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Cronaca Olbia

Tiziano Canu: Olbia tra bellezza e degrado in mostra a Baradili

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Sant’Antonio di Gallura, 22 novembre 2020 –  Viviamo un momento in cui le  immagini  sono le vere protagoniste. Essere fotografo oggi vuol dire puntare sempre più sulla propria sensibilità, professionalità e estro creativo. Cogliere l’immagine idealizzata con l’obiettivo di una macchina fotografica vuol dire ora più che mai voler suscitare emozioni. Tiziano Canu, originario di  Sassari, le sue prime sperimentazioni fotografiche le ha realizzate girando  per la campagna gallurese. Se deve fotografare la Sardegna si rifà ai suggestivi scorci della sua Gallura, dove ha le sue  preziose amicizie. Ama definirsi un  “Gallurese fino al midollo”.

“L’interesse per la fotografia è nato frequentando il corso universitario di Architettura a Roma, non concluso perché mi sono buttato a capofitto proprio sugli studi di fotografia. Corso triennale a Cagliari presso l’Istituto Europeo di Design per poi tornare a Roma come docente di fotografia sempre allo IED. Aver frequentato i corsi universitari di Architettura ha decisamente segnato il mio percorso e tuttora anche se nella fotografia commerciale mi cimento con diversi temi, il coinvolgimento emotivo nella fotografia di interni ed architetture è intenso”.

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La ricercatezza nelle inquadrature, il taglio fascinoso delle strutture architettoniche e il porre in evidenza le linee geometriche dei paesaggi urbani, riconducono certamene all’amore per l’architettura di Tiziano Canu, che potremmo definire un architetto-fotografo.

“Tutti i miei lavori presuppongono impegno, coinvolgimento fisico e mentale per tradurre in immagine la tua versione del racconto; quando il risultato collima con il progetto, non fai certo caso a quanta energia e fatica sta dietro al lavoro. Se devo parlare di un lavoro nello specifico – prosegue Tiziano Canu -, mi ha profondamente entusiasmato un reportage del 2018 sulle Opere pubbliche dell’Artista Maria Lai girando in lungo ed in largo la Sardegna. Lavoro stimolante perché ho avuto modo di indagare il rapporto di queste grandi opere con lo spazio circostante, e con gli ambienti contenitore; elementi alla base del linguaggio architettonico”.

Seppur la professione del fotografo sia appassionante e coinvolgente, il percorso professionale è estremamente impegnativo. Talvolta le difficoltà sono celate nel quotidiano, altre volte fanno parte di un preconcetto, o di una sfida da intraprendere verso se stessi. Ma tutto si supera quando si è spinti da una grande passione: “Penso sia comune a tutti e non solo nell’ambito fotografico scontrarsi con il “nemo profeta in patria” ovvero convincere la committenza che anche se non arrivi da Milano, hai gli strumenti per soddisfare le richieste”.

Attualmente Tiziano Canu è impegnato nella mostra fotografica Terra da abitare, Bellezza da custodire in corso a Baradili: “Ho aderito volentieri al progetto di Salvatore Ligios, uomo capace di scovare giovani promesse e tenere sempre viva l’attenzione sulla fotografia come mezzo di indagine ed espressione. “Terra da abitare, Bellezza da custodire” ha coinvolto dieci fotografi per altrettante diocesi (il progetto culturale è promosso dalla Conferenza Episcopale Italiana) con l’intento di analizzare il contrasto tra bellezza del territorio e il  suo degrado, sollecitando  di conseguenza il dibattito sulla necessità di difendere il nostro ambiente opponendosi a speculazioni edilizi, abbandono del territorio ed impoverimento culturale. Per mio conto mi sono occupato di Olbia e suoi dintorni fotografando lo stato di grave abbandono di alcuni siti come le mura puniche in centro città o i ruderi dell’hotel Caprile alle vecchie saline, scoprendo al contempo l’opera di molte persone che con volontà e sacrificio del proprio tempo libero, si prodigano per ripristinare piccoli spazi di dignità nella città che hanno a cuore (pulizia delle spiagge , cura di giardini pubblici, e molto altro ancora). La mostra itinerante, dopo l’esordio a Tortolì, e dopo Cagliari ed Oristano, è ora visitabile fino al 31 dicembre nel centro storico di Baradili (OR)”.

