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Cronaca Gallura

Allo Yacht Club di Porto Rotondo si naviga nella storia

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Olbia, 6 settembre 2016 – Esperimento perfettamente riuscito. Sulla carta non sembrava facile cambiare destinazione d’uso al raffinato ambiente dello Yacht Club di Porto Rotondo per trasformarlo in un luogo di promozione della cultura. Sì, lo Yacht Club, proprio lui, quell’edificio bianchissimo, in legno, con un maestoso tetto a doppio spiovente e gli abbaini che richiamano i mari del nord, e quei  finestroni contornati di celeste che inducono a sognare chi non è mai entrato nel fabbricato che domina e controlla la stretta imboccatura di uno dei porti più belli ed esclusivi del Mediterraneo, restandone nel contempo uno dei simboli indelebili nella memoria dei fortunati che possono permettersi di soggiornare sui lussuosi yacht ormeggiati.

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Foto Nanni Ono

Non sembrava facile, ma Roberto Azzi è stato il primo che ha creduto in un’inedita serata culturale dentro la prestigiosa sede dello Yacht Club di cui è presidente, e ha vinto la sua sfida. Dopo avere coinvolto a collaborare all’iniziativa un po’ tutti, il Consorzio Porto Rotondo, la Fondazione Porto Rotondo, la Marina di Porto Rotondo, Olbia Turismo, ed avere ottenuto il  patrocinio del Comune di Olbia, ha fatt14248043_10207329521218661_141513175_oo allestire la sala interna nel migliore dei modi e con le più moderne tecnologie. La risposta è venuta prima ancora che i due archeologi chiamati a raccontare l’avvincente passato di un territorio potessero iniziare la loro esposizione. La sala, per l’occasione aperta a tutti, era infatti gremitissima di
pubblico, per il titolo semplice, ma denso di aspettativa  dato alla serata culturale: “Portorotondo nell’antichità – testimonianze archeologiche del territorio“. Due i relatori, di spicco ed archeologi veri: la dott.ssa Letizia Fraschini, che ha trattato la parte dalla preistoria fino alla fine dell’antichità, e l’archeologo medievista prof. Marco Agostino Amucano, per le fasi medioevale e moderna, fino alle soglie dell’Ottocento.

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L’ora  convenuta è stata quella delle 19.30 di sabato 3 settembre.  Eterogeneo il pubblico: ai portorotondini doc, con in testa il conte Luigi Donà delle Rose, si sono aggiunti molti turisti e residenti locali provenienti da Olbia e non solo, fra cui  Ofelia Canu, assessore alla cultura del comune di Golfo Aranci e la dott.ssa Nicoletta Frapiccini, direttrice del Museo Archeologico di Ancona.

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L’Assessore alla Cultura Sabrina Serra e Roberto Azzi, presidente dello YCPR (foto Nanni Ono)

Dopo i saluti di benvenuto portati dal Presidente e dall’Assessore alla Cultura di Olbia, Sabrina Serra, ha preso la parola la giovane archeologa Letizia Fraschini, che avvalendosi di intriganti immagini ha esposto con sicurezza e chiarezza  le vicende archeologiche e dell’antichità del territorio circostante a Porto Rotondo. Dalle sepolture in tafone del Neolitico di Monte Maiore e  dai ritrovamenti della Cultura Ozieri nelle grotte naturali di Campo Maiore fino alle ancore neolitiche ripescate nel Golfo di Cugnana, i presenti hanno avuto modo di realizzare come il territorio interessato riveli importantissime attestazioni fin dalla preistoria. Ben rappresentate anche l’età cartaginese con l’unicum della torre costiera di Punta Nuraghe, oggetto di recenti scavi, e quella romano-imperiale con le cave di granito di Porto Rotondo.

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Foto Nanni Ono

Nella sua relazione Marco Agostino Amucano ha coinvolto i presenti anticipando i risultati inediti delle sue ricerche in corso da diverso tempo sul territorio circostante, diviso fra i comuni di Olbia e Golfo Aranci. Lo studioso ha cercato di dare le sue risposte alle domande sull’ubicazione del centro medievale di Villa Maior, una vexata quaestio che ancora deve trovare definitiva soluzione. Nel fare ciò si è penetrati nell’affascinante mondo dei toponimi di origine medievale riccamente presenti nel territorio e in quello delle antiche carte sette-ottocentesche, come nelle argomentazioni appassionanti usate per identificare l’area delle saline di proprietà esclusiva del Re d’Aragona nel XIV secolo, la Salina maior, pertinente, appunto,  a Villa Maior. Da ultimo una sorpresa: la notizia del ritrovamento, fatto dallo stesso Amucano, del  villaggio di Conia, dato per scomparso, ma invece ben documentabile con le sue capanne abbandonate, mostrate in eccezionale anteprima (presto su Olbia.it/Olbiachefu la notizia completa della scoperta).

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I relatori M. Agostino Amucano e Letizia Fraschini insieme al presidente dell YCPR, Roberto Azzi (foto Nanni Ono)

Applausi scroscianti per le brillanti relazioni e tante, tante domande alla fine e fino a tarda sera da parte di un pubblico entusiasta ed interessatissimo che sembrava non volere più lasciare la sala inferiore della prestigiosa sede. Sì, Roberto Azzi ha vinto la sua scommessa e lo Yachting Club si propone ora anche nel suo nuovo, aggiunto ruolo per la conoscenza e la promozione culturale del territorio. Un luogo d’elite che quando però fa cultura ad alto livello si apre a tutti. Il successo è garantito.  

 

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