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Cronaca Olbia

Olbia, Marica Palitta: dal Liceo Mossa alla Airbus

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Olbia, 06 luglio 2019 – Qualcuno ancora dice che sono “lavori da uomini” e secondo le statistiche, purtroppo, è ancora in parte vero. Il Corriere della sera, in questo articolo che cita i dati Onu,  ci dice che i ricercatori donna – quindi le ricercatrici – sono solo il 28%.

Ciononostante, pian piano, questa differenza sta cambiando: una statistica del Miur, datata fine anno 2017, riporta che, nell’anno 2016, il 37% delle studentesse si è iscritta a corsi STEM, contro il 63% degli studenti maschi.

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Cosa frena le giovani donne a seguire un percorso di studi STEM? Il non sapere cosa le aspetta? Forse. 

Al contrario, cosa spinge delle ragazze a iscriversi a delle università del genere? Per “scoprirlo” abbiamo parlato con una ex studentessa del Liceo Mossa di Olbia e oggi ingegnera aerospaziale, Marica Palitta, 29enne di Olbia, attualmente residente in Inghilterra per lavoro.

Durante il liceo, Marica, come molti ragazze/i, non aveva le idee chiare. Unica certezza, la passione per le materie scientifiche. Ciononostante, come racconta, la sua non è stata una scelta semplice.

Perché hai deciso di studiare proprio ingegneria aerospaziale?

A scuola adoravo le materie scientifiche, specialmente matematica e fisica. Non avevo le idee chiare su cosa avrei studiato fino all’ultimo anno del liceo, l’ingegneria era un’opzione ma non l’unica che stavo valutando. In questo senso sono stati decisivi anche i consigli di alcuni professori che mi hanno sostenuta e incoraggiata verso questa scelta. Quando ho avuto più informazioni sul corso di laurea in ingegneria aerospaziale non ho avuto più dubbi: racchiudeva tutto ciò che mi piaceva studiare e il campo di applicazione era per me super interessante.

L’indecisione iniziale era dovuta al fatto che ero consapevole che una laurea in ingegneria (e aerospaziale soprattutto) mi avrebbe probabilmente portato a trovare lavoro al di fuori dalla Sardegna. Alla fine, a malincuore, ho optato per seguire le mie passioni, ripromettendomi di tornare a casa ad ogni occasione possibile.

Che percorso di studi hai affrontato?

Ho studiato al Liceo Scientifico di Olbia. Dopo la maturità ho fatto le valigie e mi sono trasferita a Pisa per l’università. Il percorso universitario non è stato sempre facile. Il primo anno è stato sicuramente il più duro. Le lunghe ore di lezione lasciavano poco spazio allo studio e i risultati tardavano ad arrivare. Una volta trovato il ritmo giusto la situazione è migliorata notevolmente. Per me è stato fondamentale studiare in gruppo. Le aule studio dell’università sono diventate una seconda casa dove passare la maggior parte delle giornate e dove le pause caffè hanno contribuito a consolidare numerose amicizie.

Dopo la laurea triennale, ho continuato con la specialistica scegliendo l’indirizzo aeronautico orientato alla meccanica del volo.

Sono davvero così poche le ragazze che seguono questo percorso di studi, o è solo una voce di corridoio?

Probabilmente nel mio corso la percentuale di ragazze era intorno al 10%. In generale, purtroppo è vero, ingegneria aerospaziale è forse uno dei corsi con il più basso numero di ragazze.

È un settore dove lavorano pochissime donne giusto? Mai avuto problemi per via di questa “minoranza”?

Ci sono senz’altro più uomini che donne in questo settore ma sul lavoro non ho mai avuto problemi per questo.

Credo che il problema nasca dallo sbilanciamento di genere che si ha all’università. Se durante gli studi le ragazze sono una minoranza, penso sia normale che questo si rifletta poi nella percentuale di donne in campo lavorativo.

Ogni tanto qualche amico mi chiede come mi senta quando capita di andare a cene di lavoro dove sono l’unica donna. Personalmente non mi crea problemi, ma non nascondo che preferirei che la situazione fosse diversa. 

Quando posso mi fa piacere partecipare a giornate di orientamento nelle scuole per incoraggiare giovani donne appassionate di STEM (scienza tecnica ingegneria e matematica) a seguire il percorso a cui sono più interessate e parlare di quelli che potrebbero essere i loro dubbi riguardo la carriera che intraprenderanno.

In questo modo spero di far capire alle ragazze che non devono sentirsi scoraggiate nell’imboccare questo percorso. Anche se in maggioranza maschile, il mondo dell’aeronautica è pieno di donne che hanno raggiunto importanti traguardi. Basti pensare all’italiana Grazia Vittadini che è recentemente stata nominata Chief Technology Officer e membro della Commissione Esecutiva dell’Airbus.

So che tu lavori all’estero. È stata una scelta dettata dal fatto che non hai trovato nulla in Italia o hai puntato direttamente all’emigrare? Come sei arrivata all’Airbus?