A un professionista come Tiziano Canu viene spontaneo rivolgere la richiesta di svelare qualche prezioso consiglio, per aiutare tutti coloro che amando la fotografia desiderino diventare professionisti dell’immagine: “A chi volesse fare il “passo in più” nel mondo della fotografia ,consiglierei di non delegare ciecamente all’ultimo smartphone ipertecnologico la scelta della buona esposizione, ma sperimentare come la luce viaggia e si insinua tra i volumi e come comporre i soggetti in uno spazio bidimensionale. Per qualsiasi campo di interesse fotografico (moda, reportage di viaggio, sport , ritrattistica), c’è sempre nel passato più o meno remoto un fotografo o un pittore che con mezzi meno performanti ha saputo raccontarci storie di questo globo lavorando con la luce. Se questo viene recepito si è in grado di piegare gli strumenti digitali al proprio volere e non esserne succubi”.

Spesso si pensa che basti qualche filtro o Photoshop per essere un fotografo di talento. Chiediamo a Tiziano Canu quanto lavoro, quanta tecnica  ci siano veramente dietro una bella fotografia: “Sempre più spesso nelle immagini social siano esse tramonti, selfie o gattini, trovi la dicitura “no filter” che interpreto come forma di rigetto per i risultati facili delegati al mezzo con conseguente banalizzazione del racconto. Dietro ogni scatto, dal più ambizioso fino al ritratto della zia, c’è sempre un progetto, una scelta di composizione, di illuminazione, di colori. Soltanto dopo ben vengano le applicazioni ed i software se utili a sostenere in post produzione il racconto. La bella immagine può essere un colpo di fortuna, ripeterla costantemente è impegno”.

L’emergenza Covid che ha caratterizzato i mesi precedenti e il momento attuale di grande incertezza, di certo ha influenzato anche l’attività professionale di  Tiziano Canu: “Il Covid ha inciso come per tutti sulle certezze di un lavoro apparentemente consolidato. Non ha influenzato però l’umore e la certezza della ripresa; durante il blocco forzato ho dato sfogo al “bricoleur” che è in me trasformandomi in falegname, giardiniere, imbianchino,  come buona parte della popolazione. Battute a parte , ho avuto il tempo di fare della ritrattistica infliggendo a mia figlia diverse sessioni di foto che in tempi regolari di lavoro, non avrei potuto fare con costanza”.

Ora anche per Tiziano Canu è tempo di guardare avanti. Nuovi progetti e idee prendono forma, creando stimoli nuovi lasciando che la creatività e l’estro prendano lo spazio che rivendicano: “Ho un  sogno nel cassetto. Si tratta  di  un reportage sulle diverse tipologie costruttive delle case tradizionali sarde, sulle orme di una lettura giovanile : “Pastori e Contadini di Sardegna” del francese Maurice Le Lannou che tra il 1931 ed il 1937 documentò la vita e le abitazioni dell’isola dalla Gallura al Campidano. Vedere cosa ancora resta in eredità di quelle abitazioni e quali evoluzioni/involuzioni estetiche e funzionali hanno subito”.

L’amore di Tiziano Canu per l’architettura non accenna ad affievolirsi, anzi si ripropone in ogni occasione aggiungendo ulteriore ricercatezza e sensibilità stilistica nella realizzazione di ogni suo scatto. L’architetto della fotografia ci saprà emozionare ancora con inquadrature suggestive della terra di Gallura, arrivando a toccarci l’anima, una volta di più.

 

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