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Sardares 1400
GALLURAchefu- Archeologia

Lu Casteddu di Lu Malchesi di Berchiddeddu-Olbia

Un sito strategico per il controllo dell’antica strada per le transumanze

Attraverso la rubrica OLBIAchefu riproporrò oggi l’analisi di un monumento assai poco conosciuto, se non sostanzialmente inedito, appellato in zona come Lu Casteddu di Lu Malchesi, o semplicemente Lu Casteddu nelle più recenti carte topografiche dell’Istituto Geografico Militare (Foglio 444 sez. 3 Loiri). Le coordinate GPS sono le seguenti: N 40 49.389; E 9  28.483. La descrizione che faremo costituisce la sintesi della scheda presente nella nostra tesi di dottorato di ricerca in Archeologia medievale, alla quale rimandiamo per coloro che necessitassero degli approfondimenti bibliografici (1).

Il sito, segnalato per primo da Dionigi Panedda nel 1959,  dista poco più di un chilometro ad ovest dalla frazione olbiese di Berchiddeddu ed è raggiungibile per una stradina sterrata che costituisce il prolungamento di Via Senna. Si presenta come un isolato ed appuntito cocuzzolo granitico di una bassa collina, al quale si accede solo dal versante nord-orientale, lungo un corridoio naturale arrangiato con rozzi gradoni e dal quale si sale fino al piazzale terrazzato del versante meridionale.

La vetta ( m 349 slm) gode di un privilegiato controllo della piana e del golfo di Olbia. Si hanno anche relazioni visive con Punta Lu Casteddacciu (in comune di San Teodoro), verso sud, su cui si trova una presumibile postazione di vetta altomedievale di cui parleremo in un prossimo articolo, e verso settentrione, verso lo spettacolare castrum protobizantino di Monte a Telti o Sa Paulazza.

Lo stato di conservazione e la leggibilità non sono eccellenti. Resta in piedi la porzione di terrazzamento del piazzale ed il suo corridoio di accesso nel versante nord-est della formazione rocciosa. Le strutture impostate sulla vetta, pressoché inaccessibile con normali mezzi, sono conservate soltanto in minima parte e non consentono che una ricostruzione insufficiente dell’insieme planimetrico, comunque riconducibile ad un piccolo nuraghe.

Casteddu di Lu Malchesi. L’insieme delle strutture murarie di terrazzamento e di vetta viste da oriente (foto M. A. Amucano 2009)

Un ardito piazzale, in parte costruito artificialmente in muratura ed inferiore di circa 15 metri rispetto alla vetta, è accessibile dal versante nord-orientale per mezzo di un corridoio naturale d’ingresso che presenta alcuni gradoni costruiti in grossi blocchi, e terminante in una chiusura in muratura a secco di circa un metro, che si sospetta recente, o quantomeno un rifacimento/riadattamento di un più antico ingresso. Tale piazzale appare in buona parte terrazzato artificialmente nei lati orientale e sud-occidentale, grazie a robusti alzati murari che raggiungono un’altezza massima valutabile in circa sei metri.  Nel complesso si conforma planimetricamente come un irregolare triangolo isoscele che occupa un’area totale di 220 metri quadrati

Casteddu di Lu Malchesi. Le strutture murarie di vetta (foto M. A. Amucano 2009)

L’angusta vetta è interessata da due strutture murarie residuali. Il segmento murario più grande è costruito in opera a secco, con andamento leggermente curvilineo, delimita la stretta superficie di vetta nel lato sud-orientale, lungo circa quattro metri e mezzo ed alto m 1,50. Il secondo tratto di muratura a secco, della medesima tecnica costruttiva, è posto ad ovest del primo ad una quota poco più bassa, raggiungendo non più di un metro come altezza e  circa due metri di lunghezza.

La tecnica costruttiva è quella comunemente osservabile per l’età nuragica gallurese, condizionata dall’uso della pietra granitica non facilmente tagliabile, e costituita pertanto da conci di dimensioni mediamente medio-piccole, prevalentemente solo sbozzati, nondimeno sovrapposti con la nota sapienza costruttiva dell’Età del Bronzo sardo. Sul sito, e particolarmente sul piazzale e nel declivio che progressivamente scende verso sud-ovest, si apprezza una discreta quantità di fittili di superficie prevalentemente di impasto grezzo, generalmente riferibili al periodo nuragico; tuttavia si è osservata una percentuale minima di frammenti fittili di argilla depurata rossastra o rosata, a volte ingobbiata e lavorata al tornio, appartenente a grossi e medi contenitori (più probabilmente da trasporto) ancora non tipologizzabili, stanti le dimensioni minime ed il pessimo stato di conservazione, ma che certamente non rientrano nell’ambito culturale nuragico, quanto semmai ad epoca storica (età romana o medievale). Assenti sul posto anche quelle ceramiche invetriate tipiche del basso medioevo.

