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Olbia. Virgilio Derosas: un grande imprenditore, un’azienda storica

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Un’azienda storica, gli investimenti in tecnologia, i valori di una famiglia: ecco la Virgilio Derosas Marmi e Graniti.

Poche aziende, a Olbia, possono dirsi storiche nel vero senso del termine e certamente la Viriglio Derosas Marmi e Graniti può avere questo privilegio. Non fosse altro perché il suo fondatore, Virgilio Derosas, l’ha fondata negli anni ’50 dopo aver passato circa 10 anni a imparare un mestiere che prima dell’avvento delle macchine era totalmente manuale.

A raccontare questa straordinaria avventura imprenditoriale sono i figli  di Virgilio  Loredana, Giuseppe e Marilena: tutti insieme, padre compreso, guidano una realtà di eccellenza nel panorama della lavorazione del marmo e del granito in un territorio che all’edilizia e alle sue specializzazioni deve moltissimo.

Tutto parte molti anni fa, quando Virgilio Derosas – giovinetto intraprendente e appassionato – inizia a lavorare in quella che, oggi, definiremmo una “bottega” artigiana. E’ qui, con passione e umiltà, che Virgilio Derosas impara tutti i segreti del mestiere: esperienza fondamentale e profondamente formativa che lo porterà, nel ’54, a fondare l’azienda che porta il suo nome.

Il lavoro, all’epoca, era totalmente manuale. Tagliavano a mano, scalpellinavano a mano – spiega Loredana Derosas -, poi hanno iniziato a comprare qualche macchinario e la cosa si è un pochino trasformata. Nel ’54 viene fondata l’azienda e nel ’56 mio padre si iscrive alla Camera di Commercio come artigiano. Possiamo dire che questa è un’azienda storica a tutti gli effetti. Ha iniziato a comprare i primi macchinari grazie a piccoli prestiti a fondo perduto che all’epoca c’erano abbondantemente. La sua era una vera passione, quella di lavorare la pietra. Mio padre ha iniziato a lavorare da solo, finché non siamo arrivati noi: mio fratello nel 1984, poi io nel 1985 e Marilena è entrata 5 anni dopo. Da allora abbiamo dato una bella impronta all’azienda, perché con il tempo si è evoluta e perché abbiamo puntato sulla tecnologia“.

In circa 60 anni di attività, l’azienda olbiese ha subito molte trasformazioni e ha accolto tra le sue braccia la tecnologia grazie a un fondatore lungimirante, il “patriarca” Virgilio, e a tre giovani con intuito e voglia di innovare, i suoi tre figli. “Mio padre è una persona aperta all’innovazione – spiega Giuseppe Derosas, mostrandoci una bicicletta intagliata da una macchina a controllo numerico -, ha accolto questi cambiamenti con entusiasmo. Sono macchine, queste, molto costose ma ci permettono di realizzare ogni desiderio del cliente“.

La magia di questi macchinari sta nel cervello, cioè nel computer: in base a un disegno vettoriale opportunamente realizzato, le macchine seguono le istruzioni, intagliano e scavano la pietra e realizzano oggetti ad alta precisione. Con questi macchinari è possibile realizzare, ad esempio, un bordo piscina artistico con degli intagli particolari. Oppure si realizzano, partendo da un pezzo unico, dei piatti doccia in granito o dei lavabi: oggetti di una bellezza unica, nonché decisamente esclusivi e di grande gusto.

Attualmente abbiamo quattro macchine a controllo numerico: possiamo fare lavorazioni di ogni tipo – continuano gli imprenditori olbiesi -. Rileviamo i particolari, li portiamo nel software che elabora, mentre la macchina procede con il taglio. Siamo una bella squadra. Oltre noi fratelli, ci sono sei dipendenti. Mio padre, che è del ’31, viene ancora ogni mattina qua in ufficio. La sua presenza c’è ed è giusto così“.

 “Questo è un lavoro che ti dà molte soddisfazioni“, sottolineano dalla Virgilio Derosas, ma come in tutti i lavori esistono delle criticità. Criticità legate, ovviamente, alla crisi economica ma anche al sistema Italia.

Il recupero del credito è uno dei problemi principali: è una strada in salita, non c’è alcuna tutela – spiegano gli imprenditori Olbiesi -. Ci dovrebbero essere regole più precise. Quando acquisisci il lavoro, conosci il cliente e sembra una persona a posto e poi succede che molto spesso non ti pagano e non hanno nulla su cui rivalerti.  Vai per legali e spendi ulteriori soldi, ma non hai la certezza del recupero. E’ una battaglia che bisogna fare a tutti i livelli.  Gran parte dei problemi delle aziende, secondo noi, in questo momento sono dovuti al recupero. Oltre, ovviamente, all’accesso al credito che è diventato difficoltoso”.

Ti impegni nel tuo lavoro, non puoi fare lo ‘schizzinoso’ perché ovviamente di lavoro non è che ce ne sia tantissimo: quello che c’è, cerchi di prenderlo, però poi non c’è la certezza dell’incasso. Senza contare che la trafila per recuperare un credito è lunghissima. Direi che servirebbe un fondo di garanzia, potrebbe essere una buona idea per le piccole e medie imprese. Le aziende che sono in piedi oggi, lo sono perché hanno dato fondo a tutto ciò che avevano da parte“, sottolinea Marilena.

Anche le tasse sul lavoro sono una delle tante difficoltà da affrontare e non ci sono facilitazioni per chi assume, per chi dà lavoro: “Agevolazioni? Abbiamo sei dipendenti, ma non abbiamo alcuna agevolazione per aver mantenuto queste persone anche in anni difficili come questi dove molte aziende hanno licenziato e non è sempre corretto favorire la nuova occupazione a scapito di chi ha garantito un lavoro nel tempo a dipendenti storici “.

Non manca un accenno alla burocrazia fiscale sempre più asfissiante. “La burocrazia è diventata folle – continua Loredana-. Prima facevamo una comunicazione all’anno e adesso ogni mese abbiamo una comunicazione da fare all’Agenzia delle Entrate. Siamo super controllati. Non ci sono spazi per sbagliare, ma secondo me sarebbe stato meglio snellire la burocrazia. Sarebbe più semplice per tutti“.

Il problema della burocrazia non sta tanto nei controlli che lo Stato deve fare sulle imprese, quanto sul costo che essa stessa genera all’interno dell’azienda frenando la crescita. “Mentre prima l’artigiano lavorava nel suo laboratorio e faceva tutto da solo, ora non è più possibile farlo: ci vuole una persona che sta in ufficio che segue tutte queste cose: recupero credito, problematiche fiscali e così via. La piccola impresa, secondo me, dovremmo incentivarla e non farla morire soffocata”.

E poi l’appello alla politica: “Dovrebbe stare più vicino alle imprese, al mondo del lavoro, ascoltare le nostre problematiche e non solo in fase di elezioni”.

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