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Rischio idrogeologico, frattura Regione-Nizzi: Olbia è a rischio, SVA deve decidere

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Olbia, 22 gennaio 2020 – Se sui balneari e sull’estensione delle concessioni si sta consumando uno strappo interno al centrodestra olbiese, sul rischio idrogeologico si sta creando una frattura sempre più profonda tra il sindaco di Olbia Settimo Nizzi e il governo della Regione Sardegna guidato dal Presidente Christian Solinas.

All’origine dello scontro, il cosiddetto “Piano Nizzi” realizzato dalla Technital come alternativa al Piano Mancini.

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Uno scontro, questo, che fino a pochi giorni fa era sottotraccia come un fiume carsico, ma che è stato reso visibile da una nota firmata da Nizzi e pubblicata a chiare lettere sul sito “Sardegna Ambiente” e su alcuni articoli apparsi sulla Nuova Sardegna tra domenica e lunedì.

Secondo alcune voci di corridoio, galeotta sarebbe stata una riunione a Cagliari giovedì scorso alla quale avrebbero partecipato, tra gli altri, il presidente Solinas, l’assessore Fasolino, la struttura tecnica regionale che si sta occupando delle opere di mitigazione e il sindaco Nizzi.

In quella riunione, la Regione (e in particolare Solinas) avrebbe definitivamente stoppato le “intemperanze” del primo cittadino olbiese, espresse nero su bianco in una missiva dai toni poco concilianti.

Sebbene lo stesso Nizzi, in un secondo articolo pubblicato dalla Nuova il 20 gennaio, abbia cercato di stemperare i toni, è chiaro che la tensione politica sul rischio idrogeologico è presente e non è gradita a Villa Devoto.

Nizzi, nella durissima lettera indirizzata (tra gli altri) al presidente Solinas, definisce “incommentabile e ingiustificabile” quanto chiesto dalla struttura commissariale al Servizio di Valutazione Ambientale: vale a dire di concludere la procedura di Via quanto prima e di prescindere da una conferenza di servizi con il Comune di Olbia visto che “gli adeguamenti progettuali introdotti a seguito delle richieste del servizio SVA non hanno determinato alcuna sostanziale modifica ai progetti definitivi esaminati durante la conferenza di servizi istruttoria tenutasi in data 14/12/2018″.

Scrive Nizzi: “Prendo purtroppo atto con rammarico che continua ancora oggi l’atteggiamento poco collaborativo e prevaricatore della sua Struttura che ha da sempre rifiutato qualsiasi tipo di confronto tecnico con la Amministrazione Comunale di Olbia”.

Nizzi, successivamente, tornando sul Piano Mancini e sulle vasche di laminazione, scrive: “Sulla scorta di quanto su esposto è certo che il progetto che ostinatamente la sua Struttura il Commissario di Governo continua a difendere e che dovrebbe mitigare il rischio idraulico nella città di Olbia contiene opere che dalla Legge sono definite AD ALTO RISCHIO”.

Alla luce di quanto avvenuto e dei tre giorni di allerta meteo appena archiviati, ci sono almeno tre aspetti che vanno sottolineati e ricordati.

Il primo è che sono passati sei anni e mezzo dalla tragedia del 2013: sei anni e mezzo in cui non è stato fatto praticamente nulla sulla mitigazione del rischio idrogeologico. Olbia è oggettivamente ancora in pericolo.

Il Piano Mancini, piaccia oppure no – non è la sede opportuna per una disamina tecnica, è al momento l’unico progetto approvato e finanziato.

Approvato approvato dal Consiglio Comunale con delibera consiliare del 22 maggio 2015, dall’Autorità di Bacino con delibera 1 del 26 maggio 2015, approvato e finanziato con un Accordo di Programma firmato nel novembre 2015.

Stando a tale Accordo di Programma, il soggetto responsabile per l’attuazione è il Presidente della Regione Sardegna in qualità di commissario straordinario. Spetta alla Regione, dunque, far rispettare la procedura e i tempi.

Nel 2016 Nizzi vince le elezioni comunali, promettendo una soluzione alternativa al Piano Mancini. Da quel momento non sono mancate “scaramucce” e prese di posizione molto forti.

Prima con l’ex assessore Paolo Maninchedda e un carteggio di fuoco, poi con la ricerca di un’azienda per un piano alternativo (risultato molto simile a “Olbia Futura”), e poi ancora con la questione del Referendum (bocciato dal Tribunale) con il quale si chiedeva ai cittadini di impegnare il Comune per ottenere, dalla Regione, il ritiro del Piano Mancini.

Il tempo passa inesorabilmente e così eccoci al 2020: Olbia è praticamente come nel 2013.

E qui si arriva al secondo aspetto da considerare: la procedura seguita per questo genere di opere, da un certo punto in avanti, è prettamente tecnica: a decidere è un pool di ingegneri in base alle norme, ai progetti e alle osservazioni presentate.

Non gli assessori, non i presidenti, non i consiglieri e non i sindaci: a questo punto è lo SVA a decidere se il Piano Mancini, così come modificato, può superare la valutazione di impatto ambientale. Se avrà la Via, il Piano Mancini andrà avanti; se non avrà l’ok, il Piano Mancini si fermerà.

Il tempo stringe e per ora, Olbia, è stata graziata dal meteo. Non si può più aspettare; c’è anche la Corte dei Conti alle calcagna.

L’ultimo aspetto da sottolineare riguarda le vasche di laminazione definite ad Alto Rischio: è la legge regionale 12/2007 a definire le classi di rischio e a definire gli standard di sicurezza.

Il Piano Mancini ha 4 vasche di laminazione, ma il Piano Nizzi ne ha 2 estremamente grosse – sempre a ridosso del centro abito – in località Lu Sticcaddu.

A rigor di logica se sono “ad alto rischio” quelle di Mancini, dovrebbero essere “ad alto rischio” anche quelle del Piano Nizzi: perché, dunque, usare due pesi e due misure?

Ai posteri l’ardua sentenza.

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