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OLBIAchefu- foto - cartoline

Forza Olbia! Sempre e comunque

Quel giorno memorabile l’Olbia compì la più bella delle imprese per l’Olbia, meglio che vincere la Coppa dei Campioni

ph archivio eredi amucano
Nomasvello Olbia 1085

Meritava che la data fosse messa nel retro della foto e con il timbro-datario, di quelli che bisognava far scorrere il nastrino in gomma per scegliere anno e data, e finivi inevitabilmente per sporcarti le mani del fastidioso inchiostro per timbri. È una stampa 13 x 18 in bianco–nero, non eccellente per qualità (l’immagine di diversi calciatori è mossa), ma proprio per questo è viva, ci trasmette le difficoltà del fotografo, anche lui emozionato, a cogliere con la sua Rolleiflex l’attimo fuggente dei soggetti, l’euforia esaltata dei protagonisti.

Lascio a chi è più anziano ed esperto di me del calcio olbiese degli anni Sessanta il compito di riconoscere i calciatori che si abbracciano. Io riconosco solo mio padre Antonino, il secondo da sinistra con la cravatta. È lui che mi ha lasciato questa foto. Al tempo era presidente dell’Olbia, la squadra delle magliette bianche con i pantaloncini neri, la gloriosa Olbia calcio. Rimase per pochi anni con quell’incarico, ed il 1961 era uno di questi. Io avevo nemmeno sei mesi di vita quando, il 19 marzo, quinta domenica di quaresima, in una giornata di sole primaverile già intenso, l’Olbia compì la più bella delle imprese per la squadra dell’Olbia, meglio che vincere la Coppa dei Campioni: battere l'”odiato” Tempio.

Morostesa 2019

Classifica finale del campionato di calcio Serie D, Girone D, della stagione 1960-1961

Finì 1-0 per i Bianchi, dopo una gara combattutissima ed equilibrata. Non sono riuscito a risalire al nome dell’autore del gol, aiutatemi voi.  Il campionato era quello di serie D, girone D. Al termine l’Olbia si salvò con 33 punti. Davanti a noi stavano Calangianus e, proprio lui, il Tempio, con un solo punto in più. Più in alto nella classifica, il Carbonia e la Nuorese finirono rispettivamente con 35 e 38 punti. Come si vede nella classifica, vinse il campionato il Grosseto con 45 punti.

I racconti di mio padre di quei derby con le squadre sarde rientravano già nella categoria del mito. Gli spalti e le tribune straripavano all’inverosimile di tifosi, l’argomento veniva trattato per almeno quindici giorni: una settimana prima e una settimana dopo l’evento sportivo. “Ajò, andamus a Calanzanos a faghere un’iscazzottada” ajò, andiamo a Calangianus a fare a cazzotti, dicevano alcuni portuali forzuti il sabato prima della trasferta nel paese del sughero.  Ultras d’altri tempi, ma goliardici: quattro ceffoni, due sfottò e via sull’auto.

Particolare della foto di copertina (Archivio Eredi Amucano)

Olbia-Tempio però era un’altra cosa. Sulle gelide tribune di cemento, al calcio d’inizio, sentivi battere all’unisono il cuore di tutti accelerato dall’adrenalina. Si accendevano sigarette una dietro l’altra, si mangiavano noccioline americane e si sputavano le bucce dei semi di zucca come delle mitragliate. Ogni fallo avversario era accompagnato da boati ed invettive disumane, imprecazioni inenarrabili venivano rivolte all’arbitro che non ammoniva l’avversario. Le due tifoserie si sfottevano come non mai. Tempio ed Olbia: la loro rivalità mai sopita, in quegli anni raggiungeva la massima coloritura e tensione. Olbia stava per lanciarsi nel volo accelerato del suo sviluppo economico e turistico; Tempio stava arroccata nel potere delle sue burocrazie civili ed ecclesiastiche, da cui Olbia restava esclusa. Il pallone era un pretesto. Vincemmo e per un giorno ci prendemmo la rivincita simbolica sulla storia che ci castigava. E fu gioia pura ed immensa. La faccia sorridente di mio padre dice più di ogni parola.

I calciatori di oggi portano tutti i parastinchi e non hanno il lieve accenno di pancetta che vediamo in qualche giocatore di questa foto di famiglia. Ma le loro facce semplici e felici di onesti lavoratori del pallone, senza orribili tatuaggi, trasmettono un qualcosa di puro, che nel calcio di oggi non c’è più. Non voglio fare retorica spicciola, tutti noi sappiamo come e perché. Forza Olbia! Sempre e comunque.

 

P.s.  Ma quanto ci manca quel derby…

 

©Marco Agostino Amucano

23 settembre 2018

 

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