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Politica Locale

Tra meno di un mese, Olbia vota il nuovo sindaco.

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La democrazia partecipata è un sogno da tempo, i politici hanno da sempre marciato su le due facce di questa medaglia. A fronte di un referendum, per esempio, il mondo della politica ha scelto alcune mosse piuttosto di altre per non raggiungere il quorum. Nelle amministrative della nostra città, tuttavia, non si corre il rischio di lasciare gli elettori a casa. I dati sono dalla parte della democrazia, l’affluenza alle urne è sempre molto alta, la media delle ultime  due tornate è dell’80%, ma oggi la democrazia olbiese deve fare i conti con nuovi assetti e nuovi problemi di carattere pratico e politico.

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Nella pratica, primo fra tutti, il numero dei candidati, 650. Doveva essere “la carica dei 500”, ma nel chiudere le liste abbiamo assistito a un aumento di quasi un terzo dei previsti. Il rapporto tra gli elettori e candidati era di 82,4, ora con le nuove cifre, il rapporto si aggiorna a 63,2 abitanti per ogni candidato consigliere, difficile insomma che non ci si ritrovi con un familiare candidato.

Le liste sono moltissime, se ne contano diciotto. Sei i candidati alla carica di primo cittadino.

Si potrebbe presumere che molti dei nomi aggiunti debbano la loro ragion d’essere alla volontà della politica d’immagine di completare le liste con più di 27 nomi, ma pongono le condizioni, con i tanti aspiranti sindaco, per un ballottaggio, data la possibile dispersione di voti.

Ci sono poi le questioni politiche. Da sottolineare la galoppante disaffezione dei cittadini nei confronti della cosa pubblica e dello stato in particolare, cosa di non poco conto, visto il principio fondante di nazione. Il mondo della politica si allontana sempre più dalla realtà dei cittadini. Una frase quest’ultima, detta e ridetta, che apparentemente pare essere un luogo comune, ma purtroppo, non lo è più.

Nella fattispecie Olbia è stata costretta a fare i conti con una legislatura troncata, una condizione di stallo, lo stravolgimento degli schieramenti (ennesima dimostrazione di come la politica stia cambiando) e il clima tesissimo in campagna elettorale che ancora stenta a riassettarsi. Oggi i cittadini sono costretti a dare atto alla politica di non rispondere alle esigenze della comunità.

Hanno dato a Olbia il ruolo di piattaforma sulla quale testare nuove alleanze e nuovi progetti politici e sebbene gli intenti possano essere nobili, facciamo i conti con tutti gli aspetti negativi della politica nazionale. L’intera Italia è già stanca e provata dalle politiche instabili, Olbia è satura, questo nuovo teatro non l’aiuta affatto. C’è bisogno di concretezza e rinnovamento.

E’ un bene che il cittadino possa scegliere, guai così non fosse. Per questo non si tratta di emergenza, ma di quale è la domanda e quale invece è l’offerta.  Nei prossimi articoli analizzeremo per voi ogni aspetto dei programmi e, nel limite del possibile, li riassumeremo, comparandoli tra loro.

 

 

 

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