Saturday, 03 October 2026
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Pubblicato il 03 October 2026 alle 08:00
Cannigione. Compiere gli anni rappresenta da sempre un momento di bilanci. Pubblicare un saggio lo stesso giorno suona quasi come una provocazione. Fabrizio Filigheddu, consulente e formatore gallurese specializzato in digital mindset e intelligenza artificiale, ha scelto il 26 settembre 2026 per lanciare la sua ultima opera intitolata "Il tempo che avanza. Tecnologia, intelligenza artificiale e il nuovo valore del tempo". Il libro affronta con taglio concreto la rivoluzione tecnologica in corso nelle aziende e negli studi professionali. Non si tratta di un manuale tecnico, ma di una riflessione su quanto la velocità degli strumenti moderni incida direttamente sulla gestione della nostra quotidianità. Il volume raccoglie le analisi maturate da Filigheddu durante le sue sessioni di formazione con imprenditori, manager e professionisti. L'autore sottolinea come l'adozione dell'AI debba servire per lavorare meglio, evitando l'ostentazione di tool complessi o privi di utilità pratica. Il focus principale risiede nella capacità di strutturare prompt su misura e analizzare i processi aziendali per individuare dove automatizzare senza perdere il controllo umano. L'obiettivo resta quello di accompagnare le persone verso l'uso della tecnologia con metodo e visione strategica. Nel saggio emerge con forza il concetto di "ininfluenza" professionale. Non riguarda soltanto il rischio di perdere il posto di lavoro, ma la progressiva perdita di controllo sul valore del proprio operato. Delegare passaggi chiave a una piattaforma senza comprendere la struttura del processo rischia di impoverire le competenze. Filigheddu suggerisce un approccio consapevole, specialmente per le piccole imprese della Gallura. Una struttura ricettiva, per esempio, trae enorme vantaggio dall'integrazione di sistemi capaci di selezionare dati e preparare bozze coerenti, lasciando la supervisione finale alla persona. La vera sfida sollevata dall'autore risiede nel destino dell'ora guadagnata grazie alle automazioni. Quando un'attività richiede meno tempo, quel margine rischia di venire subito assorbito da altre pratiche o dalle crescenti aspettative dei clienti. Senza una scelta precisa, la velocità diventa il nuovo standard e la stanza liberata dalla tecnologia si riempie immediatamente di altro lavoro. Comprendere l'intelligenza artificiale significa dunque partecipare attivamente alle decisioni che regolano il nostro settore, prima che diventino norme invisibili stabilite da altri.
Abbiamo incontrato Fabrizio Filigheddu a poche ore dalla pubblicazione, che immediatamente sta riscuotendo gramnde interesse da parte degli addetti ai lavori, dai semplici curiosi e da chi si sta approcciando all'AI per prepararsi a quello che ci aspetta.
"Dopo L’intelligenza sta nella domanda, ho pubblicato Il tempo che avanza. Tecnologia, intelligenza artificiale e il nuovo valore del tempo. Il nuovo saggio racconta il passaggio dalle risposte dell’intelligenza artificiale ai processi che possono proseguire senza di noi. E pone una domanda di fondo: il tempo liberato a chi appartiene? Il titolo ha due significati. C’è il tempo che potrebbe restarci quando una parte del lavoro richiede meno ore. E c’è il tempo storico che avanza comunque, mentre noi decidiamo se capire ciò che sta succedendo. Ho scelto di pubblicarlo il giorno del mio compleanno perché mi piaceva far incontrare una domanda personale e una professionale: che cosa faremo del tempo che abbiamo davanti?»
"Nell’intervista precedente in occasione della pubblicazione del libro “La mia è più bella e la vendo prima” - prosegue Filugheddu - dicevo che l’intelligenza sta nella domanda. Quella idea resta valida, ma oggi una domanda può mettere in moto molto più di una risposta. Può avviare una ricerca, far leggere documenti, preparare un’analisi, usare strumenti. Il prompt diventa un incarico. Se sbaglio una domanda a una chat, posso ottenere un testo mediocre e riscriverla. Se affido un obiettivo confuso a un sistema che può agire, l’errore può entrare in un processo. Per questo continuo a parlare di domande, ma oggi devo parlare anche di permessi, controlli e responsabilità. Nel libro riprendo una frase del primo volume: «L’intelligenza artificiale ti libera tempo. Ma sei tu a decidere come riempirlo». Ora la considero incompleta. Perché quel “tu” decide meno di quanto vorremmo credere. Immagina un professionista che prima impiegava due giorni per preparare una proposta e ora riesce a finirla in meno di un’ora. Ha guadagnato tempo. Ma dopo qualche consegna il cliente si abitua e comincia ad aspettarsela sempre più in fretta. Anche l’azienda può chiedergli di produrne di più. Il tempo è stato risparmiato nel compito; non è detto che sia diventato tempo disponibile per la persona. E non credo nemmeno che ogni ora libera debba per forza essere “riempita”.
