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Lettere

Olbia, deficit sicurezza e Polizia Locale: “Non è colpa dei precari che hanno fatto ricorso”

Gli avvocati Virdis e Faedda rispondono al sindaco di Olbia, Settimo Nizzi

Foto di Angela Deiana Galiberti
Nomasvello Olbia 1085

Olbia, 23 giugno 2017 – Riceviamo e pubblichiamo la lettera degli avvocati Valeria Virdis e Matteo Faedda relativa alla causa contro il Comune di Olbia che vede protagonisti alcuni agenti precari della Polizia Locale olbiese. La lettera è diretta al sindaco di Olbia, Settimo Nizzi, e vuole essere una risposta all’intervista realizzata da Olbia.it qualche giorno fa e, in particolare, a una domanda dedicata proprio al tema della sicurezza.

Egregio Signor Sindaco,

Morostesa 2019

dopo aver visto la sua intervista del 20 giugno scorso, apparsa on line sul sito Olbia.it, appare doveroso replicare alle sue parole per ricondurre a verità la rappresentazione della vicenda degli agenti di polizia municipale, che hanno aperto un contenzioso con il Comune di Olbia davanti al tribunale del lavoro di Tempio Pausania. Da mesi vengono pubblicati sui principali quotidiani locali articoli che riportano la vicenda in modo incompleto e inesatto, e dispiace constatare che anche il Sindaco, nel rispondere ad una domanda inerente il grave problema della “sicurezza in città”, richiami strumentalmente la questione delle cause di lavoro avviate da alcuni agenti di polizia locale per giustificare il mancato rafforzamento dell’organico dei vigili urbani.

Premettiamo subito che scriviamo con piena cognizione dei fatti, perché siamo i legali che rappresentano gli agenti ai quali lei si è riferito nell’intervista. Procediamo con ordine: tralasciando per ovvi motivi le sottigliezze tecnico-giuridiche, esiste nel nostro ordinamento una norma che attribuisce al lavoratore che abbia prestato servizio alle dipendenze per più di 36 mesi (per lo svolgimento di identiche mansioni, anche attraverso più contratti a termine) il diritto alla trasformazione del rapporto in una assunzione stabile a tempo indeterminato.

Nel nostro caso, a decorrere dal 2011, diversi agenti della polizia locale di Olbia hanno lavorato per più di 36 mesi alle dipendenze del Comune in forza di ripetuti contratti a termine, all’esito del superamento positivo di ben due selezioni pubbliche. È controversa in giurisprudenza l’estensione del diritto alla stabilizzazione anche al settore del pubblico  impiego.

Dopo un indirizzo giurisprudenziale (Comunitario e di merito nei nostri tribunali) favorevole ai lavoratori pubblici precari, recentemente le Sezioni Unite della Corte di Cassazione lo hanno escluso, riconoscendo solo il diritto al risarcimento del danno. Tuttavia, la questione è tutt’altro che chiusa, perché si è creata subito dopo una fortissima opinione di dissenso in seno alla magistratura di merito e alla dottrina, compresi gli avvocati che seguono questa particolare tipologia di cause (decine di migliaia di lavoratori in tutta Italia!), per il fatto che la sentenza delle Sezioni Unite sarebbe comunque contraria alla normativa comunitaria e alla giurisprudenza della Corte di Giustizia.

Le nostre cause sono state avviate nel 2015 proprio in forza di quella autorevolissima giurisprudenza favorevole ai lavoratori precari, solo scalfita dalle Sezioni Unite. Allo stato, siamo in attesa di una nuova pronuncia della Corte di Giustizia europea (che dovrebbe intervenire a brevissimo), chiamata a pronunciarsi da un giudice italiano che ha rilevato la contrarietà del nostro ordinamento (e quindi della sentenza delle Sezioni Unite) ai principi dell’Unione.

Capisce bene, signor Sindaco, la complessità e delicatezza della questione giuridica che interessa e coinvolge illustri studiosi e operatori del diritto, senza sottovalutare l’impatto di essa sulla vita e la dignità di numerosissimi lavoratori pubblici italiani. Ciò premesso, siamo convinti che i nostri assistiti, dopo aver ben operato per anni nei ranghi della polizia municipale, abbiano esercitato legittimamente un loro inalienabile e sacrosanto diritto, ovvero rivolgersi al giudice del lavoro per chiedere una decisione sulla loro vicenda lavorativa.

Detto ciò, non si comprende perché lei possa ritenere (ed avallare l’idea) che i dirigenti si siano sentiti chiamati in causa in prima persona, e per questo motivo si siano “chiusi a riccio” (per usare la sua espressione), decidendo di bloccare, per la prima volta da anni, le assunzioni a tempo determinato. Se ciò  fosse vero, si confermerebbero i peggiori timori dei nostri assistiti, ovvero la paura delle conseguenze ritorsive della loro decisione di agire in giudizio.

Ma non solo: a causa di alcuni, non vengono più chiamati neanche gli altri, così passa l’idea che la responsabilità è di coloro che hanno osato fare le cause. Ci spiace che la vicenda dei precari della pubblica amministrazione venga gestita dal Comune di Olbia con metodi così poco rispettosi della professionalità dei lavoratori e delle esigenze di sicurezza dei cittadini, perché la complessità delle questioni in campo meriterebbe un confronto serio e approfondito, lontano dalle personalizzazioni e dalle “chiusure” alle quali lei si è riferito.

Ricordiamoci infatti che l’ordinamento offre gli strumenti per la soluzione del contenzioso; ci riferiamo alla legge regionale n. 2/2016 (già ampiamente utilizzata da diverse pubbliche amministrazioni in Sardegna per abbattere il precariato), e all’ultima riforma del pubblico impiego (meglio conosciuta come riforma Madia) che metterà a regime gli strumenti per la stabilizzazione dei precari. 

In questo contesto, appare evidente che il deficit di sicurezza in città per carenza di organico di polizia municipale non può essere ricollegato alla decisione dei nostri assistiti di rivolgersi al giudice del lavoro per chiedere il riconoscimento di un loro diritto, stabilizzazione o risarcimento che sia. Tanto ci premeva precisare alla luce delle sue argomentazioni, e le rinnoviamo la più ampia disponibilità per individuare la migliore soluzione al problema.

Distinti saluti,

avvocato Valeria Virdis

avvocato Matteo Faedda

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