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Cronaca Olbia

Sanità Olbia, parlano i primari: Cudoni “ho 6 fratture, nessuno le vuole”

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Olbia, 13 luglio 2020 – Un racconto spaventoso: è quello che stanno facendo i primari della Assl Olbia, chiamati a raccolta in Consiglio comunale a Olbia per discutere dei problemi della sanità. Una sanità gallurese “malata terminale” per la quale mancano gli anestesisti, con risorse scarse e pazienti che non hanno i servizi di cui hanno bisogno.

Una delle testimonianze più forti è stata quella del dott. Sebastiano Cudoni, primario di Ortopedia. “Tutto ciò che stiamo vivendo in questo momento non risente dell’emergenza Covid, ma risente di errori, incertezze, proabilmente delle decisioni non prese o mal-prese che riguardano tutte le amministrazione regionali che si sono succedute. Perché siamo arrivati a questo in questi giorni? Noi abbiamo l’obbligo di dirvelo – ha detto Cudoni -. In questo momento l’attività operatoria di Olbia è praticamente sospesa, può essere operato solo chi è in fin di vita ed è bene che voi lo sappiate”.

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“Sappiate che in questo momento, in Gallura, una frattura non si può operare. Una frattura di qualsiasi tipo. Una frattura di femore, da operare entro 48 ore, io la devo trasferire a Ozieri dove non la vogliono perché hanno pochi anestesisti. Non la posso trasferire a Nuoro perché Nuoro dice che sono pochi e hanno il reparto pieno perché stanno prendendo i pazienti anche da Lanusei, non lo posso trasferire ad Alghero perché Alghero è virtualmente chiuso. Non la posso trasferire a Sassari perché sono oberati di lavoro. Dove la devo trasferire? A Oristano? Forse, se hanno posto. San Gavino? Lanusei? Non se ne parla. A Cagliari! In questo momento ho sei fratture, entrate questo fine settimana, che non posso trasferire da nessuna parte perché non li vuole nessuno perché tutti hanno da recriminare qualcosa”.

Altro problema, la gestione delle urgenze indifferibili. Cudoni fa un esempio semplice: c’è un politraumatizzato che richiede un’operazione di 3/4 ore. Gli anestesisti sono solo due: uno è in sala operatoria per il politrauma, l’altro è in Rianimazione che deve seguire i sei pazienti intubati. “Arriva un distacco di placenta, un accoltellato, tutto quello che può arrivare in qualsiasi momento, la seconda urgenza chi l’addormenta? Muore? La responsabilità di chi è? Mia che sto operando? Del collega ginecologo che non può operare? Dell’anestesista che è solo? Dell’ingegner Tauro che è il direttore d’area? Del direttore del presidio ospedaliero? Di Locci che è a 300 km di distanza? Di Steri, commissario straordinario Ats? Della giunta attuale? Della giunta precedente? Non so di chi è colpa, ma il paziente muore”.

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