Quindi l’AI rischia di farci lavorare ancora di più? Potrebbe accadere. Uno strumento accelera un’attività, tanto che poi quella velocità diventa il nuovo standard. Tutto ciò sia chiaro, non è un destino scritto nel software. La stessa capacità però potrebbeessere usata per ridurre le attese dei clienti, migliorare un servizio, far crescere un’impresa, lasciare spazio alla formazione o alleggerire una giornata. Cè sempre una dualità che possiamo scorgere, nei poissibili scenari di un futuro prossimo. " Quello che mi interessa è rendere visibile la scelta. Se un’azienda misura solo quante pratiche chiude - riprende a raccontarci l'autore - è probabile che il tempo recuperato finisca in altre pratiche. Pensiamo a un piccolo imprenditore della Gallura, che vuole concretamente passare dalla chat a un sistema. Magari ha una struttura ricettiva che riceve richieste in più lingue. Una chat può aiutarla a scrivere una risposta. Un sistema organizzato può recuperare le informazioni corrette, preparare una bozza coerente con le condizioni della struttura e segnalare le eccezioni alla persona che deve decidere. La differenza sta nel processo. Dove si trovano i dati aggiornati? Chi verifica prezzi e disponibilità? Quali messaggi richiedono un’approvazione? Senza queste risposte, automatizziamo soltanto la confusione".
"Nel libro uso una parola forte: “ininfluenza”. Perché anche chi continua ad avere clienti e a lavorare molto non è immune dal “tempo che avanza”. L’ininfluenza non coincide necessariamente con la perdita del posto. Può cominciare quando altri decidono quanto vale il tuo lavoro, quanto tempo hai per consegnarlo e quali parti del tuo metodo contano. Un professionista può conoscere benissimo il suo mestiere e trovarsi a eseguire passaggi definiti da una piattaforma o da un processo progettato altrove. Capire l’AI serve anche a partecipare a quelle decisioni prima che diventino regole invisibili.C’è chi teme che delegare all’intelligenza artificiale finisca per impoverire le competenze. Io penso, che se deleghiamo un lavoro che non siamo più in grado di comprendere e verificare può diventare un grande problema alla lunga. Ma fare tutto a mano per principio non protegge automaticamente la competenza. Il punto è decidere dove la presenza umana produce valore. Chi guida un’impresa non deve leggere personalmente ogni riga di ogni documento; deve sapere quali decisioni richiedono la sua approvazione. Chi usa l’AI per preparare un’analisi deve riconoscere quando i dati non tornano. Delegare bene richiede spesso più metodo, non meno".
" Il mio è un libro sull’intelligenza artificiale e sul nostro rapporto con il tempo. Perché le due cose non si separano. Parlo di modelli, progetti, automazioni e agenti perché stanno cambiando il modo in cui lavoriamo. Ma non volevo scrivere un manuale per imparare i pulsanti di un’applicazione: tra qualche mese potrebbero essere diversi. Volevo capire chi definisce gli obiettivi, chi controlla il risultato e chi beneficia del tempo guadagnato. La tecnologia può liberarci una stanza. Poi arrivano clienti, urgenze, nuove aspettative. Se non decidiamo che cosa farne, quella stanza si riempie da sola. Il libro si rivolge soprattutto a professionisti, imprenditori e manager che sentono cambiare il proprio lavoro e vogliono comprenderlo senza doversi trasformare in tecnici. Ho cercato di partire da situazioni riconoscibili: una proposta da consegnare, un cliente che si aspetta una risposta immediata, un metodo professionale che vive solo nella testa di chi lo applica. Il libro - prosegue Filigheddu - non chiede al lettore di essere entusiasta o spaventato. Gli chiede di guardare con precisione che cosa sta cambiando e quali scelte vuole ancora poter fare. Quando una tecnologia mi fa guadagnare un’ora, che cosa succede a quell’ora? Finisce in altro lavoro, in un servizio migliore, in formazione, in una relazione, nel riposo? E chi lo decide? La risposta può essere diversa per ogni persona e per ogni impresa. Il punto è non accorgersene soltanto quando qualcuno ha già deciso al posto nostro".
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