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Fàulas: la Sardegna raccontata tra verità, bugie, certezze e dubbi

Al via la V edizione del Festival che ribalta stereotipi, luoghi comuni e pregiudizi sull’Isola

Fàulas: la Sardegna raccontata tra verità, bugie, certezze e dubbi
Fàulas: la Sardegna raccontata tra verità, bugie, certezze e dubbi
Barbara Curreli

Pubblicato il 04 October 2026 alle 07:00

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Oristano. E se alcune delle cose che pensiamo di sapere sulla Sardegna fossero soltanto fàulas? (Bugie). È da questa domanda, semplice ma tutt’altro che scontata, che prende vita la quinta edizione di Fàulas, il festival promosso dall’Assemblea Natzionale Sarda,(ANS), che il 10 e 11 ottobre torna a Oristano. Per due giornate l’Isola sarà osservata da vicino, attraverso la lingua, l’identità, i giovani, l’insularità e il rapporto con il mondo. Non per trovare risposte già scritte, ma per mettere in discussione quelle che abbiamo imparato a dare per certe.

Quante delle cose che siamo abituati a sentir dire – o anche, talvolta, a dire – sulla Sardegna sono davvero vere? È da questa domanda che nasce la nuova edizione di Fàulas, il Festival che per due giornate porterà a Oristano incontri, assemblee, fotografia, teatro, musica e tanti momenti di confronto. L’idea è semplice: prendere alcune delle affermazioni che diamo per scontate sulla Sardegna, metterle in discussione e provare, insieme, a capire quanto ci sia di vero e quanto, invece, sia una fàula.

Quest’anno il Festival si muove soprattutto lungo due direttrici che ANS considera strettamente collegate: costruire spazi realmente sardofoni e, allo stesso tempo, aprire la Sardegna al confronto internazionale.

Ma cosa significa, concretamente, creare uno “spazio sardofono”? Significa fare in modo che il sardo non sia soltanto qualcosa di cui parlare, ma una lingua da utilizzare, la nostra lingua. Una lingua attraverso la quale discutere di politica, scienza, economia, società, cultura e quotidianità, e che possa vivere naturalmente non soltanto sul palco, ma anche nelle piazze, negli incontri e nei momenti di socialità.

È proprio da qui che partirà una delle provocazioni degli ANS Talk, il format ormai rodato che ha accompagnato tutte le edizioni di Fàulas: “Il sardo non è una lingua adatta a parlare di astrofisica! Fàula?”

E questa sarà soltanto una delle convinzioni messe alla prova durante il Festival. Si parlerà dell’idea che “l’insularità sia un ostacolo per la crescita della Sardegna”, dello stereotipo secondo cui “l’uomo sardo deve essere balente”, della convinzione che “la Sardegna è sempre stata terra di pastori”, della domanda se “le terre rare siano il nuovo oro”, fino ad arrivare a interrogarci su un’altra affermazione: “I tabarchini non sono veri sardi”.

Accanto alla dimensione linguistica e culturale, Fàulas manterrà anche una forte vocazione internazionale. Parlare di Sardegna, infatti, non significa rinchiudersi dentro i propri confini, ma metterla in relazione con ciò che accade altrove, confrontarsi con altri popoli, territori e comunità e scoprire quanto questioni che siamo abituati a considerare esclusivamente sarde facciano invece parte di dinamiche mediterranee, europee e globali.

Essere sardofoni e internazionali, quindi, non è una contraddizione. È una delle idee alla base di Fàulas: costruire un proprio spazio linguistico e culturale dal quale poter dialogare alla pari con il resto del mondo.

Il Festival del 2026 e i luoghi che vive, collettivamente

Sabato 10 ottobre, l’anticipazione

Il viaggio dentro Fàulas comincerà sabato mattina con l’apertura ufficiale del Festival, alla presenza della presidenza e vicepresidenza dell’Assemblea Natzionale Sarda e con il coinvolgimento del Comune e della Provincia di Oristano, di Sardegna Teatro e del Centro Servizi Culturali di Oristano.

Sarà anche il momento per inaugurare “Rivoltə: sguardi in lotta”, l’esposizione fotografica di Claudio Uda, che accompagnerà l’apertura della manifestazione.

Durante entrambe le giornate sarà presente anche s’isptàtziu siguru e de discansu, uno spazio pensato per chi vorrà concedersi una pausa dal rumore, dalla folla e dagli stimoli del Festival.

Fàulas guarderà fin dall’inizio anche alle nuove generazioni. Uno spazio sarà infatti dedicato a ragazze, ragazzi e giovani, partendo da una domanda provocatoria: “Alla gioventù sarda non gliene frega niente della Sardegna! Fàula?”. Sarà il punto di partenza per attività e momenti di partecipazione costruiti per età diverse, con l’obiettivo di avvicinare anche i più giovani ai temi del Festival e alla lingua sarda.

