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Sardinia Ferries: sulle navi gialle si studia il Dna del mare

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Nuova collaborazione scientifica per la Sardinia Ferries: ecco l’Università Milano Bicocca.

Dal “DNA del mare”, si otterranno nuove informazioni sulle specie che lo abitano.

Da giugno 2018, l’Università di Milano Bicocca si unirà attivamente alla già “navigata” collaborazione tra Corsica Sardinia Ferries e ISPRA (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale) nel progetto di salvaguardia dei Cetacei nel Mar Mediterraneo.

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La Compagnia metterà a disposizione della ricerca i suoi traghetti, ottimali piattaforme di osservazione, anche per un nuovo progetto della Dr. Elena Valsecchi, avviato dall’Università di Milano Bicocca, che mira allo studio innovativo della biodiversità del Mediterraneo mediante l’analisi delle microtracce di DNA che ogni organismo vivente rilascia nell’ambiente in cui vive (eDNA).

Questa nuova tecnica, resa possibile dalla messa a punto di sofisticate tecnologie di analisi molecolare, consente di individuare la presenza e l’abbondanza di organismi marini che risultano, per la natura dell’habitat in cui vivono, poco accessibili e pertanto difficili da studiare altrimenti. Particolare enfasi sarà data allo studio dei grossi vertebrati marini (cetacei, grossi pesci e tartarughe marine) che trovandosi all’apice della piramide trofica rappresentano degli ottimi bioindicatori dello stato di salute del nostro mare.

Corsica Sardinia Ferries, consapevole dell’importanza del mare e della sua salute, da molti anni supporta Università, Organismi Scientifici e Associazioni in un’intesa attività di ricerca e monitoraggio dell’ambiente marino e delle specie che lo abitano, al fine di contribuire alla raccolta di dati, alla divulgazione della conoscenza, alla promozione della consapevolezza ambientale e alla diminuzione del rischio di danni.

“Il Mediterraneo è un ambiente marino unico. È uno dei mari con più alta biodiversità (ospita circa il 18% delle specie marine conosciute, molte delle quali endemiche, sebbene rappresenti solo lo 0.8% della superficie del globo coperta da oceani) ma è anche una delle aree marine a più alto impatto antropogenico e dove gli effetti del surriscaldamento globale rischiano di essere più devastanti. Questi sono solo alcuni dei motivi per cui il Mediterraneo merita assoluta priorità di studio, monitoraggio e conservazione” afferma Elena Valsecchi, attualmente parte del MaRHE Center, un centro di ricerca dell’Università di Milano Bicocca incentrato sulla biodiversità degli ecosistemi marini, che ha conseguito il suo PhD alla University of Cambridge (UK) in ecologia molecolare e successivamente ha svolto ricerche in campo cetologico in due atenei australiani (University of Queensland e University of New South Wales).

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