Durante gli studi, e poi durante il mio primo tirocinio, in Meridiana, ho capito che avrei voluto lavorare in progettazione per un’azienda costruttrice di aerei. Airbus è la più grande azienda di questo tipo in Europa. Quindi ho puntato al lavoro che più mi piaceva, senza pensare alla posizione geografica. Ho iniziato in Airbus ad Amburgo, in Germania, come tirocinante mentre scrivevo la tesi magistrale, ho poi continuato a lavorare per lo stesso team dopo la laurea, e mi sono infine spostata a Bristol in Inghilterra per il mio ruolo attuale.

Un lavoro che porta ovunque. Da Olbia a Pisa per l’università, conclusa con una Laurea da 110/110, poi l’esperienza in Meridiana e infine all’Airbuss. Marica non ha lasciato che la distanza da casa potesse fermarla dal seguire il lavoro dei suoi sogni. Sogno, che senza dubbi, la sta portando davvero ovunque.

Che ruolo ricopri? In cosa consiste?

Al momento sto finendo il “Graduate Programme”, un programma di formazione della durata di due anni, in cui ricopro un nuovo incarico (“placement”) ogni 3 mesi. Gli incarichi finora sono stati per la maggior parte relativi alla progettazione di impianti: sistemi avionici, autopiloti, carrelli di atterraggio. Le mie attività sono incentrate sul lato software, dal testare le logiche interne all’analisi di dati di volo fino alle attività relative alla certificazione, con lo scopo di contribuire al continuo miglioramento dei sistemi. 

Questi incarichi temporanei sono mirati a acquisire più consapevolezza dell’azienda da più punti di vista, prima di cominciare il ruolo definitivo che segue questo percorso. Cambiare team significa anche spostarsi geograficamente: alla fine dell’anno scorso ho passato tre mesi in Francia, a Tolosa, dove si trova la sede principale dell’Airbus.

L’azienda offre inoltre la possibilità di condurre uno di questi incarichi per una compagnia esterna. Io ho scelto di passare un mese e mezzo in Asiana Airlines a Seoul in Corea del Sud e un altro mese e mezzo in AirAsia a Kuala Lumpur, Malesia, lavorando nell’ingegneria delle due compagnie aeree. In questo momento sono appena tornata in Gran Bretagna alla fine di questi 3 mesi in Asia. Ho ancora uno di questi placement da affrontare (stavolta a Bristol) prima di cominciare, a settembre/ottobre, il mio ruolo definitivo che sarà nell’ufficio di progettazione per carrelli di atterraggio per l’A350.

Come è stato l’inizio? Sia a livello umano sia a livello lavorativo, è difficile all’estero?

Quando mi sono trasferita in Germania non parlavo una parola di Tedesco. Pensavo che questo sarebbe stato un problema, ma per fortuna non è stato così perché tutti parlano Inglese, al lavoro e fuori.

In azienda c’erano decine di tirocinanti come me provenienti da ogni angolo del pianeta. Questo è stato decisivo per l’esperienza nel suo insieme: essendo tutti nella stessa situazione ci siamo uniti tantissimo. 

Un minimo di difficoltà ci sono state: trovare casa, iniziare a stringere nuove amicizie, prendersi cura della burocrazia (in tedesco!), ma nel giro di un mese tutto si è risolto.

L’aspetto lavorativo è stato da subito molto positivo. È stata la conferma che quello che ho studiato effettivamente mi porta ad un lavoro che mi piace e il team che ho trovato mi ha accolta benissimo

Sul profilo lavorativo, pensi che tornerai in Italia? Se si, a cosa punteresti?

È una domanda a cui è difficile rispondere. 

Sono molto legata alla mia famiglia e quello che dico loro quando mi fanno la stessa domanda è che per me non fa differenza dover prendere un aereo per Milano o per Bristol. Se comunque vivo lontana, essere in italia o in un’altra nazione (sempre che si trovi a poche ore di volo di distanza) non cambia molto.

Mi piace il mio lavoro e la vita che questo mi ha portato ad avere. Per questo so che posso sentirmi a casa ovunque in Europa e se un giorno capiterà di rientrare in Italia ben venga!

Hai qualche consiglio per chi volesse intraprendere il tuo stesso percorso di studi?

È importante viaggiare il più possibile per ampliare i propri orizzonti: Erasmus, scambi anche solo per un esame, fare la specialistica all’estero, ma anche semplicemente fare un viaggio di piacere e conoscere persone con un background diverso. In questa professione è molto importante perché si ha a che fare con persone provenienti da tutto il mondo.

Studiare più lingue! L’inglese è fondamentale ed è bene pensarci presto (anche se non è mai troppo tardi) e poi ogni lingua in più dà opportunità in più.

Studiare almeno un linguaggio di programmazione (anche grazie ai corsi, spesso gratuiti, che è possibile trovare online).

Fare tirocini/esperienze in aziende del settore: anche se non richiesti dalla scuola/università, possono essere una buona opportunità per capire più in dettaglio che cosa piace e arricchiscono il cv.

In generale, il percorso di ognuno è diverso ed è proprio questa unicità a fare la differenza. Quindi l’unico consiglio che posso dare è di non farsi scoraggiare dalle prime difficoltà perché le soddisfazioni sono dietro l’angolo!

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