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Gallura, il mare dopo la tempesta: tonnellate di rifiuti plastici sui litorali

L’appello di Maria Francesca Carone (Plastic Free)

Gallura, il mare dopo la tempesta: tonnellate di rifiuti plastici sui litorali
Gallura, il mare dopo la tempesta: tonnellate di rifiuti plastici sui litorali
Laura Scarpellini

Pubblicato il 22 January 2026 alle 12:44

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Olbia. La straordinaria ondata di maltempo che ha colpito la Gallura in questi giorni non ha portato con sé solo vento e pioggia, ma ha agito come un gigantesco specchio della nostra noncuranza. Una volta placata la furia delle onde, gli splendidi arenili del Nord Sardegna, solitamente icone di un paradiso incontaminato, si sono risvegliati ricoperti da una coltre inquietante di detriti.

Non si tratta solo di legname o posidonia, elementi naturali del ciclo marino. A dominare la scena è l’invasione della plastica: un campionario di inciviltà che galleggiava invisibile al largo e che la forza della natura ha deciso di rigettare a terra, quasi a voler restituire al mittente un fardello non più sostenibile.

Tappi, bottiglie, boe sbiadite, imballaggi integri e resti di vecchie stagioni balneari mai davvero concluse. Ma a colpire maggiormente è il ritrovamento di schegge di plastica conficcate nella sabbia che raccontano di dimenticanze estive destinate a durare secoli. Davanti a questo scenario arrivano segnalazioni che la reazione della comunità sarda non si è fatta attendere. Cittadini e volontari si stanno affacciando sulle spiagge non per contemplare la fine della tempesta, ma per rimediare ai suoi effetti.

Foto: Maria Francesca Caronereferente regionale di Plastic Free, Luca de Gaetano ( presidente della onlus nata nel 2019) e Andrea Pigato vice regionale

In prima linea, tra la sabbia ancora bagnata, si è attivata personalmente anche  Maria Francesca Carone, referente regionale di Plastic Free, fresca del coinvolgimento istituzionale ottenuto a Roma, dove è stata chiamata in rappresentaza dell'Isola per rendere noto l'elenco dei Comuni sparsi sul territorio sardo che si vedranno ufficializzare il riconoscimento "Plastic Free", il 14 marzo 2026 a Roma, presso il Teatro Olimpico, a Roma

"Non ho resistito al richiamo del mare, racconta la Carone con il piglio di chi vive l’ecologia come una pratica quotidiana, e come immaginavo le forti mareggiate ci hanno restituito un’infinità di oggetti arrivati chissà da dove. Tappi, boe, bottiglie, ma anche tantissimi puntali di ombrelloni. Sarebbe bellissimo se ognuno di noi potesse dare un piccolo contributo".

Il messaggio della referente sarda travalica il semplice attivismo divenendo un invito educativo rivolto alle famiglie, ai proprietari di cani, ai camminatori solitari. Ecco quindi che l'appello lanciato dalla Gallura è di una semplicità disarmante, eppure rivoluzionario nella sua portata sociale: trasformare di fatto la classica passeggiata al mare in un atto di cura collettiva.

"L’invito è rivolto a tutti, prosegue la referente di Plastic Free, a chi abita a pochi metri dal mare, ma anche a chi decide di fare una passeggiata con la famiglia. Basta portare con sé una piccola busta. Può sembrare poco, può sembrare insignificante, ma anche un solo tappo o un piccolo pezzo di plastica raccolto fa la differenza".

Questa emergenza post-maltempo mette in luce una verità profonda: la tutela della Sardegna non passa solo per i grandi protocolli internazionali, ma per la consapevolezza del singolo. Raccogliere un frammento di plastica dopo una mareggiata è un atto di resistenza culturale. Significa educare i figli non a parole, ma con l'esempio, dimostrando che la bellezza della Gallura non è un dato scontato, ma un equilibrio fragile che richiede una manutenzione costante.

In questi giorni di fango e plastica, la Sardegna sta dando un'altra grande prova di dignità. Perché se è vero che il mare restituisce ciò che l'uomo getta, è altrettanto vero che il cuore dei volontari sardi è pronto a ripulire ogni singola ferita, un tappo alla volta.