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Qatar isolato da Paesi Arabi: a rischio investimenti?

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Olbia, 05 giugno 2017 – Sostenere fattivamente la Fratellanza Musulmana, l’Isis e Al-Qaeda: è questa l’infamante accusa con la quale alcuni Paesi del Golfo (Arabia Saudita, Egitto, Barhein, Yemen, Emirati Arabi Uniti) hanno formalmente rotto i rapporti diplomatici con il Qatar. Una crisi gravissima che vede l’emirato qatariota completamente isolato e “accerchiato”: i quattro paesi arabi che hanno rotto le relazioni diplomatiche hanno anche interrotto gli spostamenti via aria e via terra con il Qatar e deciso di rimpatriare i cittadini qatarioti in 2 settimane.

Questa crisi nell’Area del Golfo preoccupa moltissimo tutti coloro che lavorano in e con il Qatar: basti pensare agli investimenti che lo Stato qatariota ha fatto in Italia. Il nostro Paese ha degli ottimi rapporti con il Qatar: l’emirato ha stipulato rapporti commerciali per 1,7 miliardi di euro  con l’Italia, mentre il Fondo Sovrano del Qatar ha investito, sempre nel nostro Paese, 150 miliardi di dollari. In Sardegna si concentrano alcuni degli investimenti più importanti: la Costa Smeralda con la sua rete di alberghi e progetti, l’Ospedale Mater Olbia e l’acquisto di Meridiana. Molti si chiedono se questi investimenti possano divenire a rischio.

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La crisi diplomatica va letta, ovviamente, a livello globale. Le accuse mosse dai quattro paesi arabi contro il Qatar non riguardano solo il sostegno all’estremismo islamico, ma anche i rapporti con l’Iran: Stato con il quale il Qatar intrattiene importanti rapporti commerciali e politici, ma soprattutto con il quale condivide un enorme giacimento di gas. E’ chiaro che la situazione è molto delicata, ma  lo schieramento “buoni/cattivi” non è poi così netto e pacifico come potrebbe sembrare.

L’Arabia Saudita sta portando avanti una campagna militare nello Yemen contro i filo-iraniani Houthi, in Siria ha finanziato alcuni gruppi islamisti contro il presidente Al Assad (sostenuto dalla Russia e dall’Iran) e in Bahrein sostiene la monarchia sunnita locale contro la ribellione sciita. Il tutto con, sullo sfondo, gli Stati Uniti d’America che hanno da poco rinsaldato i rapporti con Riad e che da sempre sono in rotta con gli iraniani.

Le letture, dunque, sono tante: non manca la secolare guerra tra sciiti e sunniti, tra un islam che cerca la modernità e un islam ripiegato  sul fondamentalismo, per non parlare della leadership nella regione e nel mondo musulmano.  Da questo punto di vista, i sauditi non potrebbero dare nemmeno lezioni: la corrente islamica del wahabismo, quella più ‘ortodossa’ e letterale, è proprio quella applicata dalla monarchia saudita. Un islam molto vicino a quello di Daesh e della Fratellanza.

Come andrà a finire? Difficile dirlo: la danza della diplomazia (più o meno diplomatica) è iniziata, la Russia osserva (sorniona) da lontano, l’Italia (totalmente ininfluente a livello internazionale) fa orecchie da mercante.

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