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Sardinia Ferries
OLBIAchefu -poesia

L’Isola di Tavolara. Poesia ottocentesca in terranovese del Vicario Antonio Spano (con traduzione)

Bellezze, storia e miti dell’isola simbolo di una città nei versi di un raffinato poeta della Olbia che fu

Ph. Gerolamo Anziani
Bacchus 1085

La poesia in ottave, che OLBIAchefu qui ripropone, fu composta dal vicario Antonio Spano, vissuto nel XIX secolo, e fu pubblicata nel prezioso volume Poeti terranovesi, curato da Francesco De Rosa ed edito dalla Tipografia G. Tortu di Tempio e Maddalena nell’anno 1901. Lo stesso Francesco De Rosa si preoccupò di apporre le note storiche a pie’ di pagina che abbiamo riportato fedelmente.

Degna di essere particolarmente segnalata è la menzione della sconosciuta credenza popolare circa  un leggendario animale che abitava nell’isola, e che recava incastonata in fronte una perla luminosa.

L’ISOLA DI TAVOLARA

 Iscultatemi tottu attentamente,

chi chelzo diveltire sa mimoria,

e chelzo drillattare brevemente

su monte c’apo lezidu in s’istoria.

Monte su piul bellu ed eminente

grandesa de Saldigna onor e gloria!

Custu, custu est su monte ‘e Taulare (1):

monte su piul bellu de su mare.

 

Tot’a roccas tagliat’es: a dogn’ala,

chi pare d’esses fattu cun sa serra.

Gjurare poden chi b’a un’iscala,

pro si comunicare chelu e terra.

De poltu tened una grende gala (2)

u’istan milli naviol de gherra.

Es poltu lalgu, chiet’e profundu,

poltu su piul bellu de su mundu.

 

Poltu d’ateros poltos rodeadu (3)

pro l’adornare che coron’in testa;

poltu ch’est in totue lumenadu,

domo ‘e navigantes, gosu e festa ;

poltu chi meda gjente ada salvadu,

in tempul d’abbolottu e de tempesta;

poltu ch’appoderare si cheria:

pro dare a totu gherra sa Turchia (4).

 

In cussu poltu gherra suzzedei

tra sos Romanos e Caltaginesos.

Custos dai cuddol vintos bi enzei,

pro bona solte de sos Olbiesos.

Inie Annone molte b’agatei;

sos suos prexoneris si son resos.

Cornelu su triunfu aped in Roma,

ma Olbia suppoltei atera soma (5).

 

Malte a inie cheriad alzare

a fabbricare uniu casteddu nou.

Tota sa nobilesa de su mare

s’innamoresi de su logu sou.

Chilchèsi e no potesin agatare

Gas’unu monte tantu fatt’a prou.

Istanzia bi fisseini sol vonos;

e su tempu passana in cantu e sonos.

 

Ue poded’istare una reina

dai totu sa colte accumpagnada (6).

No bei mancad abba cristallina,

s’aerael meda fin’e delicada,

s’iden montes, campagnas e marinas;

cazza in dogni passu b’ada (7),

e si chilcheren puru bi s’agata

mineral el de oro e fine prata (8).

 

Lu dudo chi s’incontre s’uguale,
a custu tant’e tantu raru monte,

medal voltas b’an bidu un animale,

chi polta su calbuncu in mesu fronte;

e lustra che istella orientale

ch’essit su manzanu in s’orizzonte (9).

Cust’el de zeltu monte singulare,

monte su piul bellu de su mare!

 

E pro cumprendes cant’es singulare,

ischides chi de prata sono e d’oro

sal dentes de sas feras ch’abitare.

Unu tempul bi polteini sol Moros (10).

No creiedas chi ghelzo burrulare

cust’afilmende, coment’ap’in coro.

Nade como s’ateru monte d’ada,

che Taulare in ater’incontrada.

 

(n. d. r. : Le note sono alla fine dell’articolo)

Tavolara vista da Suiles (Olbia). Foto di M. A. Amucano.