Casteddu di Lu Malchesi. Il golfo di Olbia come si osserva dal sito (foto M. A. Amucano 2009)

Come interpretare allora questo più che supponibile riuso della struttura, basandosi purtroppo ancora solo sui dati raccoglibili in superficie?  Ripartiamo dal solito Panedda: egli prospettava sì un’attribuzione al periodo nuragico della fortificazione, lasciando nondimeno aperta la possibilità di un riutilizzo successivo in altre epoche come fortificazione. Per quanto attiene all’appellativo dato al suggestivo presidio, esso sarebbe da intendersi – continuava Panedda – come pertinente alla località Lu Malchèsi, prossima al sito, toponimo che tuttavia non si riferirebbe ad una persona fisica né sarebbe una traccia di passati status politico-amministrativi, in considerazione soprattutto del fatto che il territorio di Berchiddeddu, prima della soppressione dei feudi, non rientrava nel marchesato di Terranova (oggi Olbia), ma nel ducato di Monteacuto.

Da parte nostra possiamo solo aggiungere che l’ipotesi di un riutilizzo in età storica del fortilizio nuragico si completa e rafforza anche a fronte di una serie di ulteriori elementi indiziari. Anzitutto il più che probabile passaggio, nella sottostante vallata a meridione del “castello”, dell’arteria romana che l’Itinerarium Antonini chiama “aliud iter ab Ulbia Caralis, nota agli studiosi anche come strada “per mediterranea”. Dionigi Panedda, che anche di questa antica via si occupò, volle identificarne il suo primo tratto con una strada molto antica, che fino agli inizi degli anni Cinquanta univa Olbia con l’altipiano di Alà dei Sardi e Buddusò innestandosi presso la cantoniera Su Mazzinaiu della S. S. 389.  Circa settant’anni fa dunque il tracciato poteva ancora essere congetturato avvalendosi di vari segmenti percorribili presso Berchiddeddu ed alcune frazioni successive quali, in sequenza, Sa Castanza, Su Carru e Pedru Gaias. La sua grande importanza era dovuta al fatto che ab immemorabili e fino a mezzo secolo fa essa servì ai pastori dell’altipiano di Alà e di Buddusò per le transumanze e i contatti tra il loro altipiano e le regioni subcostiere e costiere dell’agro olbiese.

Lu Casteddu di Lu Malchesi. Sito visto da est (foto M. A. Amucano 2010)

 

Oltre alla topografia viaria antica, incoraggia l’ipotesi di un riutilizzo di età romana, o meglio altomedievale, di questo spettacolare punto di avvistamento, anche l’appellativo di Casteddu riferito ai ruderi e l’insistita, conservativa identificazione dei ruderi come “castello” e non come nuraghe, fatto questo da non prendere alla leggera, essendo stato riscontrato in vari nuraghi rientranti nel territori battuti dalla nostra ricerca di dottorato, che furono rifrequentati o riadattati in epoche successive e particolarmente altomedievale, quali il nuraghe Su Casteddu Sa Presgione o Crasta di Monti che abbiamo già descritto per OLBIAchefu ed il cosiddetto castello di Olòmene, in territorio di Pattada. La stessa suaccennata, constatabile presenza di frammenti fittili riferibili a contenitori da trasporto di età storica sono un semplice indizio, quantunque incoraggiante, verso l’ipotesi di riutilizzo posteriore della fortificazione nuragica,  a tutela di un’importante arteria di penetrazione verso l’entroterra anche nella fase tardo romana e poi successiva alla caduta di Cartagine in mano araba (698), allorquando la Sardegna maggiormente dovette subire dal mare una lunga sequenza di attacchi ed incursioni arabe. Per concludere un sito, questo de Lu Casteddu di Lu Malchesi, degno di un minuzioso approfondimento e ricco di domande cui  solo un mirato saggio di scavo, probabilmente, potrà dare le definitive risposte.

1   M. A. AMUCANO, Topografia della Sardegna bizantina (secoli VI-X). Le regioni storiche della Gallura, Baronia, Monte Acuto, Goceano (parte), Barbagia di Nuoro (parte)” discussa nell’anno 2012 presso l’Università degli studi dell’Aquila.

©Marco Agostino Amucano 

4 febbraio 2018

 

 

 

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