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*Video* Olbia: Molara, il paradiso può attendere

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Olbia, 5 maggio 2019- Chi ha avuto la fortuna di visitare l’isola di Molara,  e di addentrarsi lungo gli stretti sentieri, facendosi guidare alla scoperta dei segreti di una delle isole più belle e selvagge del Mediterraneo? Sono ancora troppo pochi coloro che hanno potuto apprezzare ed immergersi nella natura incontaminata, nei silenzi, nelle atmosfere magiche di questo paradiso a un passo da noi, ancora praticamente inaccessibile ai misteri della storia e dell’archeologia in esso custoditi.

La piccola isola che fa parte del comune di Olbia, celebre agli appassionati del mare per le cosiddette Piscine, un lembo di fondale sabbioso paradisiaco dove il colore dell’acqua è di un azzurro intenso che vira nel verde smeraldo, ha una superfice di 3,411 km quadrati e raggiunge i 158 metri di altezza massima sul livello del mare.  Insieme all’Isola di Tavolara, Molarotto, la Penisola di Punta Coda Cavallo e alcuni scogli minori rientra nel Parco Marino Protetto di Tavolara.

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Nell’isola granitica sono presenti varie fonti perenni di acqua potabile e una ricchissima vegetazione di macchia mediterranea con lentischi, cisto, olivastri secolari, ginepri, ma anche erica e tantissime varietà floreali.   Sull’isola inoltre nidificano numerose specie di uccelli marini e pascolano circa quaranta capre e un ventina di vacche allo stato brado, ormai completamente inselvatichite.  

Da qualche tempo, grazie alla lungimirante attenzione e alla capacità organizzativa dell’Associazione culturale Molara, l’isola ha aperto il suo prezioso scrigno di bellezze al pubblico, su prenotazione e per piccoli gruppi, con un’attenzione particolare al rispetto e alla cura dell’ambiente.

Tre sono i siti di interesse archeologico sicuramente da visitare: i resti del castello, di origine altomedievale; quelli della chiesa romanica di San Ponziano, e l’interessante, secolare fattoria dell’isola, creata che fu dalla famiglia Tamponi per l’allevamento e per la produzione in loco di un pregiato formaggio, ed il cui complesso di edifici rappresenta ormai un raro e perfettamente conservato sito di archeologia industriale.

Lo scorso primo maggio un gruppo di venticinque persone si è recato appositamente sull’isola per ascoltare la spiegazione della chiesa di San Ponziano a cura di Marco Agostino Amucano, dottore di ricerca in archeologia medievale, esperto dei siti archeologici di quell’epoca  presenti sull’isola. Ad accoglierli il presidente dell’associazione Molara, Diego Gaia, che ha accompagnato il gruppo all’emozionante scoperta dei segreti dell’isola e della fattoria Tamponi.

All’interessante giornata trascorsa nell’Area Marina Protetta di Tavolara Punta Coda Cavallo hanno preso parte anche Mario Spanu Babay, il direttore del parco Augusto Navone insieme al direttore della Riserva naturale delle Bocche di Bonifacio, Jean Michael Culioli. “Una giornata che ha rinnovato il gemellaggio e l’amicizia tra la Gallura e la Corsica” ha dichiarato Augusto Navone. L’associazione Larathanos e l’associazione Molara, dopo aver organizzato la visita all’isola e alla chiesa di San Ponziano, hanno in programma di organizzare la visita alle rovine del castello e, grazie al sodalizio felicemente inaugurato a Molara, hanno messo in agenda  la visita alla prestigiosa riserva naturale della vicina Corsica. Il paradiso è tra noi, quello ultraterreno può attendere.

Si ringranzia Barbara Sanna per le foto

 

 

 

 

 

 

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