Traduzione libera a cura di M. Agostino Amucano
 
Ascoltatemi tutti attentamente,
che voglio dilettarvi la memoria
e voglio riferirvi brevemente
del monte che ho letto nella storia.
Monte il più bello ed eminente,
grandezza di Sardegna, onore e gloria!
Questo, questo è il monte di Tavolara
monte che è il più bello del mare.
Tutto intagliato in dirupi da ogni lato
da apparir fatto con la sega.
Potresti giurare che vi è una scala
per far comunicare cielo e terra.
Come porto ha una grande cala
ove stanno mille navi da guerra.
È un porto largo e profondo,
il più bello che c’è al mondo.
Porto da altri porti circondato,
per adornarlo come una corona in testa;
porto ovunque nominato,
casa dei naviganti, gioia e festa.
Porto che molta gente ha salvato,
in tempo perturbato e di tempesta;
porto che i turchi volevano possedere
per starne lì protetti.
In quel porto vi fu una battaglia
tra i Romani ed i Cartaginesi
che da quelli ne risultarono sconfitti
per buona sorte degli Olbiesi.
Là Annone trovò la morte
ed i suoi si arresero,  prigionieri.
Cornelio ottenne il trionfo in Roma,
ma Olbia sopportò un’altra soma.
Marte voleva salire lassù
per fabbricarvi un nuovo castello.
Tutta la nobiltà del mare
s’innamorò del suo luogo.
Cercò e non si poteva trovare
un monte così adatto allo scopo.
Vi presero dimora i buoni:
e vi passano il loro tempo in canti e suoni,
Laddove può dimorare una regina
da tutta la sua corte accompagnata.
Non manca l’acqua cristallina,
l’aria è molto fine e delicata.
Si vedono monti, campagne e marine
c’è selvaggina ad ogni passo
ed a cercarli si trovano pure
minerali d’oro e di fine argento.
Dubito che se ne incontri un altro,
uguale a questo così raro monte.
Molte volte vi hanno visto un animale
con una perla in fronte
lucente come la stella d’oriente
che nel mattino spunta all’orizzonte.
Questo è certo un monte singolare,
il monte più bello del mare.
E per capire quanto è singolare
sappiate che d’argento e d’oro sono
i denti delle fiere che ad abitare
un tempo vi portarono i Mori.
Non crediate che voglia scherzare
affermo ciò come lo porto in cuore.
E adesso ditemi
se da qualche altra parte esiste
un altro monte uguale a Tavolara.

 

1  L’isola di Tavolara, detta dagli antichi Ermaea, giace presso la costa orientale della Sardegna, tra il golfo degli
Aranci e porto S. Paolo. Venne così denominata, a detta del Canonico Spano, perché somiglia ad una catasta di tavole.

2 Questo è l’antico porto Olbiano, oggi detto Golfo degli Aranci: ampio, profondo e capace di contenere molte flotte.

3 Gli stanno in prossimità i porti di San Paolo, di Marinella e di Cognana, e a poche miglia di distanza quello d’Arzaghena e settentrione e quelli di Brandinchi, del Finocchio e d’Ottiolu a mezzodì.

4 I pirati barbareschi ne fecero nel medio evo la loro stazione principale nel Mediterraneo, dalla quale partivano ad infestare i vicino lidi della Sardegna, della Corsica e quelli del litorale della penisola italica.

5  L’anno 260 a. C. successe la battaglia navale del golfo Olbiano tra i Romani, capitanati da L. Cornelio Scipione e Cartaginesi capitanati da Auno o Annone. I Cartaginesi vi vennero sconfitti, rimanendo ucciso il loro duce, la cui salma fu fatta condurre per ordine di Cornelio in Olbia, dov’ebbe onorata sepoltura.

6  L’isola forma il più microscopici dei reami, il regno di Tavolara.

7  Vi abbondano le camozze o capre selvatiche e le pecore merinos, lasciatevi dai pirati a inselvatichirsi.

8  Nell’isola vi è un filone aurifero, che partendo dall’estremità S. O. si affonda dopo breve tratto nel mare.

9  Tale è la leggenda che correva nei tempi andati fra i popolani e i pastori terranovesi.

10  Vanno famose le capre e le pecore di Tavolara, specialmente, perché si vedono coi denti aureati o inargentati (V.
Maltzan, In Sardegna, cap. XIX).

©Marco Agostino Amucano

28 gennaio 2018

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