E poi ci sarà il momento di stare insieme. La giornata sarà infatti scandita anche da momenti di socialità, a partire dal pranzo sociale organizzato insieme al Comitato Sacro Cuore. Non un semplice intervallo tra un appuntamento e l’altro, ma una parte dello stesso progetto di Fàulas: creare occasioni per incontrarsi e costruire spazi di relazione e condivisione, come accade in tutte le edizioni del Festival. Tutti sono invitati a partecipare.

Nel pomeriggio ci si sposterà al Teatro Garau, dove Daniela Vitellaro modererà l’incontro con le associazioni amiche IDeAs, Istravanad@s, Maderam, Sardware e Spaciada sa Bregùngia, che racconteranno le loro fàulas.

Subito dopo arriverà il cuore della manifestazione: gli ANS TALK, preceduti da un intermezzo dedicato alla premiazione del concorso fotografico sulla Sardegna contemporanea.

Quando arriverà la sera, Fàulas cambierà linguaggio e salirà sul palco con il teatro. In collaborazione con Bookolica, Fulvio Accogli e Raffaele “Faffa” Angius saranno protagonisti dello spettacolo “La Terza Isola. Una fiaba nera”, un racconto performativo sospeso tra narrazione, cronaca trasformata e musica dal vivo.

A seguire, spazio alla musica e alla performance con Su Dotori Live, insieme a Micheli Atzori e Alex, ancora con la presentazione di Daniela Vitellaro.

Domenica 11 ottobre, il Festival continua

La domenica mattina Fàulas si trasferirà interamente da Librid e si aprirà con una novità: il caffè con i talker. Luana Cau dialogherà con i protagonisti dei monologhi teatrali della sera precedente, in un momento più informale e ravvicinato, per continuare a far vivere le storie e le riflessioni emerse sul palco.

Sarà poi la volta di Nicola Ledda e Sara Dal Cortivo, che presenteranno il loro libro illustrato e scritto interamente in sardo, “Mommoteddu. Su mostrixeddu chi non bolit drommiri”, rivolto alle bambine e ai bambini, ma anche a un pubblico adulto.

Dopo il pranzo sociale, organizzato ancora una volta dal Comitato Sacro Cuore, Fàulas si sposterà all’Hospitalis Sancti Antoni, dove il pomeriggio proseguirà con un programma ricco di appuntamenti.

Il primo sarà dedicato alla lingua sarda all’università, attraverso le esperienze di giovani laureati che hanno scelto di scrivere in sardo le proprie tesi. Un modo concreto per raccontare cosa significa costruire quello spazio sardofono di cui Fàulas vuole discutere: non soltanto una lingua da conservare o celebrare, ma una lingua capace di attraversare anche gli ambiti del sapere e della formazione.

Da Oristano lo sguardo si allargherà poi oltre l’Isola, con il dibattito internazionale sul futuro delle autonomie. A confrontarsi saranno l’economista Elisenda Paluzie per la Catalogna, l’avvocato Marco Manfrini per il Sud Tirolo, l’attivista François Martinetti per la Corsica e il politologo Marco Pala per la Sardegna.

Il pomeriggio continuerà con un altro tema strettamente legato allo spirito di Fàulas: l’informazione indipendente in Sardegna, in collaborazione ancora una volta con Bookolica.

A confrontarsi saranno Ivan Monni di S’Indipendente e Pablo Sole di Indip, con la moderazione di Antonella Arca.

Sarà l’occasione per interrogarsi su chi racconta oggi la Sardegna e su quali spazi esistano per costruire un’informazione indipendente nell’Isola. Una riflessione che si lega direttamente alla domanda da cui nasce Fàulas: se il Festival vuole mettere in discussione narrazioni, stereotipi e convinzioni consolidate, diventa inevitabile interrogarsi anche su come queste narrazioni vengono costruite, da chi e attraverso quali strumenti.

Infine, alle 19, la proiezione di “Unu Mundu a S’imbesse”, alla presenza del regista Antonio Congiu, accompagnerà la conclusione della quinta edizione di Fàulas.

Il dubbio

Alla fine, forse, è proprio il dubbio il vero filo conduttore delle due giornate. Fàulas vuole utilizzare il dubbio come strumento politico e culturale. Non offrire risposte già confezionate, ma partire dalle frasi che attraversano il dibattito pubblico, dalle convinzioni tramandate e dalle rappresentazioni della Sardegna per sottoporle a verifica. Perché una fàula non è necessariamente soltanto una bugia. Può essere una semplificazione diventata senso comune, un racconto ripetuto per anni, qualcosa che abbiamo imparato a considerare inevitabile senza domandarci più se sia davvero così. E allora Fàulas torna a Oristano per fare proprio questo: fermarsi, fare domande, mettere in discussione ciò che sembra già deciso e provare, insieme, a capire cosa c’è davvero dietro le storie che raccontiamo sulla Sardegna.