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Cronaca Sardegna

Sardegna, Cna: export in frenata

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Sardegna, 22 marzo 2020 – La Cna Sardegna (Confederazione Nazionale
dell’artigianato e della piccola e media impresa), ha pubblicato l’andamento dell’export sardo nel 2019.

Nel report si nota l’aumento delle vendite dei prodotti agroalimentari del 5,5% rispetto allo stesso periodo del 2018, dovuto soprattutto all’incremento delle esportazioni di prodotti lattiero caseari (+ 12,5%), che permette ai prodotti sardi di rimanere ancora sui mercati internazionali.

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Nel 2019 le vendite di Pecorino Romano e Fiore Sardo hanno avuto un’impennata arrivando a 158 milioni di euro, un valore non distante dal record di 162 milioni di export registrato nel 2015.

L’analisi dell’andamento delle esportazioni evidenzia la crescita del settore lattiero caseario, le vendite di formaggi sardi, del 23% nei paesi al di fuori della UE e una diminuzione nei paesi dell’Unione Europea del -5%.

In attesa però di misurare l’impatto dell’emergenza sanitaria sugli scambi internazionali nel 2020, in base ai dati appena pubblicati dall’Istat la Sardegna chiude il 2019 con un bilancio negativo.

Pierpaolo Piras e Francesco Porcu, rispettivamente presidente e segretario regionale della Cna Sardegna commentano così: “In un periodo nel complesso negativo le vendite di prodotti agroalimentari sono state in controtendenza, la speranza è che l’emergenza sanitaria globale in termini di impatto limiti i suoi effetti ai soli prossimi mesi, ma siamo in un territorio del tutto inedito che non consente previsioni”.

La ricerca della Cna evidenzia di contro il risultato negativo dell’industria chimica e farmaceutica (-6,5%) e dell’industria metallurgica (-5,6%): questi due settori, che da soli rappresentano il 35% del totale dell’export sardo non petrolifero, vedono invertirsi una tendenza di crescita che durava da un biennio per il settore chimico e da un quadriennio per il metallurgico (dal 2015 al 2018).

La Cna Sardegna dimostra anche come negli ultimi anni le dinamiche dell’industria sarda dei metalli sono state condizionate dalle vendite all’estero di una particolare tipologia di prodotto: armi e munizioni.

Proprio questo comparto, dopo un triennio eccezionale (era arrivato a rappresentare il 40% di tutto il valore dell’export del settore metallurgico nel 2018 per un valore pari a circa 100 milioni di euro), ha visto quasi azzerarsi le esportazioni nel 2019 (-83%, appena 15,8 milioni) a causa del blocco delle vendite all’Arabia Saudita imposto dal governo alla fabbrica RWM di Domusnovas e che, come conseguenza, ha indotto una nuova vertenza industriale nel Sulcis: oltre 150 posti di lavoro a rischio su 350 addetti totali.

La ricerca della Cna Sardegna conclude così: “dopo un 2018 altalenante, il 2019 ha rappresentato un anno di costante ripresa delle quotazioni, risalite fino a 7 euro al chilo a dicembre, un trend di crescita proseguito fino a inizio marzo 2020 (7,2 euro al kg)”.

“Il livello del prezzo dipende, ovviamente, dalla quantità di prodotto presente sul mercato e dalla domanda espressa dai principali mercati di sbocco, soprattutto quello nordamericano. Per questo è auspicabile che l’emergenza sanitaria in atto possa avere un impatto limitato sul settore agroalimentare e che la dinamica del prezzo del prodotto finito possa contribuire alla sostenibilità della filiera regionale”.

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