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Cronaca Gallura

Olbia, un tuffo nel passato con i Campi Boàri

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Olbia, 29 Maggio 2016I campi boàri

Negli anni Venti e fino agli anni Quaranta, Olbia aveva predisposto delle superfici all’aperto: i Campi Boàri, che accoglievano migliaia di capi bovini, destinati alla vendita e all’esportazione; le mandrie in transito  erano di proprietà di allevatori buddusoini, in particolare della ricchissima famiglia Semedei, che possedeva sconfinati territori a Buddusò, nei terreni agricoli delle attuali frazioni di Padru e Olbia, e in tutta la Gallura.

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campo boario

I capi bovini, sostavano nel campo boàrio olbiese, in attesa dell’imbarco. S’intravede la figura del bovaro, l’addetto alla custodia dei bovini.

Il recinto, destinato ad accogliere le mandrie, si chiamava Campo Boàrio e sorgeva inizialmente vicino alla “Piccola”, lo scalo merci; successivamente a tale uso fu destinata un’altra superficie, dove attualmente è ubicato il Centro Martini.

 Quest’ultimo,  il Campo Boàrio attorno al Centro Martini, è rimasto in uso fino agli anni’50, come ricordano alcuni olbiesi intervistati.

Mario Spanu Babay, grande conoscitore della storia della nostra città, ricorda: “Quello che ho conosciuto io era ubicato dove, successivamente, hanno costruito la COMIS e, in seguito, l’hotel Martini. Poi è stato trasferito nella zona tra il canale S. Nicola e l’odierna fontana del campo Fausto Noce. Prima di allora io non ho conosciuto altri campi boari. Molto bestiame lo trasferivano in continente i fratelli Crasta che avevano il campo di raccolta in via Acquedotto, alle spalle delle casermette per le truppe di passaggio di via G. Mameli.”

 I capi bovini stazionavano nello spazio racchiuso, in attesa dell’imbarco e della  spedizione verso la penisola, a bordo dei piroscafi destinati al trasporto del bestiame. I bovari, gli addetti alla custodia e al governo delle mandrie, si occupavano anche di caricare e scaricare i capi bovini, nonché di custodirli durante il viaggio. I proprietari con alcune persone di fiducia, accompagnavano il bestiame per poter trattare la vendita all’arrivo in “Continente”.  Le spedizioni comprendevano anche formaggio, sughero, lana, pelli e altre merci, oltre al pesce di prima qualità pescato nel golfo di Olbia.

Quest’attività dava occupazione anche a tanti residenti e contribuì a dare impulso allo sviluppo economico e demografico della città:  basti pensare  che al  censimento del 1° dicembre 1921, risultavano residenti 8.045 cittadini, a quello del 1931 si rilevò la presenza di 10.860 persone, e nel 1936 si poterono registrare 11.377 abitanti!

Il numero dei capi bovini subirà un decremento nel 1944, mentre con la chiusura dell’esportazione transmarina, perdura nella fase più acuta la crisi causata dalla guerra.

L’uso di destinare grandi superfici, urbane o extra-urbane, allo scopo di accogliere i capi bovini in attesa della macellazione o della vendita, ha origini antichissime: nell’antica Roma, il Foro Boàrio o Forum Boarium, cioè mercato dei buoi, era un’area che si estendeva lungo la riva sinistra del Tevere. Lo stesso nome portava la piazza principale della zona, in cui si teneva il mercato del bestiame. L’area era frequentata da mercanti greci già dall’epoca della fondazione della città, alla metà dell’VIII sec. a. C.

L’area del foro romano è oggi conosciuta come piazza della Bocca della Verità.

 

©Vanna Sanciu

Bibliografia essenziale

B. Spano, La Gallura,  Memorie di geografia antropica,Vol. XIII (1957), CNR Roma, 1958

E. Tognotti, Breve storia della città di Olbia, Stampa TAS, Sassari, 1999

Le notizie, relative al Foro Boàrio nell’antica Roma, sono tratte da www.romanoimpero.com/

Le foto dei Campi Boàri olbiesi sono state gentilmente concesse da Sandro Nanni che ringraziamo.

 

 

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