesso ai bambini di comprendere come dietro gesti apparentemente semplici si custodissero sentimenti profondi, credenze, valori e forme di solidarietà che hanno attraversato le generazioni.

La curiosità dei bambini, le loro domande e il desiderio di conoscere hanno ampliato il racconto, trasformando il pomeriggio in un vero e proprio viaggio nell'infanzia delle due nonne. Lina e Marinella hanno accompagnato i piccoli ascoltatori in un passato fatto di abitudini semplici, ma ricco di significati. Hanno raccontato come si viveva la scuola quando erano bambine, quali fossero i metodi educativi di allora, come si svolgevano le lezioni nella scuola elementare e quali regole scandivano la quotidianità scolastica. I bambini hanno ascoltato con particolare interesse anche i racconti sui giochi di strada, sulle occasioni di divertimento e sull'ingegno con cui, nonostante le poche possibilità economiche, si riusciva a inventare e costruire giocattoli. Non c'erano i giochi tecnologici di oggi, né la grande varietà di giocattoli disponibili nei negozi.

C'erano fantasia, manualità e tanta creatività. Bastavano materiali poveri, spesso di recupero, per dare vita a piccoli tesori: le bambole di pezza per le bambine, la “buatta” e “lu carruleddu” per i maschietti, giochi semplici che diventavano preziosi proprio perché realizzati con le proprie mani. Un racconto che ha offerto ai bambini l'occasione di confrontare due infanzie molto diverse, scoprendo quanto si potesse essere felici anche con poco. Uno dei racconti più suggestivi ha riguardato il Natale di una volta e,soprattutto, quell'atmosfera speciale che, molto prima dell'arrivo della festa, si diffondeva per le vie del paese. A rendere magica l'attesa era innanzitutto il profumo dei dolci preparati nelle case che si sentiva nell'aria e annunciava l'avvicinarsi del Natale.

Le nonne hanno ricordato un'usanza che coinvolgeva donne e bambini: le ceste colme di dolci, “papassini” e “lu pani e sapa”, venivano portate sul capo fino ai forni del paese, dove si provvedeva alla cottura. I forni diventavano così luoghi di incontro e socializzazione, occasioni di chiacchiere, allegria e divertimento, soprattutto per i più piccoli che vivevano quel momento come parte integrante della festa. Il momento conclusivo ha regalato un'emozione particolare: le due nonne hanno distribuito tanti dolcetti dopo che i bambini hanno pronunciato la formula “Ci li deti li molti e molti?”.

Immancabili le fotografie di gruppo e tanti scatti accompagnati dalla gioia, dai sorrisi e dagli abbracci dei bambini e delle nonne. L'iniziativa, approvata e condivisa dalla dirigente Caterina La Rosa, ha suscitato grande soddisfazione anche nelle famiglie che, insieme alle insegnanti, riconoscono l'importanza di custodire e trasmettere ai bambini il patrimonio culturale e linguistico della Gallura. Le tradizioni sono tesori importanti e lo sono ancor di più quando a raccontarle sono i nonni.