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San Teodoro, acqua: azienda condannata a pagare consumi

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San Teodoro, 21 maggio 2018 – Nuova battaglia legale vinta per Abbanoa, l’ente gestore unico delle acque in Sardegna: “La somma di 36mila euro è quindi dovuta perché relativa a consumi realmente effettuati”, così si è espresso il Tribunale di Nuoro in merito al caso di una grossa attività commerciale di San Teodoro con bar-caffetteria e gelateria, la quale è stata condannata a pagare i consumi effettuati per diversi anni.

I titolari contestavano che si erano verificate presunte duplicazioni, rivelatesi inesistenti, nella fatturazione dei consumi mentre per i periodi di non potabilità ritenevano illegittima, confondendo depurazione fognaria con potabilità, la richiesta dei corrispettivi per la depurazione dell’acqua. Abbanoa, difesa dall’avvocato Carla Medda, ha dimostrato la piena legittimità degli importi richiesti e del metodo di fatturazione“, si legge in una nota stampa dell’ente.

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Questa  è l’ennesima sentenza che riconosce la correttezza delle modalità di fatturazione di Abbanoa”, commenta la responsabile del settore Gestione e Recupero del credito, Rossella Loi:Non sono risultate duplicazioni di consumo fatturato e l’importo della depurazione è stato legittimamente richiesto al Cliente”.

Le bollette contestate riguardavano alcuni acconti basati su consumi stimati e saldi sui consumi reali, come previsto dal regolamento del servizio idrico integrato. I consumi delle fatture in acconto, che siano inferiori o superiori ai consumi reali, vengono sempre restituiti nelle successive fatture a saldo con il metodo del conguaglio.

Abbanoa, nel tempo, ha drasticamente ridotto le fatture in acconto che rappresentano ormai appena il 7 per cento del totale: ben il 93 per cento delle bollette, infatti, si basa esclusivamente sui consumi reali. La parte residua è legate a utenze con contatori interni ai quali non è stato possibile accedere. “Tutto ciò grazie a una profonda riorganizzazione del sistema delle letture che ormai vengono fatte a tappeto con cadenza trimestrale nei grandi centri e quadrimestrale in tutti gli altri Comuni. Gli operatori sono muniti di palmare elettronico che certifica le letture con fotografia e georeferenziazione dei contatori. Inoltre, la correttezza dei dati è certificata dal sistema di blockchain che garantisce l’inalterabilità dei informazioni caricate nel sistema informatico“, si legge nella nota.

I titolari dell’attività commerciale ritenevano illegittima la richiesta dei canoni di depurazione per i periodi di non potabilità, confondendo il fatto che la voce “depurazione” nelle bollette sia riferita ai costi per il trattamento e lo smaltimento dei reflui fognari nei depuratori. Il sistema tariffario in vigore, regolamentato a livello nazionale dall’Autorità competente sui servizi idrici “Arera” non prevede differenziazioni per i periodi di non potabilità e riduzioni tariffarie, ma al contrario assicura una quota di investimenti da destinare proprio a risolvere le criticità – prosegue Abbanoa -.  Lo stesso giudice ha sottolineato il fatto che “La contestazione relativa alla voce depurazione appare poi frutto di un fraintendimento”, si legge nella sentenza, “in quanto essa nulla ha a che fare con la potabilità dell’acqua fornita, ma è relativa ai costi connessi all’esercizio dell’impianto di depurazione dei reflui”. Per questi motivi il Tribunale di Nuoro ha condannato l’attività commerciale al pagamento in favore di Abbanoa dei 36mila euro  oltre gli interessi moratori e il rimborso di 5mila euro di spese legali”.

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