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Il primo Sindaco del dopoguerra eletto democraticamente: Carlo Putzu

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Vicolo Carlo Putzu

L’amministrazione comunale di Olbia ha recentemente dedicato una strada e un piazzale a due uomini politici olbiese del dopoguerra, il sindaco Carlo Putzu e il repubblicano Achille Bardanzellu. I due erano anche parenti, avendo il secondo sposato Maria, sorella maggiore del Putzu.  A Carlo Putzu è stato dedicato una traversa di Corso Umberto, compresa, in precedenza tra i civici 40 e 40/a. Ad Achille Bardanzellu un piazzale/parcheggio dalle parti di Via del Porto Romano. Abbiamo già raccontato la storia di quest’ultimo su queste colonne.

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Francesco Giovanni Carlo Putzu, nacque a Olbia il 4 maggio 1908 da Luigi e Maria Grazia Danti, ultimogenito di sei figli (due maschi e quattro femmine). I Putzu sono un ramo della storica famiglia di possidenti olbiesi che aveva “sardizzato” l’originale cognome Puzzu. Il nonno materno, Giovanni Danti,  invece, era un brillante uomo d’affari emiliano di Fiumalbo  (MD), emigrato ad Olbia in giovane età e morto cruentemente a 54 anni.

Nell’archivio storico della parrocchia di San Paolo risulta una piccola colonia di olbiesi originari di quel piccolo paese dell’appennino tosco-emiliano. Giovanni Danti era, in qualche modo, già imparentato alla lontana con i Putzu, avendo sposato Candida Puzzu che, sfortunatamente, perì a soli ventidue anni, dando alla luce la loro unica figlia. Il bisnonno paterno del sindaco Putzu, invece (Giuseppe Putzu), aveva sposato una Bardanzellu. I legami familiari tra i Putzu, i Puzzu e i Bardanzellu, dunque, affondano nelle generazioni passate. Laureato in Giurisprudenza all’Università di Torino il 24 marzo 1934, Carlo Putzu svolse la professione presso il Foro di Tempio Pausania. Partecipò alla Seconda guerra mondiale come ufficiale dell’esercito.

Carlo Putzu nel 1943

Alle prime elezioni amministrative del dopoguerra (1946), Carlo Putzu si candidò nelle liste della Democrazia Cristiana, in apparentamento con il Fronte dell’Uomo Qualunque. Fu un successo clamoroso: la lista ottenne il 42,5% dei voti e ben 24 seggi su 30 in Consiglio comunale, contro i soli sei del fronte popolare PCI-PSI. La legge maggioritaria comunale e provinciale, purtroppo, penalizzò la lista del Partito repubblicano e del Partito Sardo d’Azione, in cui era candidato Achille Bardanzellu, che non ottenne alcun seggio.

Il nuovo Consiglio comunale, nella sua prima riunione, elesse Sindaco Carlo Putzu che fu, così, il primo sindaco olbiese eletto democraticamente, dopo la Seconda guerra mondiale. Furono tempi duri; oltre alle conseguenze del conflitto da risanare (lo stesso municipio era stato distrutto dal bombardamento del 1943), si aggiunse la più terribile invasione di cavallette della storia sarda, dovuta probabilmente all’abbandono delle terre durante gli anni più intensi della guerra.

Il sindaco Putzu ordinò la mobilitazione di tutta la popolazione olbiese per debellare il flagello e si impegnò personalmente nelle campagne, armato di lanciafiamme e di strumenti espellenti il nebbiogeno, un composto di monocloridrina e anidride solforica, fino al successo della lotta antiacridica. Uscito vincitore da tale battaglia, passò la mano dopo pochi mesi di sindacatura al collega di partito, Marco Agostino Amucano. In seguito, lasciò anche la vita politica e, alle elezioni del 1952 non si ricandidò. Tornò così ad occuparsi principalmente della professione forense e dell’amministrazione delle sue proprietà terriere.

 

Il 27 novembre 1980, verso le otto di sera, il settantaduenne Carlo Putzu, tornato a casa dal suo studio professionale, aveva appena parcheggiando la Fiat 128 nel box della sua abitazione, quando fu aggredito alle spalle da due malviventi, i quali gli coprirono il volto con un pezzo di stoffa, gli legarono i polsi e lo introdussero nuovamente nella sua macchina, con la quale sparirono a grande velocità. L’automobile fu poi ritrovata dai Carabinieri, a seguito di telefonata anonima, nel territorio del comune di Anela, in località Nuradorzu.

 

Dopo alcuni giorni, giunse ai familiari della vittima una lettera anonima, con la quale i rapitori richiedevano 600 milioni di riscatto. Nel frattempo, le forze dell’ordine avevano iniziato una serie di ispezioni sul territorio e, l’11 dicembre successivo, dopo soli quattordici giorni dal rapimento, alcuni carabinieri di Ghilarza si trovarono ad ispezionare un ovile nelle campagne di Sedilo. Era questo il rifugio dove era prigioniero il Putzu. Subito si accese  un conflitto a fuoco, al termine del quale, uno dei carcerieri, tale Gonario Carta di Orgosolo, rimase ucciso, mentre il secondo riuscì a fuggire.

Carlo Putzu_liberazione_Abbasanta_Gennaio_1981

Liberazione di Carlo Putzu presso Abbasanta di Sedilo (Archivio Achille Bardanzellu)

 

L’ex sindaco, liberato, fu subito accompagnato in casa della sorella Maria e del cognato Achille, dove fu soccorso.  Scottata dallo scacco subito, l’Anonima sequestri diresse le sue mire proprio verso il nipote dell’avvocato Putzu, Pier Luigi, figlio del medico Achille Bardanzellu e della sorella Maria. Il 15 gennaio 1981, intorno alle cinque del pomeriggio, nella sua tenuta di Cabu Abbas, mentre si accingeva a salite sulla propria autovettura, insieme al suocero, Pierluigi venne sequestrato da tre banditi mascherati che lasciarono legato il testimone, dopo avergli comunicato l’entità del riscatto. Essendo il rapimento necessariamente collegato al suo, Carlo Putzu si offrì di pagare personalmente il riscatto del nipote, che riuscì a recuperare la libertà dopo 51 giorni di segregazione.  L’ex Sindaco è scomparso nell’amata città natale, l’8 gennaio 1993, a ottantaquattro anni d’età.

 

carlo putzu

© Federico Bardanzellu

(Si ringrazia Achille Bardanzellu, nipote dell’ex Sindaco, per le foto gentilmente concesse)

 


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