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Politica Locale

Sette domande a… Vincenzo Cachia (Udc)

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Vincenzo Cachia (34 anni) è candidato con l’Unione di Centro alla Camera dei Deputati. E’ stato eletto per la prima volta nel Maggio 2011 per le comunali olbiesi e attualmente occupa il ruolo di assessore alla Cultura ad Olbia. Figlio d’arte (il padre è il dott. Carmelo Cachia), animalista convinto e appassionato di cinema, nella vita normale al di fuori dell’attività politica è funzionario amministrativo/contabile dell’Area.

Vincenzo Cachia, parliamo un po’ della sua candidatura. Numero 13, lista Udc. Lei ricopre già un importante ruolo politico all’interno dell’amministrazione olbiese. Come mai ha accettato di catapultarsi in questa avventura?

Beh, nonostante sia abbastanza evidente che la mia elezione alla Camera è un po’ improbabile, questa candidatura va considerata come il riconoscimento di un anno e mezzo di attività politica. Almeno, questo è ciò che pensa il partito ed è ciò che penso io. Al di là di questo aspetto, ho deciso di accettare la sfida perchè condivido e voglio sostenere il progetto dell’Udc.

Qual è l’aspetto fondamentale di questo progetto? In questo momento i centristi stanno sostenendo con forza il Premier Mario Monti.
La collaborazione con l’Udc non nasce sicuramente adesso, ma una candidatura in questo preciso momento storico ha un significato del tutto particolare. Innanzitutto si tratta di coerenza personale. Condivido le idee centriste, sono sempre stato un moderato, non mi piace cambiare, non sono un trasformista dunque per me essere candidato con l’Udc significa essere coerente col mio percorso politico. Poi vi è Mario Monti che l’Udc sostiene. Bene, credo che Monti sia l’uomo giusto per risollevare le sorti di questo paese perchè è una persona più che credibile per restituire all’Italia quella credibilità che non ha più da circa venti anni. Dobbiamo far ripartire l’economia ma con equilibrio. E’ vero che in questo ultimo anno siamo stati tartassati ma è anche pur vero che Monti ha cercato di risolvere alcuni dei problemi fondamentali che ci portiamo dietro da decenni. Il massacro fiscale non è colpa di Monti, le colpe vanno attribuite a chi c’è stato prima. Monti, secondo me, potrebbe essere la soluzione ai nostri problemi.

Quindi per sintetizzare: Udc più Monti uguale candidatura e coerenza. Perciò ne deduco che quello che ha fatto il Premier in questo ultimo anno, che è stato molto duro per tutti, lei lo giudica positivo. O Sbaglio?

Giudico positico il progetto di Monti. Lui, secondo me, in questo anno di attività ha individuato il vero male dell’Italia, quello cioè che rappresenta ostacolo allo sviluppo. Cioè il pesantissimo debito pubblico, sul quale paghiamo tantissimi interessi. E queste sono risorse che vengono tolte agli investimenti in infrastrutture, ricerca, università, scuole. Per investire in questi settori chiave bisogna necessariamente abbattere il debito combattendo l’evasione fiscale ma soprattutto la criminalità organizzata che ormai fa affari utilizzando i meccanismi legali come gli appalti pubblici. Questo meccanismo ci costa il 20% del Prodotto interno lordo. In definitiva penso che il programma di Monti sia pragmatico, serio e adatto per risolvere questi problemi.

Monti promosso, insomma. Immaginiamo di trovarci a Marzo 2013. Lei, per uno strano gioco dei numeri e della sorte, si ritrova ad essere uno degli eletti alla Camera. Quale sarebbe la sua prima mossa? O ancora meglio, quale sarebbe il primo argomento che porterebbe all’attenzione dell’aula?

Sicuramente il problema principale della Sardegna e in particolare della Gallura, cioè i trasporti che sono totalmente da rivedere nel loro insieme. Il sistema è in crisi, non c’è dubbio, basta vedere cosa succede nel comparto traghetti. Ma anche quello aereo non scherza. La crisi della Meridiana è un fatto serio che non sta sicuramente dando una mano al contesto generale. Secondo me dobbiamo proprio riformare il sistema dei trasporti.

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Non è un problema da poco. Ha qualche idea sul come riformarlo? Poteva essere fatta qualcosina in più in questi anni?
Sicuramente si poteva seguire meglio tutto quanto, a cominciare dalla continuità territoriale ma anche dalla privatizzazione della Tirrenia. Forse la politica avrebbe dovuto verificare meglio sul campo quali altre opzioni fossero presenti. Mi riferisco alla presenza di altri potenziali investitori. Sono un sostenitore del mercato e la concorrenza può solo far bene. Poi accanto ai trasporti, andrei a toccare l’immagine della Sardegna… pure questa da riformare. Lei pensi che gli spagnoli, che l’hanno occupata per cinque secoli, non sanno dov’è la nostra isola. Questo fa pensare. Vuol dire che la Sardegna non ha fatto abbastanza per la sua immagine. Vuol dire che la stagione mordi e fuggi non funziona. Dobbiamo vendere una Sardegna diversa, fatta non solo di spiagge estive ma anche di boschi, montagne, fiumi. Ambienti da poter frequentare durante la gran parte dell’anno e perfetti per un marketing indirizzato al ricco Nord Europa.

Il suo discorso fila. C’è però un problema, che poi è quello di sempre. Oggi come oggi la politica – attraverso alcune sue decisioni o sue emanazioni come le agenzie regionali preposte – sta lavorando molto sull’immagine. E questo può non essere un male. Ma se manca il background nel territorio, se gli imprenditori non dialogano tra loro, se non si creano i servizi per l’utenza come si fa poi a costruire un immagine vincente in un mercato pieno zeppo di mete turistiche degne di nota ma che costano la metà? Lei questi problemi li tocca tutti i giorni. Gestisce un assessorato importantissimo e sa perfettamente che la cultura ad Olbia c’è ma non si riesce a vendere. Con queste basi come facciamo a ricostruire l’immagine della Sardegna?
I primi a non conoscere il territorio siamo noi. Il che rappresenta un ostacolo alla formazione di un’immagine della Sardegna all’estero perchè se non la conosciamo noi per primi non possiamo farla conoscere agli altri. Poi ci sono altri due aspetti fondamentali sui quali bisogna riflettere e lavorare. In Sardegna, anzi qua in Gallura, il turismo vero è arrivato solo dopo gli anni sessanta e solo grazie alla fortunata visione del Principe Aga Khan. Siamo sul mercato da poco tempo. I nostri imprenditori sono indietro perchè il turismo è arrivato recentemente. Altre mete turistiche italiane, basti pensare Firenze o la Riviera romagnola, hanno avuto molto più tempo per creare una “coscienza turistica imprenditoriale”. Noi stiamo scontando ancora questo gap, dobbiamo lavorare ancora molto su questo aspetto. Poi vi è l’annosa questione del turismo estivo sul quale ci siamo “seduti”. Il turismo estivo, da solo, non basta più a sostenere il mercato turistico sardo. Oltretutto il suo effetto è stato devastante e lo è ancora. Ritrovarsi con centinaia di migliaia di persone in più tutte concentrate in pochissime settimane ha degli effetti nefasti sulle coste, sui trasporti, sull’ambiente, sul costo dello smaltimento dei rifiuti, sui servizi e sulla stessa società sarda. Dobbiamo cambiare sistema. Dobbiamo destagionalizzare e per far questo dobbiamo cambiare l’offerta turistica e ripensare i trasporti, i quali dovrebbero essere garantiti per tutto l’arco dell’anno.

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